Mandese: «Al Sud si legge poco? E noi rilanciamo»

Domenica 5 Luglio 2020 di Rossano ASTREMO
Il nome Mandese per gli abitanti di Taranto e non solo viene presto associato a quello della storica libreria nata alla fine dell'Ottocento e tuttora attiva. L'attività della libreria, però, è sempre stata affiancata da quella editoriale. Molti i testi di storia locale e molti anche quelli relativi al mondo scolastico. Oggi con il naturale ricambio generazionale, nasce un nuovo progetto indipendente, affiancato da un nuovo marchio, Antonio Mandese Editore, e non dimentica le sue origini, ma è vocato al cambiamento radicale in discontinuità con quanto fatto in passato.
Alla libreria tarantina Mandese il messaggio di Pupi Avati
Essere editore è di per sé scelta ardua in un Paese storicamente di non lettori come il nostro. Che significa però essere editori a Sud? Quali le difficoltà e quali, invece, le possibilità che una simile scelta genera?
«Pubblicare libri a Sud significa mettere in discussione ogni certezza perché qui manca tutto, ma al contempo proprio per questa ragione vi sono risorse preziose che bisogna tirare fuori, perché ancora nascoste e poco valorizzate. Il nostro Sud non legge a sufficienza, questa è la madre di tutti i problemi; un vulnus che porta con sé ragioni di natura culturale ma anche politica che rendono la lettura e il libro un bene non sempre considerato di prima necessità o al contrario mezzo per promuovere altro', lasciando la questione della lettura sempre in secondo piano. Vedi il caso del Libro Possibile di Polignano a Mare, bella manifestazione ma finalizzata alla promozione delle bellezze, indiscusse, di Polignano a Mare; in questa mancanza emergono le difficoltà di un Sud che in questi termini può e deve fare meglio. Siamo scollegati dai principali circuiti ferroviari tanto quanto culturali. Abbiamo una serie di carenze strutturali della classe dirigente che non ha saputo cogliere l'importanza dell'industria culturale e del libro in particolare- che solo oggi, si trova a riconoscere questa grande risorsa e ad utilizzarla, ma con un ritardo di almeno vent'anni su competitori molto più agguerriti e sicuramente meglio organizzati».
 Avete da poco dato alle stampe il primo volume di un progetto ambizioso, The Silent Edge. Una saga fantasy.
«Un giovane e già affermato talento Tarantino, Nicola Sammarco, ci ha segnalato gli autori (sono quattro n.d.r.) di The Silent Edge  e la loro ricerca di editore; ci ha fatto letteralmente lanciare a capo fitto in questa avventura che possiamo definire spericolata: pochissimi in Puglia siamo gli unici editori di questo genere- sono i fantasy scritti da autori italiani, la saga ci consegnerà una serie di volumi divisi in cicli narrativi, in questo momento siamo impegnati nella pubblicazione della quadrilogia de La Saga della Cenere.  Il pubblico che speriamo di colpire è eterogeneo: da un lato cerchiamo gli appassionati di giochi di ruolo, abituati a continui cambi di set e all'azione continua; d'altra parte, mediante un lavoro rigoroso di editing sui testi, di colpire gli amanti di quel Tolkien che rappresenta l'origine- insieme ad altri autorevoli nomi- di questo genere letterario».
 Quali sono i progetti futuri della casa editrice?
«Stiamo lavorando alla creazione di  numerosi progetti, rallentati dal lockdown, una serie autografa di libri illustrati per i più piccoli, una collana di fumetti con cui usciremo nel 2021 con quattro titoli per anno e collaborazioni, tra i curatori di questa collana, su cui vorrei mantenere ancora riserbo; infine una collana di narrativa pura, poche uscite per anno e l'obiettivo di selezionare manoscritti di livello. Infine posso annunciare la nascita della collana di piccoli saggi di natura divulgativa intitolata Quarto Stato ispirata al periodico di cultura politica curato da Pietro Nenni e Carlo Rosselli che, in diversi suoi numeri, ospitò articoli di Tommaso Fiore dedicati alla riflessione sul Mezzogiorno d'Italia. Credo che in questo momento sia utile, per chi vuole fare Casa Editrice, rilanciare anche i grandi temi politici della riflessione pubblica e nel nostro caso, del rilancio di quella riflessione inerente una nuova questione Meridionale che sebbene affrontata da molti, resta un tema irrisolto».
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