Gianni Rodari, l'uomo che insegnava a giocare con le parole

Mercoledì 15 Aprile 2020 di Ilaria MARINACI
Gianni Rodari è stato l'Esopo del ventesimo secolo. Con le sue favole e filastrocche per bambini che nascondevano sempre un messaggio didascalico e universale, buono anche per gli adulti. Esattamente come faceva il suo celebre predecessore antico, a cui si deve l'invenzione stessa della favola. Ma, mentre Esopo utilizzava a questo scopo solo gli animali, umanizzandoli, Rodari, da buon giornalista, ha calato le sue storie pure nella cronaca del Novecento, consapevole, com'era, che ai bambini non si dovesse tenere nascosto nulla. È stato così che ha potuto parlare anche di temi difficili, come la guerra fredda o l'emigrazione. Sempre con quella leggerezza profonda che gli riconosceva anche Italo Calvino.

«Bisogna ricordare che i giornali in cui Rodari lavorò - scrisse di lui Calvino - erano la stampa comunista di questi trentacinque anni di guerre fredde e inverni caldi; questo per dire che lo humour e la leggerezza ha sempre dovuto metterceli lui di suo, doni del suo temperamento e del suo garbo e della sua testa sempre limpida».

Una testa che ragionava secondo la grammatica della fantasia e che lo ha portato a diventare l'unico italiano a potersi tuttora fregiare di aver vinto, nel 1970, il prestigioso Premio Hans Christian Andersen, considerato il Nobel della letteratura per l'infanzia.
Rodari morì 40 anni fa come ieri, pochi mesi prima di compiere 60 anni. In questo 2020, si incrociano le due date fondamentali della sua vita, visto che il 23 ottobre si celebra il centenario della sua nascita. Ci sono, quindi, tutti gli elementi per poterlo considerare un anno rodariano, festeggiato con l'iniziativa nazionale 100Rodari, curata dalle Edizioni EL - Einaudi Ragazzi e dagli amici del grande scrittore, che raccoglie tutti gli omaggi resi all'incontrastato maestro della fantasia dal 23 ottobre dell'anno scorso fino al 23 ottobre di quest'anno, fra cui nuove pubblicazioni, mostre, eventi nazionali e internazionali e un ricco calendario di appuntamenti.

Ci sono diversi attori, come Lucrezia Lante della Rovere, per esempio, impegnati dal 16 marzo scorso a chiamare al telefono centinaia di bambini di tutte le età per leggere le sue Favole al telefono, mentre Stefano Accorsi lo sta facendo in video sul canale Youtube di Firenze Tv.
Sul sito dell'iniziativa, in una sorta di conto alla rovescia, ogni tre giorni viene pubblicato un nuovo contenuto rodariano, una miniera di immagini, giochi, storie, notizie, idee che andranno a costruire il grande portale celebrativo completo entro il 23 ottobre 2020. Molti degli appuntamenti, però, hanno subito delle inevitabili variazioni di programmazione a causa dell'emergenza sanitaria per il coronavirus. Fra questi c'è anche il progetto tutto salentino 100 di questi Rodari, guidato dal Presidio del Libro di Veglie, Leverano e Carmiano, che coinvolge le scuole dei tre comuni più Copertino. In questi giorni di isolamento un gruppo di attori locali sta leggendo le Favole al telefono per telefono ai bimbi del nostro territorio.

«Nel ricordare i 100 anni della nascita dello scrittore di Omegna, si ricorda, anzi si vive in pienezza, una svolta significativa spiegano i promotori nel panorama della letteratura per ragazzi che parte da una conoscenza profonda del mondo dei piccoli e soprattutto da una valorizzazione assoluta del protagonismo dei bambini nella società».
D'altra parte è stato lui, Rodari, a farsi portavoce di un concetto rivoluzionario: Tutti gli usi della parola a tutti: mi sembra un buon motto, dal bel suono democratico. Non perché tutti siano artisti, ma perché nessuno sia schiavo.

Un concetto semplice ma forte soprattutto se detto nell'immediato dopoguerra del baby boom, in cui si stava disegnando un'altra Italia, completamente diversa da quella che finora era stata conosciuta, con l'istruzione e la cultura che cercava di appianare storiche diseguaglianze sociali. Concetto ribadito più volte. «È difficile fare le cose difficili: parlare al sordo, mostrare la rosa al cieco. Bambini, imparate a fare le cose difficili: dare la mano al cieco, cantare per il sordo, liberare gli schiavi che si credono liberi».

Rodari ha scritto per L'Unità, il Pioniere, Paese Sera, il Corriere dei Piccoli, mentre fra le altre sue opere più significative non si possono non nominare Le avventure di Cipollino, Gelsomino nel paese dei bugiardi, Filastrocche in cielo e in terra, Il libro degli errori, C'era due volte il barone Lamberto.
Questo centenario può essere anche l'occasione per restituire a Rodari un profilo accademico. La pensa così Lucio Giannone, professore ordinario di Letteratura italiana contemporanea all'Università del Salento. «Rodari è stato sempre un po' snobbato commenta perché considerato un autore per l'infanzia, ma nei suoi scritti rivolti ai bambini, sotto quella forma così leggera e disimpegnata delle filastrocche, si nascondono verità profonde che valgono per tutti. Speriamo che questo doppio anniversario che si celebra quest'anno, i 40 anni dalla morte e i 100 dalla nascita, possa dare l'avvio ad una rivalutazione globale della sua opera anche in ambito universitario, dove troppo spesso ci si occupa solo di autori canonici, trascurandone altri che pure meritano un'attenzione più approfondita».
In questo frangente storico così inedito e difficile, forse Rodari rispolvererebbe una delle sue poesie più belle. «Se io avessi una botteguccia fatta di una sola stanza, vorrei mettermi a vendere sai cosa? La speranza». Ultimo aggiornamento: 09:37 © RIPRODUZIONE RISERVATA