Bene, gli appunti del maestro e quelle notti sulle terrazze leccesi

Mercoledì 16 Marzo 2022 di Alessandra LUPO

Chi ha avuto la fortuna di sbirciare in quelle carte avrà di certo un brivido. Le frecce sulle pagine dei numerosi appunti, riflessioni e rimandi graficizzati con scrittura maniacale precisa, sembrano infatti un accesso ai percorsi di una delle menti più complesse e affascinanti della cultura italiana: Carmelo Bene .

Gli scatoloni del fondo


Attorno alla sua figura, capace di aizzare gli spiriti verso la fugaone ai percorsi obbligati, si affolla da un ventennio una certosina raccolta di ricordi: dalle opere negli archivi Rai alle scritture drammaturgiche, fino alla sconfinata raccolta dei suoi effetti personali, in buona parte conservati nel Fondo Carmelo Bene istituito a Lecce. Il fondo, che arriva dall'eredità di famiglia del maestro, contiene più di 5mila volumi, fotografie, disegni e dattiloscritti ma anche foto di scena, oggetti e tutto quello che in qualche modo ha fatto parte della sua vita.

 

Le frecce e i post-it


Proprio da quegli scatoloni, in buona parte ancora integri e mostrati per la prima volta al pubblico alcuni mesi fa, spuntano infatti alcuni preziosi appunti, come quelli sulla Macbeth - horror suite, opera ispirata a quella di Shakespeare, che Bene mise in scena nel 1996 , al Teatro Argentina di Roma. Ma ci sono anche intere pagine vergate in un francese perfetto all'interno dei Taccuini di Gabriele D'Annunzio. Su un'altra pagina una citazione di una recensione sull'Avanti di Antonio Gramsci: Hanno gole canore e anima di legno.
Nei giorni scorsi RadioTre, che domani alle 23 manderà in onda il radiodramma di Giorgio Manganelli In un luogo imprecisato (1975), in cui recitano Carmelo Bene (che firma anche la regia) e Lidia Mancinelli, ha intervistato due dei protagonisti di questo scavo nell 'universo Bene portato avanti nella sua amata e odiata Lecce.

 

L'eclettismo di letture e ascolti

L'architetto Laura Basco, responsabile del fondo per la Soprintendenza leccese ha raccontato che l'archivio nasce proprio con lo scopo di riunire il corpo del patrimonio lasciato da Bene, sia materiale che immateriale, di cui fanno parte appunto anche questi preziosi e numerosissimi post it che spuntano qua e là con calligrafia quasi pittorica sulla mole delle sue letture. Un appetito eclettico che va dai classici ai Peanuts di Schulz, dalla storia dell'arte al pop (tendenza poliedrica confermata dalla collezione dei 45 giri). Bene, insomma, tiene dentro tutto e non disdegna nulla per partito preso. Il magma del suo archivio, compresi copioni e manoscritti, deve ancora essere indagato.

E presto sarà catalogato in maniera digitale, come spiega dal Museo Castromediano il direttore del polo bibliomuseale Luigi De Luca. «Ovviamente la parte più avvincente è quella che ancora non abbiamo esplorato - spiega De Luca - . L'obiettivo è quello di rendere universalmente accessibile il suo patrimonio a tutti gli appassionati, gli studiosi e i cultori. Farlo uscire dagli archivi insomma».

Le notti in terrazza con gli artisti leccesi

 

Tanto più che a Lecce, dove Bene visse parte della sua vita giovanile, sono legati anche altri materiali: quelli della memoria orale ormai affidata a pochi testimonianze. Tutti sanno che Carmelo Bene si era formato nella sua città natale, Campi Salentina, dove frequentò l'istituto Calasanzio che aveva ancora custodisce le sue pagelle e dove aveva assorbito la curiosità per la mistica religiosa legata a una figura come San Giuseppe da Copertino. In poche terrazze però di i suoi loro contatti.
A 13 anni, il giovane Carmelo frequentava assiduamente la zia leccese Raffaella Secolo. Nella sua libreria imparava a memoria i testi di Shakespeare ma soprattutto di Majakovskij, che amava particolarmente.
La sua sensibilità spiccata ne aveva fatto un ragazzo piuttosto schivo, finché non conobbe dei ragazzi un po' più grandi: avevano dai 16 ai 18 anni e si chiamavano Tonino Caputo, Ugo Tapparini, Antonio e Annamaria Massari, Edoardo De Candia. Il gruppo che si è andato a metà degli anni 50 si è andato il poeta consolidando nell'ambito letterario e pittorico e che vedeva come ispiratore e amico Vittorio Pagano. Di quelli che oggi sono diventati gli artisti leccesi resta in vita solo Antonio Massari. L'artista, che ha da poco festeggiato i sui 90 anni, ama raccontare di quando il febbrile tredicenne Carmelo Bene li sottoponeva a lunghe maratone poetiche sulla terrazza della zia. Di lì a pochi anni sarebbe stato proprio uno di loro, iil pittore Tonino Caputo da poco scomparso, a invitarlo a Roma mettendosi a disegnare le locandine dei suoi spettacoli teatrali ma in quelle serate era tutto ancora un sogno. Per Natale, Bene aveva ricevuto in regalo un primo piccolo registratore portatile Geloso con cui iniziava le sperimentazioni sulla voce, aspetto che divenne fondamentale nel suo teatro. E chissà se alla fine dagli scatoloni ancora chiusi spunteranno anche quelle bobine.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Ultimo aggiornamento: 17 Marzo, 00:40 © RIPRODUZIONE RISERVATA