Chi era Robert Memmo, una vita tra arte e affari

Lunedì 1 Febbraio 2021 di Alessandra LUPO

Con la morte di Roberto Memmo se ne va una figura per certi versi emblematica del secolo scorso. E non solo per Lecce. Originario di Guagnano, Roberto Memmo è stato infatti non solo un facoltoso imprenditore, vorace collezionista e appassionato investitore in cultura e patrimonio, ma anche un uomo strettamente legato ad ambienti cruciali della prima Repubblica, con Andreotti e Cossiga considerati suoi intimi amici. Ma anche assiduo frequentatore delle dinastie dei Savoia, Borbone di Spagna e Grimaldi di Monaco. Nella mitologia personale che lo circonda non mancano capi di Stato esteri come il presidente argentino Juan Peròn e l' ex ministro del Tesoro americano John B. Connally.
Memmo era nato nel 1921. Inizialmente era stato un imprenditore, prima del settore automobilistico, poi tessile. Ma la sua passione per il bello e l'arte lo portarono a rilevare dal principe Alessandro Ruspoli gran parte di palazzo Ruspoli in via del Corso a Roma dove vive ancora oggi il fratello minore Sforza Lillo Ruspoli. Una delle sue imprese più significative è stata la costituzione, nel 1990, di una Fondazione privata, in memoria del figlio prematuramente scomparso, assumendone la carica di presidente coadiuvato da tre vicepresidenti, Daniela Memmo d'Amelio, Patrizia Memmo Ruspoli e Claudio Strinati, allora Soprintendente ai Beni Culturali.
Le mostre promosse dalla Fondazione a palazzo Ruspoli, sono state possibili grazie alla sua volontà di co-produrle con i più importanti musei del mondo come il Getty Museum di Los Angeles, il British Museum di Londra o il Museo Egizio del Cairo e di avvalersi della collaborazione di grandi curatori quali Morris Bierbrier, Christopher White, Catherine Whistler, Sir Denis Mahon, Felipe Garín Llombart.

 


La mostra di inaugurazione, nel 1991, è stata Espressionismo-Da Van Gogh a Klee realizzata con la Fondazione Thyssen-Bornemisza di Lugano, seguita da Il segno del Genio: cento disegni dall'Ashmolean Museum di Oxford, con disegni di maestri italiani e stranieri, tra i quali Raffaello, Michelangelo, Leonardo da Vinci, Dürer e da Canova all'Ermitage. La mostra Nefertari - Luce d'Egitto risale al 1994 e, per la prima volta, ha permesso ai visitatori di ammirare la tomba della regina egiziana facendo uso della realtà virtuale.
Come molti di coloro che si allontanano dalle proprie origini, Memmo voleva lasciare la sua traccia anche nel Salento: una sede della Fondazione era stata aperta anche a Lecce, in via Principi di Savoia. Erano gli anni in cui la città andava assumendo il suo volto attuale grazie all'imponente recupero del centro storico, attuato attraverso il Programma Urban e Memmo, anche in virtù della rete di rapporti locali, aveva la ferma intenzione di dare il suo contributo.
Nel capoluogo salentino la Fondazione ha infatti curato l'allestimento del Museo del Teatro Romano nel seicentesco palazzo appartenuto alla famiglia Romano. Un progetto che tuttavia non vide mai il vero compimento.
Pochi anni più tardi sempre la Fondazione inaugurava il museo Caroli a San Pietro in Lama. E poco lontano, restaurando un altro immobile di sua proprietà, un'ex distilleria alle porte di Lequile, sulla Lecce-San Pietro in Lama, che sarebbe dovuta diventare il primo museo di archeologia industriale in provincia di Lecce.
Al di là dei vari intoppi nella realizzazione dei progetti locali, quello di Memmo fu senza dubbio uno sguardo molto ampio. Sia per ambizione, sia per l'indiscussa capacità da self-made man che gli aveva guadagnano anche vari sospetti. In una vecchia intervista a Repubblica smentiva con forza il suo coinvolgimento nella Loggia P2 di cui era stata trovata una tessera a suo nome. Ma non rinnegava i rapporti con i potenti di mezzo mondo, cominciati con un ottimo matrimonio. Dopo l'esperienza di partigiano nelle formazioni Giustizia e libertà, Roberto Memo, allora giovane avvocato, aveva sposato la nipote del senatore dc Luigi Caroli, che a quanto pare lo sostenne non poco nelle sue prime iniziative imprenditoriali come concessionario di Fiat e Agip. Il passaggio dal commercio all'industria avvenne sviluppando l'azienda di tabacco della famiglia della moglie e con la fondazione d' imprese di confezioni. Poi l'attività tessile fu venduta alle multinazionali americane e lui stesso si trasferì con la famiglia negli Stati Uniti. Da lì in poi l'avvocato leccese diventò per tutti Robert, anche al suo ritorno in Italia negli anni 70 quando si dice che per spostarsi dal suo palazzo rinascimentale nel centro della città viaggiasse a bordo di una Rolls-Royce. La morte, sopraggiunta domenica scorsa a Roma, lo ha strappato all'ultimo traguardo: i cento anni che sarebbero arrivati il prossimo 19 marzo. I funerali si svolgeranno oggi a Roma in forma riservata.
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Ultimo aggiornamento: 2 Febbraio, 14:36 © RIPRODUZIONE RISERVATA