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Gio Ponti, genio e arte dalla tavola all’infinito

Gio Ponti, genio e arte dalla tavola all’infinito
di Marinilde GIANNANDREA
4 Minuti di Lettura
Lunedì 1 Agosto 2022, 05:00

Una vita che attraversa un secolo in profonda trasformazione. Architetto, designer, intellettuale poliedrico, inventore del made in Italy, il mondo di Gio Ponti (Milano 1891-1979) è in mostra da oggi nella Sala Etnografica del Museo Civico di Maglie (inaugurazione alle 19 e dalle 20 alle 21 visita guidata alla mostra).

A tavola con Gio Ponti – Gli angeli apparecchiano” è curata da Cintya Concari e Roberto Marcatti, il duo che da anni promuove la cultura del designer contemporaneo, in questo caso in collaborazione con Salvatore Licitra, responsabile dell’Archivio Gio Ponti. È organizzata dalla Regione Puglia, dal Polo Biblio-Museale di Lecce, dal Comune di Maglie, dal Museo Civico di Paleontologia e Paletnologia “Decio de Lorentiis” e dall’Associazione Mercatino del Gusto

Gli oggetti dialogano con i reperti preistorici del museo e provengono da collezioni private, dal Gio Ponti Archives – il quartier generale di Ponti, oggi archivio della sua immensa produzione –, dal Mumac di Milano, il Museo delle macchine per il caffè espresso del Gruppo Cimbali.

Oggetti raffinati per la nuova borghesia degli anni del boom economico

Dal cucchiaio al grattacielo”, ogni volta Ponti realizza un’opera unica, mai uguale alla precedente, secondo un modello italiano che attraversa le arti. È un uomo rinascimentale, di un Umanesimo moderno, consapevole del ruolo dell’architetto e del designer in una società in rapida trasformazione. Centrale nelle sue riflessioni è il tema della casa, la casa all’italiana, uno spazio di vita e di bellezza. Nel primo numero di Domus, la rivista mensile di architettura e design da lui fondata nel 1928, descrive le caratteristiche di una maniera dell’abitare che si manifesta sia nella “grande arte” che nella “piccola arte”, nell’edificio e negli arredi, nelle lampade, nei tessuti, negli oggetti. Sono gli oggetti raffinati di cui la nuova borghesia degli anni del boom economico ha continuo bisogno e di cui la mostra ci offre uno spaccato come i vassoi e le posate in acciaio prodotte dalla Sambonet, il lampadario multicolore e i vetri di Venini, le lampade da tavolo per Fontana Arte, i piatti e le ceramiche Pozzi che nella sua produzione hanno sempre l’effetto della fantasia e della meraviglia.

L’arte si è innamorata dell’industria”, affermava, e del resto Ponti è uno degli inventori del design industriale riuscendo a integrare bellezza e funzionalità, a far parlare all’artigianato un linguaggio contemporaneo in un momento storico in cui imprenditori illuminati riuscivano a trasformare i prototipi in una produzione in serie. Dagli anni Cinquanta collabora con oltre cento aziende che contribuisce a fare crescere esplorando le infinite possibilità della creatività. Un “homo ludens”, dai mille talenti, che combina saperi e invenzioni, cambiando il mondo estetico e funzionale del design come nella “Sedia leggera” del 1951 prodotta per Cassina o nella porcellana raffinata disegnata per Richard-Ginori con cui collabora dal 1923 al 1938. Nel 1954 inventa il Compasso d’Oro, ancora oggi uno dei premi più prestigiosi per del disegno industriale.

La Concattedrale Gran Madre di Dio a Taranto, simbolo di utopia sociale

Ma la modernità di Ponti sta anche nella ricerca di un pensiero Mediterraneo condiviso con Bernard Rudofsky, nella visione di “un’architettura senza architetti” in cui la città è il frutto di un pensiero comunitario, un archivio di modelli in cui vivono il passato e il futuro, il pensiero collettivo e la creatività individuale. Sicuramente in linea con lo “zeitgeist” (lo spirito del tempo) come avviene nel Grattacielo Pirelli (il Pirellone), nei Palazzi della Montecatini che dagli anni Cinquanta trasformano il volto di Milano o nella Concattedrale Gran Madre di Dio a Taranto (1964-1970) di cui a Maglie si può ammirare un modello. È un’opera fondamentale, l’interpretazione spirituale di un materiale difficile come il cemento armato, con il grande campanile “la vela”, metafora del mare di Taranto, una torre “piena di cielo”, traforata da ottanta finestre esagonali e rettangolari. Vicina a quello che doveva essere il nuovo asse di sviluppo della città, la Concattedrale è un nuovo polo religioso, simbolo di un’utopia sociale, legata alla Puglia dal colore (il bianco) e dai riferimenti alla storia dell’arte (il Romanico). Una chiesa straordinaria recentemente restaurata, sospesa tra terra, acqua e cielo e che negli arredi e nelle vetrate dimostra come Gio Ponti fosse “immenso” a qualunque scala, nel mettere in relazione il piccolo e il grande, una relazione difficile e ancora oggi una delle grandi sfide dell’arte e dell’architettura.

La mostra è accompagnata da un catalogo pubblicato dal Consiglio Regionale della Puglia ed è aperta fino al 30 settembre, nelle giornate del Mercatino del Gusto si svolgeranno le visite guidate: di mattina dal 2 al 5 agosto, ore 9-13, e di pomeriggio dal 2 al 7 agosto, ore 18-23.
 

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