«Scrittrici? Non ne vedo molte», bufera dopo il tweet di Laterza

Martedì 24 Novembre 2020 di Rossano ASTREMO

Le scuse sono arrivate nella tarda mattinata di ieri su Twitter: Lavoro con le parole e le ho usate male. Il mio tweet di ieri è inadeguato sia nella forma sia nel contenuto. Me ne scuso molto con tutti. A pronunciarle Alessandro Laterza, direttore editoriale assieme a Giuseppe Laterza della storica casa editrice che porta il loro nome, fondata a Bari nel 1901. Il tweet al quale fa riferimento è stato pubblicato nella mattinata di domenica, scatenando polemiche provenienti da più fronti ed entrando in poche ore tra i trend topic del social network: Essere scrittori è altro dal saper scrivere bene: è avere uno stile, un proprio uso di lessico, sintassi, figure retoriche, ecc. Trama, personaggi, soggetto sono marginali. Cerco lumi sulle scrittrici italiane contemporanee. Per mia lacuna mi fermo a Ginzburg e Morante. Grazie.


Le ire di molti commentatori sono sorte come conseguenze della leggerezza con cui l'editore barese ha relegato in secondo piano gli ultimi decenni di opere della letteratura italiana scritta da donne. La Morante è morta nel 1985. La Ginzburg è morta nel 1991. È possibile che tra le mani di chi naviga tra le parole per mestiere non sia finito un romanzo o una raccolta di racconti ritenuti stilisticamente validi negli ultimi trent'anni? Molte sono le riflessioni di questo tipo.
Tra queste, ne riportiamo un paio: Mi scusi, se posso permettermi, trovo inconcepibile con una figura professionale come lei, che lavoro nel campo dell'editoria, si fermi a due soli nomi. Com'è concretamente possibile?. E poi: Che un editore sia fermo a Ginzburg mi sembra grave. La esorto a leggere più scrittrici donne per colmare la lacuna. Parrella, Barone, Lattanzi, Ciabatti, Ballestra, Valerio, Raimo... Ce ne sono di scrittrici valide da scoprire.
A quest'ultima è lo stesso Laterza a rispondere, provando a dare ragione del suo tweet: Non mi occupo professionalmente di narrativa. Sono, in materia, un lettore tra i tanti. E, al di là della sua lista (grazie), gioisco nell'apprendere che c'è un'infinità non di ottime autrici ma di scrittrici con la qualità letteraria di Ginzburg e Morante. Corro in libreria.

E se è vero che storicamente la casa editrice Laterza ha legato il suo nome alla pubblicazione saggistica, è necessario aggiungere che negli ultimi lustri nel suo catalogo vanno annoverati i nomi di alcuni tra i migliori scrittori e le migliori scrittrici italiani di narrativa in circolazione. E molte di quest'ultime sono intervenute a commento del tweet di Laterza. Loredana Lipperini, storica conduttrice del programma di Radio 3 Fahreneit, autrice di due titoli con Laterza gli ha ricordato: Molte di quelle scrittrici le hai pubblicate, eh. Igiaba Sciego, anche lei autrice Laterza, ha aggiunto: Ma lo conosce il catalogo laterza? Firmato un'autrice del catalogo Laterza. PS questo tweet che minimizza noi donne e la nostra scrittura mi ha rattristato profondamente. Non me lo aspettavo da lei. Uscita molto molto infelice.
Più strutturata la riflessione di Rosella Postorino, vincitrice del Premio Campiello nel 2018 con il romanzo Le assaggiatrici, edito da Feltrinelli, editor di narrativa per Einaudi Stile Libero e precedentemente autrice di un libro per Laterza, la quale sulla sua pagina Facebook ha scritto: Ma all'editore Laterza che sostiene che dopo Ginzburg non ci siano scrittrici di livello in Italia perché rispondete facendo nomi? Mi piacerebbe invece chiedergli che cosa pensa delle scrittrici che ha pubblicato, parlo di scrittrici di narrativa, ovviamente. Non c'è solo sessismo in quell'affermazione, c'è la madornale gaffe di un editore che praticamente insulta le sue autrici, alludendo al fatto che non siano di valore.
Se è vero che nella descrizione della sua pagina Twitter Laterza sottolinea il fatto che su quello spazio pubblica esclusivamente opinioni personali, è necessario aggiungere che tra le sue parole è emersa una certa disinvoltura nell'oscurare il lavoro di tante scrittrici del nostro tempo, molte delle quali pubblicate dalla sua stessa impresa editoriale. Indubbiamente gli va dato atto che le scuse sono arrivate immediate. Non sarà certo uno scivolone personale a oscurare il nobile lavoro di una casa editrice che da più di un secolo è uno dei baluardi culturali del nostro meridione, ma è un episodio che fa riflettere sull'effetto boomerang che possono avere le parole espresse con avventatezza sulle pagine dei social network.


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Ultimo aggiornamento: 18:42 © RIPRODUZIONE RISERVATA