Divina commedia, il viaggio di Dante si fa albo illustrato

Lunedì 20 Maggio 2019 di Claudia PRESICCE
Chiunque si sia inoltrato, almeno una volta, nella selva oscura in compagnia di Dante sa che delle dense terzine del poeta nessuno mai potrà dire di sapere tutto. Anzi, la meraviglia di quei Canti è il saper raccontare ogni volta qualcosa in più, aprire prospettive nuove in base a tempi nuovi, stimolare riflessioni. E spesso, anche al di là delle letture più alte, se ci appropriamo di qualche verso dantesco riportandolo alla nostra vita, ci sembrerà che il sommo poeta ci stia parlando, stia parlando di noi, o comunque di qualcosa che abbiamo vicino e che lui, intorno al 1306 (negli anni dell'esilio in cui compose l'opera), già sapeva.
In fondo le reazioni istintive dell'uomo sono potenzialmente le stesse, così le sue debolezze e le prove di forza, così la sua ricerca incessante di capire il mondo e quello che c'è al di là di esso, la sua tensione alla pace interiore e all'assoluto. E quindi quell'osservazione acuta di Dante sugli uomini finisce, a distanza di sette secoli, per risultare oggi e sempre pertinente, ficcante, necessaria. Nessuno quindi potrà stupirsi se Mondadori ha dato alle stampe una nuova edizione di L'Inferno di Dante Alighieri con il commento di un innamorato dell'opera del poeta fiorentino come Franco Nembrini e i disegni del disegnatore della Marvel Gabriele Dell'Otto: il volume verrà presentato domani all'Hilton di Lecce (i dettagli nel box). Nessuno si stupirà, anche perché è un'edizione destinata al grande pubblico, non agli Accademici, che giunge opportuna per riaprire qualche conto con la Letteratura italiana che la società contemporanea tende a triturare brutalmente. Dell'Inferno dantesco infatti ci ricordiamo se scartiamo il cioccolatino e ci riconosciamo in quelli che hanno il cuore più sensibile: Amor ch'al cor gentil ratto s'apprende. O quando le fiere della selva compaiono nei quiz in Tv, oppure i più colti anche per le immagini di Gustave Doré che tornano in mente di fronte a qualche tragedia o commedia umana. La grandezza dell'opera la lasciamo troppo spesso sfuggire via tra le mani, e non solo per ignoranza o timore reverenziale. Ma anche perché una lettura seria di un Canto dantesco inchioda l'uomo a fare i conti con un alto senso di moralità, con la coscienza del peccato, con la dimensione universale dell'uomo che l'attuale realtà piccola piccola tende a farci dimenticare.
Questa pubblicazione, che sta facendo il giro d'Italia con un successo insperato, è nata dalla passione di un docente che per anni ha spiegato Dante e la sua Comedìa ai suoi studenti. Così ha messo insieme una mission impossible': fare un'edizione per tutti spiegata passo passo, con una introduzione ad ogni canto e una traduzione in prosa verso per verso, e illustrata da un disegnatore contemporaneo con una capacità comunicativa magistrale, classica, ma all'altezza di un pubblico 2.0.
Con questa utopia Nembrini, durante una delle sue lezioni in giro per l'Italia su Dante, ha incontrato a Roma Gabriele Dell'Otto, autore di punta delle maggiori case editrici americane di supereroi, Marvel e D.C. Insieme hanno sognato e poi progettato questo piano di recupero, una sorta di restauro' conservativo, della Divina Commedia e, per iniziare, qualche mese fa, è uscita la prima delle tre cantiche, l'Inferno appunto. Ma l'emozione di questo viaggio va oltre la bellissima riedizione: è garantita dall'originale. I classici non ci lasciano in pace scrive Alessandro D'Avenia nella parte iniziale del volume eppure quello che vogliono darci è proprio la pace che non abbiamo o abbiamo perso, quella stessa pace che Dante andava cercando ramingo in esilio dalla sua amatissima città. E poi, continua lo scrittore pure lui insegnante: il mio senso di inadeguatezza di fronte a Dante viene tuttavia superato grazie a Dante stesso, la cui cordialità letteraria consiste nel fatto che, alla fin fine, fa tutto lui. Più cerchi di dominarlo, più ti sfugge; più lo lasci parlare, più ne sei conquistato e trasformato. La parola chiave è questa: trasformazione. Se ogni buona lettura in qualche modo segna un prima e un dopo nella nostra mente, il viaggio dantesco è stato generato ab origine' come processo di maturazione, di espiazione, di comprensione del mondo e delle cose. Ma diventare soggetti pensanti più profondi significa anche cogliere maggiori sfumature nella vita, nel bene e nel male. Come spiega Dante stesso nel VI canto, facendo ricordare a Virgilio l'insegnamento dei filosofi: quanto la cosa è più perfetta, più senta il bene, e così la doglienza. In ogni caso il brivido del viaggio dalla selva oscura tra i cerchi infernali fino al centro della Terra, intensamente trasmesso dalle tavole di Dell'Otto, dopo questa operazione risulta più vicino.
Lo stesso curatore del libro racconta di averlo conquistato a sue spese. A proposito del ritrovare in sé i pensieri che Dante esprime nella sua opera, Nembrini racconta un episodio emblematico della sua vita. Era stato mandato a lavorare alla fine della prima media per problemi familiari e risiedeva dalla famiglia proprietaria del negozio che lo aveva assunto dal lunedì al sabato. Fu dopo una giornata pesantissima che, all'ennesima richiesta di scaricare casse pesanti alle 10 di sera e portarle su per una scala molto ripida, si ricordò una terzina dantesca imparata negli ultimi giorni di scuola. Tu proverai sì come sa di sale / lo pane altrui, e come è duro calle / lo scender e l salir per altrui scale: ecco, Dante l'aveva scritta per lui, pensò, lui che stava diventando matto nel cercare le parole per descrivere alla madre che cosa gli stava accadendo. Fu la scoperta dell'interesse. Inter-esse, essere dentro': la scoperta che ero dentro la Divina Commedia. Così quando tornai a casa la lessi voracemente; e poi ci volle poco a capire che questa scoperta valeva anche per I Promessi Sposi, per le poesie di Leopardi, per tutta la grande letteratura. © RIPRODUZIONE RISERVATA