Dai ciottoli di selce lo studio sugli spostamenti dell'uomo di Neanderthal

I ciottoli di selce
I ciottoli di selce
di Raffaele CONTE
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Martedì 30 Agosto 2022, 18:16 - Ultimo aggiornamento: 31 Agosto, 07:15

Gli studi sui ciottoli di selce rinvenuti sui territori di Ginosa, Matera e Nardò, verranno presentati al 28esimo Congresso dell’European Association of Archaeologists di Budapest. Si tratta della più grande conferenza europea di archeologia, che si svolgerà dal 31 agosto al successivo 3 settembre. L’evento, porrà a confronto centinaia di archeologi su diverse tematiche.

Lo studio 

L’equipe pugliese, esporrà la mobilità del Neanderthal basata proprio sulle ricerche e studi dei ciottoli di selce. Il dottor Vincenzo Stasolla fa una sintesi del progetto: «Con il Museo della Preistoria di Nardò (capofila) e il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università degli Studi di Bari ‘Aldo Moro’, e con altri nove colleghi archeologi, è stato avviato un progetto di ricerca sulla mobilità dell’uomo di Neanderthal. L’esercizio di indagini ha focalizzato le materie prime da lui sfruttate per la produzione di strumenti in pietra: i ciottoli in selce, appunto». Continua il dottor Stasolla: «Oltre ad altre località pugliesi, abbiamo campionato i ciottoli della Fossa bradanica meridionale, lungo i terrazzi dell’arco jonico che comprendono anche i territori di Grottole, Matera, Ginosa e Palagiano. Li abbiamo studiati (analisi tuttora in corso) e confrontati con gli strumenti paleolitici rinvenuti alla fine degli anni ‘60, presso Grotta Torre dell’Alto di Nardò. I livelli di quest’ultima grotta sono stati datati a circa 130mila anni fa». Qual è stato il risultato? «Che l’uomo di Neanderthal si approvvigionava di ciottoli in selce provenienti da un’area compresa tra il Golfo di Manfredonia e il vicino tratto di piana della Fossa Bradanica; quindi, più a nord rispetto ai terrazzi jonici».

La mobilità dell'uomo di Neanderthal

Cosa significa ciò? «Significa che l’uomo di Neanderthal, contrariamente a quello che si è sempre pensato, aveva una mobilità molto elevata e che raggiungeva distanze di gran lunga superiori a 120 chilometri». La varietà litologica osservata ed i dati scaturiti cosa indicano, allora? «Un uso poco selettivo delle risorse per produrre strumenti. Tuttavia, suggeriscono che il territorio dei Neanderthal era un’area considerevole stante l’entità della loro mobilità». Descrive, brevemente, la Grotta Torre dell’Alto di Nardò? «È una delle più importanti tra i numerosi siti pleistocenici situati nel Calcare mesozoico lungo la costa Neretina (Nardò-Lecce), scavato tra il 1961 e il 1967». Il progetto che verrà presentato nella capitale ungherese si intitola ‘The contribution of archaeometry to reconstruct human mobility during the Palaeolithic of Portoselvaggio’. Ne sono autori: Giacomo Eramo (Dipartimento di Scienze della Terra e Geoambientali, Università degli Studi di Bari ‘Aldo Moro’); Dario Massafra (Museo della Preistoria di Nardò); Vincenzo Stasolla, (Ethra scrl. I beni culturali al servizio del turismo e dell’ambiente - Dipartimento di Scienze della Terra e Geoambientali, Università degli Studi di Bari ‘Aldo Moro’); Alessandro Monno, Gioacchino Tempesta, Ignazio Allegretta, Giovanna Fioretti, (Dipartimento di Scienze della Terra e Geoambientali, Università degli Studi di Bari ‘Aldo Moro’); Keiko Kitagawa (Museo della Preistoria di Nardò - Institute of Prehistory, Early History and Medieval Archaeology, University of Tübingen); Silvia Strafella (Museo della Preistoria di Nardò); Filomena Ranaldo (Museo della Preistoria di Nardò - Dipartimento di Scienze Fisiche, della Terra e dell’Ambiente, Università di Siena).

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