Il sociologo Derrick de Kerckhove: «Intelligenza artificiale, cambia il lavoro: la vera competenza è saper fare le domande giuste»

Il sociologo Derrick de Kerckhove: «Intelligenza artificiale, cambia il lavoro: la vera competenza è saper fare le domande giuste»
di Giuseppe ANDRIANI
5 Minuti di Lettura
Giovedì 23 Maggio 2024, 13:16

«Sapere cosa chiedere alla macchina è la nuova competenza. I professori a scuola devono spiegare ai ragazzi come fare le domande giuste, non come ripetere a memoria sempre la stessa risposta». Derrick de Kerckhove, sociologo, accademico e direttore scientifico di Media Duemila, oggi sarà ospite a Conversano per Lector in Scienza, dipinge il mondo del lavoro del futuro. Alle 19 nella sala biblioteca della Community Library interverrà nel corso di un incontro dell’osservatorio “il piacere di lavorare” su competenze digitali, intelligenza artificiale e futuro del lavoro. Con lui il professore della Bocconi Maurizio Del Conte e il giornalista Dionisio Ciccarese (con cui ha scritto il saggio “Siamo uomini o digitali?”).

Professor de Kerckhove, competenze digitali e Intelligenza artificiale. Da dove parte per il suo intervento?

«Chiaramente devo e voglio parlare dell'impatto dell'Ia generativa sui posti di lavoro e sulle competenze.

L'Ia generativa si presenta come se tutti noi avessimo vinto 10 milioni di euro a una lotteria. La maggior parte delle persone non saprebbe cosa farsene. Certo, si può sempre andare al ristorante più costoso o comprare una bella casa, ma oltre a questo l'immaginazione viene meno e poi la famiglia e gli amici ci saltano addosso con richieste irragionevoli! In particolare, il dono dell'intelligenza artificiale fa pensare alla storia dei tre desideri che furono esauditi dal povero pescatore - e da sua moglie - che salvarono un principe trasformato in pesce da un mago malvagio. Erano così stupefatti che chiesero la prima cosa che gli venne in mente e, naturalmente, non ottennero nulla. È quello che stiamo facendo con chatGPT».

Intelligenza artificiale: parlare di rivoluzione, al pari del concetto di rivoluzione industriale, è corretto secondo lei?

«È molto più grande. Ma il paragone è a proposito. La rivoluzione industriale è stata la graduale accelerazione della produzione, del volume e della distribuzione di artigianato, beni e servizi. L'Ia generativa è stata molto più repentina e nessuno se l'aspettava, da qui i 100 milioni di persone che si sono buttate su di essa in meno di un mese. È l'adozione più rapida di una tecnologia nella storia, ma anche quella a cui eravamo meno preparati. Detto questo, stiamo imparando in fretta».

Quali sono i lavori più "a rischio"?

«Le tecnologie di produzione mettono sempre a rischio i posti di lavoro e, proprio a partire dalla rivoluzione industriale, la tendenza principale è sempre stata quella di assumere prima manodopera, poi trasformare i lavoratori in macchine (vedi Charlie Chaplin in Tempi moderni), per poi scoprire che le macchine vere e proprie fanno un lavoro migliore e licenziare i lavoratori. Qualcosa di simile sta già accadendo con l'Ia, soprattutto minacciando le competenze di basso e medio livello nei cosiddetti "colletti bianchi", ma i robot hanno bisogno di sorveglianza e manutenzione e probabilmente saranno più i posti di lavoro trovati che quelli persi».
Quali sono le nuove competenze che saranno necessarie per resistere allo shock?

«Beh, questa è la domanda più divertente. Oggi, negli Stati Uniti e in Canada, i giovani senza alcuna competenza guadagnano fino a 150.000 dollari solo perché sanno fare domande. Non è nemmeno necessario che abbiano una laurea o che sappiano programmare un computer. Il trucco è avvicinarsi all'amministratore delegato e sussurrargli le domande giuste all'orecchio. La macchina ha tutte le risposte, quindi sapere cosa chiedere è la nuova competenza. La nuova abilità degli insegnanti delle scuole superiori dovrà essere quella di addestrare gli studenti a fare domande, invece di costringerli stupidamente a imparare le risposte».

Come immagina il mondo del lavoro tra 30 anni?

«Per il momento spero solo che ci sia un mondo tra 30 anni. Ma se riusciamo a superare la nostra stupidissima situazione geopolitica in un momento in cui tutti parlano di intelligenza, allora spero che il lavoro reso più facile e divertente dall'Iintelligenza artificiale porti anche più pace e felicità nei luoghi e nelle condizioni di lavoro di tutti. Un giorno i professori, i dirigenti d'azienda e persino i governi si renderanno conto che la priorità non è la produzione di più denaro, ma la felicità di coloro che lo producono. Ma questo presuppone che impariamo a fare domande migliori di quelle del povero pescatore e di sua moglie».

L'intelligenza artificiale può essere un'occasione di riscatto per il Sud Italia?

«Non vedo perché no. L'Intelligenza artificiale presenta non una ma miriade di opportunità per chi è disposto e si fa trovare pronto a coglierle. Il Sud Italia è pieno di persone intelligenti e creative, ma devono essere riconosciute e sostenute, e questo a partire dalla scuola. Poi potranno guidare il resto. L'Ia generativa dovrebbe essere insegnata in quelle scuole e non, ancora una volta, scoraggiata o ignorata. L'Intelligenza artificiale è opportunità molto più che rischio, ma le persone prestano più attenzione al rischio perché in fondo hanno più paura dell'opportunità».

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