PUGLIA MON AMOUR/Lino Banfi: «Nonno Libero e il profumo dei ricci»

PUGLIA MON AMOUR/Lino Banfi: «Nonno Libero e il profumo dei ricci»
di Valeria BLANCO
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Sabato 19 Luglio 2014, 19:41 - Ultimo aggiornamento: 6 Ottobre, 15:16

C’è chi la sceglie per il mare cristallino, chi per la bellezza delle campagne punteggiate da ulivi secolari, chi per la movida e chi ancora per il buon cibo. La Puglia è ormai una delle mete di viaggio più ambite dai turisti. Tra questi, anche tanti ospiti “speciali”: artisti nazionali e internazionali che vi hanno acquistato casa, eleggendo la regione a buen retiro, oppure che ci tornano ogni anno semplicemente per qualche giorno di relax. Questa rubrica dà loro voce per raccontare i tanti volti del territorio dal punto di vista di chi lo ha scelto come “casa”.

A Parlare di Puglia oggi è Pasquale Zagaria, in arte Lino Banfi.

La Puglia è un chiodo fisso per Pasquale Zagaria, in arte Lino Banfi. Ci ha vissuto poco, nella regione che gli ha dato i natali: a 12 anni è stato spedito in seminario ad Andria, a 18 è partito per Milano inseguendo il sogno del cabaret. Ma quell’accento, che lo fa sentire a casa in ogni angolo del mondo, non lo ha mai perduto. Così come il legame con la Puglia che anzi, con gli anni - e sebbene le visite si siano, con il tempo, diradate - diventa sempre più forte. «Gli amici baresi se la prenderanno - esordisce Nonno Libero - ma da quando ho conosciuto il Salento mi sono nuovamente innamorato della Puglia».

Quanto spesso torna in Puglia e dove passa le vacanze?

«Ho un fratello e una sorella a Canosa ed altri parenti ad Andria, torno per vedere loro. Devo dire, però, una cosa che fa molto arrabbiare i miei concittadini: da quando ho conosciuto il Salento, una quindicina di anni fa per il commissario Zagaria, mi sono innamorato di nuovo. Mi piace tornarci spesso e ho trasmesso questa passione a mio figlio Walter, che infatti ci viene tutti gli anni con gli amici».

Ha un luogo del cuore?

«Trani, perché mi ricorda l’adolescenza. Se penso alla Puglia, penso alla cattedrale: quando la guardi con il sole in faccia, i riflessi sull’acqua danno quasi l’illusione che sbuchi dal mare».

La Puglia è anche lo sfondo di molti dei suoi film.

«Ci ho girato molti film “didattici”: in Puglia, tra Trani, Barletta e Bisceglie, ho fatto una lunga carriera da bidello a preside in quelli che prima erano chiamati B movies e che poi sono diventati un cult. Poi, con il commissario Zagaria, ho conosciuto bene il Salento e adesso consiglio a tutti di visitare Gallipoli, Otranto e Santa Maria di Leuca».

A cosa pensa quando pensa alla Puglia?

«Penso all’adolescenza, al dopoguerra e al buon sapore dei ricci venduti nei cesti per strada. Adoro il pesce e i ricci in particolare, tant’è che, quando ho comprato una casa a Cannes, l’ho scelta perché a due passi c’è un ristorante che cucina i ricci e le cozze pelose che arrivano proprio dalla Puglia».

Pregi e difetti dei pugliesi.

«Il difetto più grosso è quello di non saper fare squadra, anche se spero che con le nuove generazioni le cose possano cambiare. I pugliesi sono sempre un po’ restii a esaltare i successi dei corregionali. Quando ancora non avevamo una tradizione di artisti, io sono stato tra i primi a portare il nome della Puglia in Italia, ma all’inizio non sono stato valorizzato. Da noi c’è più invidia, mentre al Nord sono molto diversi. Il pregio, invece, è un’affabilità che non conosce uguali in nessuna altra parte del mondo».

Lei, però, è sempre stato molto orgoglioso delle sue origini e del suo accento, tanto da non abbandonarli mai.

«È vero, ne parlo sempre. Ne ho parlato anche con Papa Ratzinger, quando l’ho incontrato qualche anno fa. E lui mi ha rivelato che ha tre suore pugliesi che lavorano per lui e a cui si affida per avere in tavola i prodotti pugliesi: mozzarelle e burrate. Mi ha detto che conosce molto bene la Puglia, che l’ha “esplorata” tutta, dal Gargano al Salento, quando era cardinale».

Nonno Libero porterebbe i suoi nipoti in vacanza in Puglia?

«Certo. Nonno Libero ha una casa in un luogo non meglio precisato della Puglia. Nella prossima serie porterò tutta la famiglia giù».

E che percorso proporrebbe?

«Li porterei innanzi tutto in queli luoghi conosciuti e invidiati in tutto il mondo, quindi ad Aleberobello e Castellaneta. Poi farei un giro a Lecce, e giù giù fino al Capo di Leuca. Infine, un giro dalle parti di Cellino, dove c’è il mio amico Albano. Soprattutto, porterei tutto il cast a mangiare ricci, allievi e cozze pelose».

Lei è anche un gran tifoso di calcio. Cosa direbbe il suo Oronzo Canà della Bari e del Lecce, per aiutarle ad affrontare il prossimo campionato?

«Nelle mani di Paparesta siamo al sicuro: l’anno prossimo andremo in serie A. Per il Lecce, bisognerà affidarsi al capitano Miccoli: ha l’aspetto di un proprietario terriero, ma ancora gioca e corre come una saetta. I grandi campioni come lui e come Totti sono sempre validi».

Cosa mette in valigia quando va via dalla Puglia?

«La ricotta “scant”. Me la chiedeva anche Mimmo Modugno: lui voleva quella di Brindisi o di Lecce, mentre io gli portavo quella di Bari. Lui la riconosceva subito e mi rimproverava».

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