In viaggio nella storia e nei tesori del Grande Salento

Domenica 6 Giugno 2021 di Claudia PRESICCE

Strana questa terra. Una e trina Terra d’Otranto, con tre città raccolte in seno. Sacra quanto profana. Greca e latina, messapica e romana. Ma anche fusione frullata un po’ normanna, longobarda, sveva, angioina, ottomana, aragonese, borbonica, un po’ spagnola e un po’ francese quindi, ma anche nordafricana, araba e orientaleggiante: in una parola mediterranea. Tra valli e murge, gravine e serre, tavolieri dagli orizzonti miti come chi li abita e dai sontuosi tramonti, tra sabbie fini e riccioli di scogli, mari intrecciati e porti naturali, ubriacata dal Sole e dal vino che sa ancora di uva e dall’olio verde che sa di olive fresche. 
Benvenuti in quell’antica Terra d’Otranto, quella che oggi si usa chiamare Grande Salento, ma resta sempre l’ultimo lontano pezzo di tacco dello stivale italiano dalla storia unitaria ante-litteram articolato in quelle che sono le attuali province di Lecce, Brindisi e Taranto

Il libro

Senza fossilizzarsi solo sulle pregiate bellezze naturali o sulle prodezze storico monumentali, ereditate da una lunga e dignitosa storia, c’è un nuovo libro che affronta l’incontro con questo territorio inzuppato da due mari in modo nuovo, tematico. In che senso? Entriamo subito nei dettagli del viaggio speciale offerto dal giornalista Lino De Matteis in “Il Grande Salento da scoprire. Un viaggio insolito nel Tacco d’Italia attraverso quindici itinerari tematici” (Edizioni Grifo; 208 pagine; 8,80 euro + il prezzo di Nuovo Quotidiano), un ricco volume che da venerdì sarà venduto in edicola insieme al nostro giornale. 

Si tratta di un’operazione che arriva in qualche modo a ricordare i circa cento anni da una “divisione”: infatti amministrativamente parlando, se prima degli anni Venti del fascismo italiano, Terra d’Otranto era ancora un’unica entità riconosciuta facente capo alla provincia di Lecce, successivamente è stata smembrata nelle tre province distinte, oltre Lecce quindi di Brindisi nel 1927 e Taranto nel 1923. Una divisione formale, politica, che però non ha interrotto una precedente e lunghissima storia unitaria. Indivisa è rimasta infatti culturalmente l’intera area che soprattutto negli ultimi decenni ha ripreso a insistere sulla sua espressione naturale, anche geografica, riconducibile a simili esperienze storiche e condivisioni di vedute. 

Oggi il Salento viene regolarmente visitato da Nord a Sud senza far caso se si passi scendendo dallo Ionio tarantino alle spiagge leccesi, o dal porto di Brindisi a quello di Otranto, oppure tra i mille borghi dell’entroterra che si allacciano a comuni tradizioni. La scelta dell’impatto dell’uomo sul territorio, dell’apporto umano socio economico e del rapporto con l’ambiente che ha segnato il territorio, diventa soprattutto il nucleo portante di questi quindici itinerari tematici proposti dal giornalista nella composizione di questo denso volume. 

Una lunga storia

«Il Grande Salento è un’espressione geografica che indica un’area più vasta della penisola salentina vera e propria, quella che si può facilmente evidenziare tracciando una retta da Massafra a Fasano – scrive l’autore – il Grande Salento comprende anche alcuni territori della Valle d’Itria che si estendono nel Barese e alcuni Comuni delle gravine jonico-salentine, propaggini delle Murge, che si proiettano verso Matera, facendo parte amministrativamente della Provincia di Taranto». E spiega anche che «la regione storico-geografica di Terra d’Otranto, è stata una circoscrizione amministrativa per quasi un millennio, dal XII al XX secolo, prima durante il Regno di Sicilia, poi nel Regno di Napoli, quindi nel Regno delle Due Sicilie e, infine, nel Regno d’Italia».

