Sharo, la “Svedese” nella mala romana

Sharo, la “Svedese” nella mala romana
di Claudia PRESICCE
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Giovedì 4 Agosto 2022, 05:00

C’è sempre un tempo senza luce, un subitaneo istante opaco, in cui la vita cambia colore. Arrivano così, fulminei, un prima e un dopo fino a pochi minuti prima inconsistenti. Ed è in quel “dopo” che qualcosa rinasce, mentre si va accomodando il futuro, a tempo suo, nelle nuove forme… Per Sharo l’attimo senza luce è arrivato con un Suv. Si è andato a schiantare sul suo ragazzo mentre faceva una consegna in monopattino. E allora lei, con il suo broncio sul muso e i suoi capelli biondissimi, si è ritrovata sulla strada di un nuovo destino già apparecchiato: doveva solo andarselo a prendere in quel preciso momento, salire sul monopattino lei e andare a incontrare il suo futuro.

E infatti la ventenne Sharon, detta Sharo, dalle gambe troppo lunghe per essere una tranquilla borgatara romana, mentre il ragazzo volato dal monopattino andava a curarsi la gamba rotta in ospedale, ha dovuto portare a termine la sua consegna speciale, improrogabile quanto a lei sconosciuta fino a pochi minuti prima. Chi se l’era immaginato che cosa conteneva quello zainetto? Così Sharo, la ragazza di periferia, con madre invalida e una serie di lavoretti finiti male (a causa della sua avvenenza, irresistibile per i datori di lavoro balordi incontrati sul suo cammino) incrocia la nuova strada che l’avrebbe portata, poco più in là, a diventare la “svedese”. È lei, bionda giovane donna con la voglia di studiare dimenticata in un cassetto, la protagonista dell’ultimo romanzo di Giancarlo De Cataldo, scrittore e magistrato tarantino (da giugno ex magistrato), “La svedese”. 

L’autore di best seller diventati anche film e poi serie tv, da “Romanzo criminale” a “Suburra”, trapiantato a Roma dagli anni Settanta e profondo conoscitore delle evoluzioni della malavita organizzata della capitale e italiana, ha costruito intorno a una giovane donna una narrazione risucchiante. Seguire l’ascesa di una ragazzina borgatara nel mondo del potere maschile malavitoso, una bionda coraggiosa che si fa strada nella Roma del potere divisa come una preda da fazioni criminali, non è stata soltanto la scelta di una nuova storia intorno a cui far prosperare un racconto.

Un filo conduttore tra letteratura e realtà

Solitamente lo scrittore tarantino, conoscendo fino a poterle prevedere certe dinamiche di spartizione del potere dei traffici illeciti, ne approfitta nei suoi romanzi per ricucire le fila tra letteratura e realtà. Anche qui sembra credibilmente raccontare che cosa stia realmente succedendo nei labirintici meandri delle organizzazioni criminali, dove scivolano indisturbati fiumi di sintetici e irresistibili “liquidi”. Sono le nuove droghe che si vanno diffondendo capillarmente, un grande business che, oltre a creare mercati e nuovi guadagni, pervade le menti contribuendo a distorcere le poche azioni umane rimaste.

Intorno a queste bottiglie da migliaia di euro nasce il nucleo intorno al quale l’abilità di questo scrittore di lungo corso ha portato la storia. Ci sono muri scorticati e ragazzotti di provincia, castelli e signore che si arrabattano ad andare avanti, c’è il covid e ci sono le mascherine che fanno irruzione nella letteratura, c’è l’arresto di uno al posto dell’altro, boss che muovono le carte da dentro e fuori il carcere. De Cataldo ama raccontare storie rubate al reale (e anche vere, ma rese irriconoscibili per indagini e processi aperti) del mondo del crimine che dal suo particolare osservatorio ha imparato a vedere da dentro, a studiare per capire.

Un personaggio che mancava

Sharo è un personaggio letterario che mancava alla immaginifica costruzione di tanti protagonisti uomini già creati e diventati cult (più dei reali a cui sono a volte ispirati). La sua “svedese” che ascolta la musica trap, è sapientemente descritta: tra tratti sorprendenti e colpi di scena, ma anche con gli stereotipi tipici di una ragazzina dei giorni nostri, fragile e forte. Con una marcia in più per la vita trascorsa nella giungla delle difficoltà che insegna a difendersi, a sgomitare, a capire subito la gente. Certamente lei però non è mai prevedibile: “anche in questo la Svedese era strana. Non la vedevi mai sbronza o fatta, niente cannuccia su per il naso, per intenderci, né piercing eccessivi, abbigliamento vistoso e cose così. I soldi se li metteva da parte. Se fosse stata un’albanese, avrebbe incarnato il tipo della perfetta matriarca”.

Una così non poteva non incontrare un principe, uno vero però con tanto di pedigree, uno che anche se un po’ agèe sempre principe è. Uno che vede in lei qualcosa che nessuno mai ha visto: “tu sei il diamante grezzo e sei la tigre, sei lo splendore e sei l’abisso”. Uno che ti può cambiare la vita, anche senza farti male. E c’è poi Roma senza freni e senza leggi: “A mano a mano che la mezzanotte si avvicinava, la foresta dei tetti si andava popolando di gente, e dall’orizzonte si intensificavano i bagliori e cresceva lo scoppiettante concerto dei botti. Le autorità avevano vietato di sparare, e Roma tutta sparava; le autorità avevano vietato gli assembramenti e le terrazze brulicavano di umanità”.

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