Nell'antica Rudiae, lo spirito di Quinto Ennio rivive con “La Notte dei Poeti”

Venerdì 4 Settembre 2020 di Ilaria MARINACI
Pochi luoghi sono perfetti per ospitare una “Notte dei poeti”. E Rudiae, patria del poeta Quinto Ennio, riconosciuto padre della letteratura latina, è uno di questi, come sa bene Astràgali Teatro, che, proprio stasera (inizio alle 20, ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria al numero 389.2105991), ospita all’interno del Parco archeologico di Rudiae la settima edizione della manifestazione, che conclude la stagione estiva di “Taotor – Teatro, mito e archeologia”, progetto triennale della compagnia diretta da Fabio Tolledi. La “Notte dei poeti” vuole essere, sin dall’origine, uno spazio per dare voce a molteplici esperienze di scritture poetiche, cogliendo la complessità della ricerca che si è sviluppata negli ultimi decenni e creando una possibilità di incontro tra chi scrive e chi va alla scoperta della scrittura con la lettura e l’ascolto. Il programma della serata prevede la presenza dello scrittore, critico letterario e docente di Letterature comparate Antonio Prete, uno dei massimi studiosi di autori come Leopardi e Baudelaire, che presenterà la sua ultima raccolta poetica “Tutto è sempre ora”, edita da Einaudi, dove i suoi versi indagano lo statuto di realtà che si mostra oltre l’ordine visibile del tempo.

Poi, sarà la volta della poetessa di origini baresi Silvana Kühtz, una voce, la sua, che coniuga scrittura, sensi e attraversamento dei luoghi, con un intervento performativo – accompagnato dalla musica del sassofonista e compositore Emanuele Raganato – tratto dalla sua raccolta di poesie “Manuale di fisica ostica” (Musicaos Editore). L’ultima parte dell’iniziativa è dedicata all’omaggio al poeta Vittorio Pagano, curato dal critico letterario Simone Giorgino, coordinatore del Centro di ricerca Pens, e da Tolledi. Ultimo custode di una koiné ermetica in un’epoca – fra il secondo dopoguerra e la fine degli anni Sessanta – segnata da tante adesioni o conversioni al neorealismo prima e dall’emersione delle istanze neoavanguardistiche poi, Pagano fu un abile cesellatore delle forme chiuse quando ormai si iniziava a diffondere un dettato sempre più lasco o magmatico. La sua poesia innestava nella grammatica ermetica, alla quale si avvicinava con reverenza e devozione, inquietudini provenienti da una lunga confidenza con la letteratura francese medievale, con Villon e con i poeti maledetti, di cui fu apprezzato traduttore, riaggiornando con una sensibilità tutta contemporanea, e senza castrare la sua naturale inclinazione a un virtuosismo formale funambolico, un ricco repertorio di allucinate perlustrazioni urbane, malinconie e perdizioni, ricucite addosso a un soggetto lirico perennemente scisso e decentrato, polveroso superstite di una torre d’avorio ormai in macerie.

A cento anni dalla nascita e a quaranta dalla scomparsa, lo scorso anno, Musicaos ha raccolto nel volume “Poesie”, tutte le opere poetiche pubblicate in vita da Pagano, ormai da tempo irreperibili: “Calligrafia astronautica” (1958), “I privilegi del povero” (1960), “Morte per mistero” (1963) e “Zoogrammi” (1964). La raccolta sarà presentata alla presenza del figlio Stefano e degli editori Livio Muci e Luciano Pagano insieme all’“Antologia dei poeti maledetti”, edita da Besa/Muci, che riunisce le traduzioni di poeti “maudits” francesi fatte dallo stesso Pagano. La “Notte dei poeti” è organizzata da Astràgali in collaborazione con Centro di ricerca Pens – Poesia contemporanea e Nuove Scritture del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università del Salento, Musicaos Editore e Libreria Palmieri. © RIPRODUZIONE RISERVATA