Gli itinerari

Ma andiamo con ordine cercando di seguire i concetti che in queste pagine ritagliano gli itinerari che distinguono aree linguistiche da aree produttive, aree geograficamente analoghe da altre religiose, o culturali ecc. Si parte dall’Albania salentina, cioè gli arbëreshë tarantini: sono il risultato dei gruppi di albanesi rifugiatisi in Terra d’Otranto sin dal XV secolo per le invasioni musulmane. Oggi rappresentano una resistente comunità di cultura albanese situata a sud di Taranto, a San Marzano di San Giuseppe. Galoppata a Sud e nuovo itinerario è il Capo di Leuca, celebre Finibus Terrae geograficamente identificata con il promontorio japigio tra l’Adriatico e lo Ionio su Punta Meliso. Itinerario diventa quindi Santa Maria di Leuca con la Basilica di Santa Maria de Finibus Terrae all’ultimo faro di Puglia e dintorni. 

Altre strade poi portano a seguire le “Giudecche salentine” cioè le scie lasciate dalla presenza ebraica nel Salento risalenti all’epoca romana, partendo dalla “Porta di Sion”, come venne definita Brindisi, ad Oria, Manduria, Taranto, Lecce, Otranto ecc. 
Poi c’è l’area denominata Grecìa Salentina, caratterizzata dalla persistenza della lingua “grika” in un’isola linguistica al centro del basso Salento tra cui Calimera, Castrignano dei Greci, Corigliano d’Otranto, Martano, Sternatia e Zollino. Invece più a nord, c’è la Magna Grecia salentina, cioè la spartana Taranto e la cosiddetta “chora” jonica, terra colonizzata dai greci dal VIII secolo avanti Cristo racchiusa tra le colline ioniche della zona. Come non rendere itinerario poi la “Riviera dei trulli” dalle Murge brindisine al mare Adriatico, dando le spalle a Valle d’Itria, Selva di Fasano e Ostuni, è una distesa di terrazze naturali da Torre Guaceto a Savelletri, Rosa Marina e Torre Canne

Tipicità del territorio sono poi le “Serre salentine” da Nardò Galatone sino al Capo di Leuca, con Gallipoli come grande attrattiva dallo Ionio all’entroterra collinare. La Terra d’Arneo è quella degli echi delle grandi rivolte contadine del secolo scorso e raccoglie le zone intorno a Nardò in cui si respira un attaccamento alla terra e alle colture tipiche salentine. Altra area tematica è la stessa Terra d’Otranto, o quello che si intende oggi con questo nome, cioè una trentina di paesi intorno ad Otranto. 

Dai Messapi all'olio e al vino

Poi si passa alla Terra dei Messapi, cioè alle origini dell’antica civiltà salentina con testimonianze disseminate in tutto il territorio colonizzato da una popolazione di origine illirica nel VIII secolo avanti Cristo. La piana di Brindisi, detta “Porta d’Oriente” può considerarsi “capitale” della Messapia. Le Terre del vino sono quelle di Primitivo e Negroamaro, dal Tarantino, tra Manduria e Sava, al Leccese-Brindisino, tra Guagnano e Salice Salentino, al sud Leccese, tra Copertino e Leverano. Le Terre dell’olio sono quelle dei frantoi ipogei o trappeti, sparsi su tutta la penisola, ma in particolare nel basso Salento, tra Presicce e Gallipoli. La Terra delle gravine è tra i villaggi rupestri delle Murge tarantine, con siti archeologici dal valore storico e ambientale tra Ginosa, Mottola, Grottaglie, Crispiano, Laterza, Statte, Castellaneta, Massafra, Palagianello. 

La Valle d’Itria è la Murgia dei Trulli, patrimonio Unesco, nota in tutto il mondo, da considerarsi estesa su un’area più vasta di quella solitamente identificata nel quadrilatero tra Alberobello, Martina Franca, Cisternino e Locorotondo. La Valle della Cupa è l’ultima tappa, disegnata da tratturi, muretti a secco e pajare, meta storicamente ambita dai nobili leccesi soprattutto dal XV secolo sede di ville estive e residenze di caccia.
 

Ultimo aggiornamento: 7 Giugno, 11:10 © RIPRODUZIONE RISERVATA