L’antica arte del ferro nella bottega di Arnaldo

L’antica arte del ferro nella bottega di Arnaldo
di Aldo MAGAGNINO
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Martedì 9 Agosto 2022, 05:00

Fino alla metà degli anni sessanta, gli artigiani svolgevano un ruolo fondamentale nella vita e nell’economia dei paesi e delle cittadine del Salento, come nel resto della Puglia e d’Italia. Producevano di tutto, attrezzi, recipienti e contenitori di ogni genere, calzature per le famiglie dei contadini, semplici mobili, oggi detti arte povera, abiti, oltre a fornire ogni genere di servizi di riparazione. C’erano falegnami, carpentieri, fabbri, maniscalchi, stagnini, bottai, ciabattini, sarti e sartine, mugnai e fornai. Maestri d’ascia costruivano i carri per i contadini. Le grandi ruote di legno, cerchiate di ferro, erano appoggiate ai muri all’esterno delle botteghe. Gli “sportari” intrecciavano giunchi o canne spaccate longitudinalmente per farne sporte e panieri. La strada era un’estensione della bottega e, spesso, buona parte dell’attività si svolgeva all’aperto

Tutto questo appartiene ormai al passato. Tradizioni di vita ancestrali delle comunità rurali sono state cancellate lentamente nel corso degli anni ’70 e ’80, in questa parte d’Italia come altrove. I prodotti dei nostri abili artigiani sono stati inesorabilmente sostituiti da quelli della produzione industriale di massa, a buon mercato. Quanto alla qualità, beh. Non si può avere tutto.

Eppure, qualche vestigia di quella antica civiltà resiste da qualche parte. Se vi capita di essere a Presicce e di passeggiare lungo Via Eugenio Arditi, che da Piazza Sandro Pertini scende fino a Piazza del Popolo, nel cuore del centro storico, potrete ancora sentire un martello che batte su un’incudine. È il maestro Arnaldo Frazzetto che lavora nella sua bottega, all’angolo di un incrocio. Frazzetto è un fabbro, così almeno, con sincera umiltà, si presenta, forse l’ultimo di una tradizione di mastri ferrai. In realtà, è uno straordinario artigiano e un artista rinomato.

Arnaldo Frazzetto è nato nella vicina Acquarica del Capo, il 19 novembre 1934. Suo padre era un macellaio siciliano, venuto in paese a far visita a un parente. Fini con l’innamorarsi e sposare una ragazza del posto. Arnaldo è uno dei loro sei figli. Qualche anno dopo la nascita di Arnaldo, la famiglia decise di trasferirsi in Sicilia, ma Arnaldo rimase con la nonna, alla quale era molto affezionato. Il suo gemello seguì la famiglia.

«Apprendista senza paga, questa era la regola»

Pochi anni dopo aver terminato la Scuola Elementare, Arnaldo cominciò a lavorare come apprendista presso un fabbro di Acquarica. Lavorava per ore, aiutando il maestro e imparando le basi del mestiere. “Era solo lavoro e sudore, ma niente paga, come era la regola di allora. Bisognava essere grati già per la possibilità di imparare il mestiere», ricorda oggi. Solo anni dopo, quando aveva ormai 22 anni, cominciò a ricevere una paga settimanale: 200 lire, che «bastavano appena per una serata al cinema» del paese.

A 24 anni, come tanti altri giovani salentini, emigrò in Svizzera, stabilendosi a Ginevra, dove lavorò per 14 anni come fabbro in un grande stabilimento. Ebbe presto l’incarico di “chef d’équipe”. Nel 1972 ritornò nel Salento e si mise in proprio. Nel tempo libero cominciò a dare libero sfogo alla propria creatività. 

Per lui, il freddo metallo, o una lega o un metalloide, rappresentano una sfida. Se qualcosa colpisce la sua immaginazione, che si tratti di un volto, un animale, un fiore, un oggetto osservato durante una passeggiata, non sta nella pelle finché non lo ha ricreato in ferro battuto, ma anche in, o in associazione con, bronzo, ottone o alluminio. Le sue preziose creazioni, a volte piccoli oggetti, come complicate antiche serrature, testiere di letto, candelabri, lampioni di stile antico, oppure imponenti balaustre, elaborate e riccamente decorate, sono nelle case e nei palazzi di Presicce e in tutto il Salento.

Il maestro Arnaldo Frazzetto ha ora 87 anni, ma è attivo e vivace come sempre. Trascorre almeno sei o sette ore nella sua bottega lavorando alla forgia (“la forgia è alla base di tutto” ama dire), intento a battere col martello il ferro rovente sull’incudine, a forare, fresare e saldare. La centinatrice se l’è costruita da solo. Attorno alle dieci, di solito fa una pausa per una tipica “merenda” salentina: una fetta di pane di grano duro con qualche pomodoro spremuto sopra, un pizzico di sale e un filo dell’ottimo olio d’oliva locale. L’ultima volta che sono andato a trovarlo, aveva finito di montare la vecchia ruota di un carro contadino salentino su una base a quattro gambe in ferro battuto, artisticamente elaborate. «Sarà completato con un ripiano di cristallo - spiegò - sarà un originale tavolo da giardino».

«Nessuno vuole più imparare questo mestiere, o qualunque altro mestiere per la verità»

Frazzetto nota tristemente che quest’arte scomparirà con lui. «Nessuno vuole più imparare questo mestiere, o qualunque altro mestiere per la verità. Oggi la gente vuole solo stare seduta davanti allo schermo di un computer».
Accanto alla sua bottega ha una piccola esposizione di alcuni dei suoi lavori più interessanti e dai quali non intende separarsi. «Sono per i miei figli», dice. Una delle più interessanti di queste creazioni rappresenta un’aquila. L’uccello è immortalato nell’atto di posarsi su un ramo, le ali ancora spiegate, la testa lievemente piegata verso destra e il corpo ricoperto di penne, ognuna finemente elaborata in ferro battuto, saldate a una a una al corpo. 
Il maestro Arnaldo, che raramente guarda la televisione, confessa di aver visto una magnifica aquila calare sul suo posatoio in un documentario, anni fa e di esserne rimasto così affascinato da decidere immediatamente di riprodurla. La sua memoria fotografica e un’abilità affinata nel corso di sette decenni hanno fatto il resto.

Lo stemma per la visita di Papa Benedetto XVI a Leuca

In preparazione della visita di papa Benedetto XVI alla Basilica di Santa Maria di Leuca, il 14 giugno 2008, gli organizzatori dell’evento si recarono da lui per chiedergli di riprodurre, in ferro battuto verniciato in oro, lo stemma del pontefice, oggi visibile, incastonato sulla sommità dello schienale del trono papale, sul presbiterio del santuario. E l’artistica inferriata che separa le due sale del Museo della Basilica di Santa Maria di Leuca è un’altra delle sue opere.

Il suo laboratorio è da tempo meta di visite da parte di estimatori e, specialmente d’estate, di turisti, desiderosi di conoscere la sua storia e, magari, portarsi a casa una delle creazioni di Arnaldo Frazzetto, l’ultimo mastro fabbro ferraio di Presicce.

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