I 50 anni di Woodstock, fra fascino e nostalgia

I 50 anni di Woodstock, fra fascino e nostalgia
Dopo cinquant'anni tondi tondi è sempre e comunque Woodstock-mania. Il fascino e la nostalgia, la gloria e il mito che circondano la memoria del festival rock più celebre e celebrato della storia non accennano a sfiorire e anzi le iniziative che si annunciano per accompagnare la leggenda mezzo secolo più tardi si moltiplicano per la gioia dei fans più attempati, ma anche dei giovani che hanno solo sentito evocare quella località dello stato di New York, dove a metà agosto 1969 si aprì la formidabile tre giorni di pace, amore e musica.

Anche se per la pace non si manifesta più, l'amore è stato liberato ma nemmeno troppo e la musica non vuole più cambiare il mondo ed è diventata una colonna sonora gratuita che conta meno delle sneaker che indossiamo.
Abbondantemente raccontato e applaudito nel corso del tempo anche attraverso il cinema e i dischi, oggi Woodstock si ripropone ai collezionisti e ai semplici curiosi da più punti di osservazione: ad esempio con una serie di pubblicazioni di dimensione monumentale come per il box a numero limitato (1969 copie), in vendita a 799 dollari e comprensivo di film, libri, merchandising commemorativo e soprattutto 38 cd che si segnalano per la ventina di ore inedite, recuperate tra registrazioni che si pensavano perdute.
Sì, perché a oggi del festival di Woodstock si conoscevano, tramite i materiali editi sinora, solo la metà degli artisti in cartellone: ora vengono portati alla luce anche tutti gli altri, di cui solo riviste e volumi vari avevano raccontato le gesta, dai Grateful Dead ai Creedence Clearwater Revival, da Johnny Winter ai Mountain, da Tim Hardin alla Incredible String Band, da Ravi Shankar a The Band. Per chi non volesse cadere nella tentazione completista c'è l'edizione ridotta di 10 cd.

Sul fronte editoriale numerosi i volumi in distribuzione: forse quello meglio curato sul mercato italiano è Woodstock - I tre giorni che hanno cambiato il mondo (Hoepli), traduzione dall'inglese di un'opera riccamente illustrata, uscita in origine nel 2009.
Il film di Michael Wadleigh, tre ore e mezza di furore e poesia, tornerà sugli schermi per raccontare le utopie e la bellezza di una gioventù che tra Jimi Hendrix alle prese con l'inno americano e gli esordienti Santana, un'intensa Joan Baez e la potenza elettrica degli Who, lanciava fondamentali messaggi libertari e pacifisti al mondo, nel pieno della guerra in Vietnam. Spiega Wadleigh, regista dell'unico documentario musicale premiato con l'Oscar, nel 71: «In quei giorni di Woodstock riuscii a calarmi in un flusso che ha influenzato nel profondo un'intera generazione di ragazzi desiderosi di scoprire il mondo e la passione nello stare insieme. Il successo e la forza di quel film sta anche nelle canzoni che si ascoltano, che però non sono necessariamente le hit dei vari artisti: io volli portare sullo schermo le idee, i sentimenti, le speranze che per una volta accomunavano tutti, sul palco come in ogni zolla del prato che ci ospitava».

Idee, sentimenti e speranze oggi fuori moda, forse anche per questo rimpiante: quei tre giorni furono il funerale del sogno hippy e della generazione che voleva cambiare il mondo, ma in quei tre giorni e notti, centinaia di migliaia di ragazzi trovarono ispirazione per vite diverse, illuminate dal miglior rock possibile e dalla rivoluzione sessuale, ma anche vittime del dilagare delle droghe pesanti.
Nel 1994 e nel 1999 uno degli organizzatori d'origine, Michael Lang, provò la strada della riedizione del festival di Woodstock, ma l'esperimento fallì. La scadenza dei cinquant'anni era troppo ghiotta per non tentarci ancora e, dopo molte peripezie e la voce che il festival Woodstock 50 fosse stato addirittura cancellato per motivi finanziari e di ordine pubblico, la conferma è arrivata nei giorni scorsi, con le kermesse che risultano ora raddoppiate.

Dal 16 al 18 agosto appuntamento a Watkins Glen con un cast indirizzato ai più giovani: in scaletta, tra gli altri The Killers, Miley Cyrus, Robert Plant, The Raconteurs, Black Keys, Jay-Z, Imagine Dragons, e, tra i reduci del 1969, Canned Heat, John Sebastian, Country Joe, The Dead. Presenti anche Santana e John Fogerty, gli unici che si esibiranno anche all'altro evento parallelo e alternativo che si terrà a Bethel, cittadina del festival 1969, in cartellone con Arlo Guthrie, Doobie Brothers, Ringo Starr e altri sempre dal 16 al 18 agosto.
Infine la Rai, che avendo i diritti del film, ha organizzato una prima serata speciale per il 25 giugno su Raidue, con ospiti e performance tese a rinverdire i fasti della storia: la conduzione sarà affidata a Rita Pavone, e non è dato sapere perché...
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Lunedì 3 Giugno 2019 - Ultimo aggiornamento: 21:31