Guerra, a Conversano la mostra di Bucciarelli

Guerra, a Conversano la mostra di Bucciarelli
di Carmelo CIPRIANI
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Lunedì 16 Maggio 2022, 14:22 - Ultimo aggiornamento: 14:42

L'indifferenza racchiude la chiave per comprendere la ragione del male, perché quando credi che una cosa non ti tocchi, non ti riguardi, allora non c'è limite all'orrore. Sono alcune delle parole contenute nella definizione d'autore che la senatrice a vita Liliana Segre, superstite dell'Olocausto e testimone della Shoah, ha scritto per il vocabolario Zingarelli 2020. Queste parole dallo scorso 22 aprile campeggiano in Piazza della Conciliazione a Conversano su una foto 3x2 ritraente una famiglia di profughi siriani sfuggita alla guerra e finalmente riunita dopo lo sbarco nell'isola greca di Lesbo. La stessa foto qualche giorno prima era collocata in Piazza XX Settembre, al lato del Municipio, per annunciare la mostra Indifferenze che di lì a poco avrebbe invaso il centro storico cittadino. Una foto che oggi chiude il percorso espositivo ma che di fatto ne è il manifesto e l'incipit ideale.

Il reportage/Dall'Ucraina all'Europa, in fuga dalle bombe: il viaggio insieme ai profughi di guerra

La mostra 


La mostra, inaugurata alla presenza del Presidente della Camera Roberto Fico, è organizzata dalla Fondazione di Comunità d'Arti, la seconda in Puglia con questa forma giuridica e una delle primissime nel Mezzogiorno. Protagonista è Fabio Bucciarelli, fotografo tra i più noti nel panorama internazionale, specializzato in conflitti e diritti umani e autore di pluripremiati reportage in diverse zone di guerra. Laureato in Ingegneria delle Telecomunicazioni presso il Politecnico di Torino, con una specializzazione nelle immagini digitali, dopo un primo impiego da ingegnere, abbandona la carriera per dedicarsi alla fotografia.
Della cultura visuale non gli interessa l'estetica pura. Punta alla vita. Si immerge nel presente, lo registra, lo documenta, contribuendo a costruire una coscienza civile. Nel 2009 viaggia in Turchia e in Iran, dedicando alle contraddizioni delle società islamiche i suoi primi reportages.
Intanto in Abruzzo il terremoto scuote terra e animi. Rientra in Italia per registrarne i disastri. Si fa notare con questi primi lavori. Inizia a lavorare da fotogiornalista freelance vendendo le sue immagini a diverse testate. Da allora comincia a girare il mondo per documentare i conflitti e la violazione dei diritti umani.


Nel 2011 è in Nord Africa dove riprende i movimenti di ribellione della Primavera Araba. Subito dopo è in Libria per documentare la guerra civile fino alla morte di Gheddafi, e poi quella in Siria. Il suo reportage da Aleppo, nel quale documenta la dura quotidianità dei civili tra i bombardamenti, è premiato con la Robert Capa Gold Medal, riconoscimento ricevuto dall'Overseas Press Club, che ogni anno individua il miglior reportage fotografico contraddistinto da eccezionali doti di coraggio e intraprendenza, oltre al World Press Photo e ad altri rinomati riconoscimenti.

 

Il reportage 


I suoi ultimi lavori raccontano le crisi umanitarie in Sud Sudan, Mali ed Haiti, la rivolta in Chile e naturalmente l'emergenza covid. Al centro delle sue foto è sempre l'uomo colto nella sua dura condizione esistenziale. Carnefici o vittime, le sue fotografie non mostrano mai vincitori ma solo sconfitti, dalla storia, dai poteri forti, dalla malattia, dalla vita stessa.
Visibile fino a ottobre 2022, sette giorni su sette e ventiquattro ore su ventiquattro, la mostra parte da via Bolognini e racchiude quattordici scatti di grande formato orizzontale, dislocati in un percorso anulare lungo i margini del centro storico. Un percorso ad alto impatto emotivo in cui scatti a colori si alternano ad altri in bianco-nero rivelando un fotografo a suo agio tanto con il colore quanto con la sua assenza. Una donna palestinese con un sacco di plastica in testa per difendersi dai gas lacrimogeni nella striscia di Gaza, un uomo malnutrito in una struttura per disabili in Sud Sudan, una donna che piange mentre viene evacuata durante i bombardamenti adfg Irpin in Ucraina, una migrante dell'America centrale che abbraccia il suo bambino dopo aver attraversato il muro tra Messico e Stati Uniti, civili che scappano dai bombardamenti nel centro storico di Aleppo, sono questi alcuni dei derelitti ritratti da Bucciarelli ed esposti a Conversano: eroi involontari di una vita troppo dura ma pur sempre unica.
L'artista ci invita non alla commiserazione ma alla partecipazione di quei dolori. Scuote le coscienze chiedendo un radicale cambiamento di pensiero, invita al sostegno e all'azione, mostrandoci come ogni giorno, in parti disparate del mondo, si consumino guerre, ingiustizie e soprusi. Una bellezza al negativo attraverso cui maturiamo la triste consapevolezza dell'eterno ricorrere del male di vivere.
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