Regina, il sesso distopico e la coercizione al piacere

Mercoledì 5 Giugno 2019 di Giorgia SALICANDRO
2025, Italia, L. Salvatore e Ottanta si incrociano in un autobus che attraversa la città tra la notte e il giorno. Si siedono accanto, chiacchierano con cordialità, si danno commiato sfiorandosi l'interno coscia, un gesto automatico, quasi un riflesso di Pavlov. La regola è questa, cercarsi, incontrarsi, fare sesso, separarsi nella direzione di altri corpi, ancora e ancora. Tutto è permesso nella dittatura di Regina. Tutto, tranne essere eterosessuali, pratica contronatura mascherata di ortodossia per millenni. Tutto, tranne contrarre matrimonio, essere sentimentalmente legati all'immagine scaduta della famiglia tradizionale. Desiderare i figli è patetico, i genitori vanno dimenticati per legge, godere dell'oggi è l'imperativo categorico della nazione. Anche Ottanta ha dimenticato le sue origini e la sua identità, divenuta un numero come da norma superati i cinquant'anni. Salvatore, invece, ha imparato a dosare le pillole e ha intenzione di difendere i suoi desideri.
Una società distopica e paradossale quella narrata in Regina, il romanzo di Mauro Scarpa edito da Edizioni Ergot. Scarpa ipotizza un terrore futuribile in cui la minoranza oppressa ribalti i rapporti di forza e si appropri della stessa ferocia che le è stata imposta nei secoli. Il ribaltamento tuttavia è doppio: la repressione degli eterosessuali, infatti, corre di pari passo con la coercizione al coito e al piacere. Un'architettura narrativa che potrebbe sembrare partorita da una paranoia omofoba ma invece, nella sua radicalità, diventa una provocazione verso politici dai tweet imbarazzanti, movimenti di estrema destra e cospirazionisti della lobby gay.
Nel topic principale si insinuano, tuttavia, anche altre tematiche: l'esasperazione del controllo tecnologico dello Stato di orwelliana memoria, e la pratica del piacere come dittatura, che richiama i noti strali di Pier Paolo Pasolini contro il nuovo fascismo dei consumi raccolti negli Scritti corsari, o ancora il terrifico Salò o le 120 giornate di Sodoma, il contestato film del 75 in cui ragazzi e ragazze vengono rapiti dai rappresentanti del Potere e costretti a feroci pratiche sessuali.
Provocazioni di cui nel libro si intuisce l'intenzione, ma che vengono tuttavia smorzate dal colpo di scena finale, che riduce l'intero sistema a una revanche personale di cui, naturalmente, non sveliamo i dettagli. Restano alcune pillole decisamente riuscite, come la pietosa e commovente immagine del vecchio Ottanta costretto alla pratica del trucco mattutino dal robot Marylin, tra lucidalabbra fluo e fondotinta che nascondono l'età. © RIPRODUZIONE RISERVATA