Ubu, Mario Perrotta finalista

Ubu, Mario Perrotta finalista
di Nemola ZECCA
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Mercoledì 29 Novembre 2023, 05:00

Se fossimo alla cerimonia degli Oscar, quella di Mario Perrotta potremmo definirla - a buona ragione - una notte senza fine. Anche quest’anno, infatti, il regista, attore e drammaturgo leccese, si appresta a vivere un’altra fibrillante attesa, quella per la consegna degli ambiti Premi Ubu 2023. 
Nota per essere la più importante riconoscenza conferita nell’ambito teatrale e performativo italiano, la cerimonia per la premiazione UBU, giunta quest’anno alla sua XLV edizione, si svolgerà il prossimo 18 dicembre all’Arena del Sole di Bologna. Tra i finalisti per la stagione 2022/2023, resi noti nella serata dello scorso 27 novembre durante il programma "I teatri in prova”, in onda su Radio Rai Tre, ecco comparire il nome di Mario Perrotta, questa volta in nomination nella categoria «miglior attore o performer», per lo spettacolo “Come una specie di vertigine. Il Nano, Calvino, la libertà”. 
Con lui, a concorrere Renato Carpentieri, per “La stoffa dei sogni”; Francesco Pennacchia, con “Entertainment. Una commedia sull’amore in cui tutto è possibile”; e, infine, Francesco Villano, per “Anatomia di un suicidio” e “Il Ministero della Solitudine”. 

La candidatura


Una candidatura che si presenta come una conferma di riconosciuto successo per chi, come Perrotta, ha già ottenuto per ben quattro volte il premio più ambito, a livello nazionale (ma non sono), nel panorama teatrale contemporaneo. Già lo scorso anno, infatti, Perrotta si è aggiudicato, con lo spettacolo “Dei figli”, il Premio UBU nella categoria «Miglior nuovo testo italiano/Scrittura drammaturgica» (ex aequo con Frosini e Timpano per “Ottantanove”). 
Al 2015 risale, invece, il riconoscimento come «miglior progetto artistico e organizzativo» per l’intero Progetto Ligabue; al 2014, il premio come «miglior attore protagonista» per "Un bès-Antonio Ligabue”; e ancor prima, al 2011 precisamente, il premio UBU speciale per “Trilogia sull’individuo sociale”. 
A fare da protagonista, questa volta, unico sulla scena, un corpo, quello di Perrotta, che restituisce carne e voce all’anima di un nano, personaggio tra i meno noti dell’intera produzione calviniana. Prodotto in collaborazione con Emilia-Romagna Teatro Ert/Teatro Nazionale, da Permar-Compagnia Mario Perrotta, lo spettacolo prende infatti spunto dalla figura di uno che, tra i tanti abitanti dei romanzi di Calvino, è quello meno libero: un nano, per l’appunto, estrapolato dalle pagine di La giornata di uno scrutatore (1963), che, inchiodato ad un letto da una inguaribile tetraplegia, assiste impotente allo svolgersi delle pratiche elettorali al Cottolengo di Torino, dove è recluso. «Il nano ha per me rappresentato lo strumento con cui attuare un ribaltamento paradossale - spiega Perrotta -. L’obiettivo dello spettacolo non consiste, infatti, nel restituire il racconto della parabola calviniana. Se questo fosse stato il mio scopo, di fronte ad un gigante della letteratura come Calvino, avrei già perso. Il mio fine è stato, al contrario, portare sulla scena una riflessione sul concetto di libertà, utilizzando il meno libero dei personaggi calviniani», aggiunge. 
Una riflessione sulla libertà, dunque. O, ancora meglio, un’indagine diacronica che, della libertà, intende indagare il più profondo senso sociale, alla luce delle implicazioni filosofiche ad essa sottese, senza per questo perdere l’aderenza al presente. “Con una specie di vertigine. Il Nano, Calvino, la libertà” si presenta da subito come un progetto estremamente ambizioso e, per certi aspetti, urgente: «È dai tempi della pandemia che rifletto, quasi ossessivamente, sulla libertà, un concetto che oggi, ai miei occhi, vedo indebolito e spesso travisato. Da qui, la mia necessità di produrre uno spettacolo che diventasse il pretesto per riscoprire il senso filosofico del concetto, alla luce della massima illuminista La mia libertà finisce dove inizia la tua». 
Costruito sui prodromi di “Libertà rampanti.

Indagine a tre voci sul concetto di libertà”, progetto con Sara Chiappori e Vito Mancuso, presentato in Salento la scorsa estate, “Con una specie di vertigine” intende proseguire, sul modello di una vera e propria un’inchiesta esistenziale, una ricerca sulla libertà, qui intesa come forma di patto democratico e coscienza condivisa. Uno spettacolo, insomma, che risponde al bisogno, oggi sempre più avvertito, di tornare a scoprirsi società responsabili e comunità consapevoli. 

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