Claudia, tributo corale per un'anima poetica

Venerdì 8 Novembre 2019 di Gerardo TRISOLINO
La notte del 27 ottobre di ventitré anni fa Claudia Ruggeri (La ragazza dal cappello rosso, come la denominò Mario Desiati) spiccò il folle volo dal sesto piano della sua abitazione a Lecce. Aveva solamente 29 anni.
Era nata a Napoli il 30 agosto 1967 da madre napoletana e padre leccese. Erano entrambi insegnanti di matematica e fisica. L'anno dopo la sua nascita si trasferirono a Lecce, dove Claudia compì gli studi fino all'università, indirizzandosi verso la facoltà di Lettere.
L'urgenza di significar per verba il trasumanar l'avvicinò al Laboratorio di poesia, fondato a Lecce nell'86 da due valenti poeti come il filosofo Arrigo Colombo e Walter Vergallo. Gli incontri settimanali si tenevano in una stanza dell'ateneo, dove chi scrive ebbe l'occasione di vederla apparire e scomparire come una meteora.

Claudia era una ragazza avvenente ed estrosa. Impeccabile nella recitazione. Declamava con l'espressività di una provetta attrice teatrale. Tutto in lei corrispondeva ai principi di spettacolarità e popolarità che Arrigo aveva fissato come canoni costitutivi della poetica del Laboratorio.
Ne diede prova in un reading alla Festa dell'Unità del 1985 a Lecce. Era presente nientemeno che Dario Bellezza, che l'apprezzò tanto da avviare con lei un rapporto di amicizia.
La declamazione pubblica dei suoi testi continuò con le prime edizioni di Salentopoesia, reading estivo all'aperto organizzato annualmente dal Laboratorio.

Claudia iniziò a pubblicare le sue composizioni sulle pagine de l'Immaginazione di Anna Grazia D'Oria e de l'Incantiere, giornale del Laboratorio, in cui la sua firma apparve già nel numero zero del giugno 1987. Un esordio di tutto rispetto, trattandosi delle due riviste letterarie più importanti e più sprovincializzate del secondo Novecento salentino.

In verità, il fuoco sacro della poesia la illuminò fin dalla fanciullezza. Già a tredici anni aveva definito la sua poetica: Poesia è distacco, lontananza, assenza, separatezza, malattia, delirio, suono, e, soprattutto, urgenza, vita, sofferenza è risuonar del dire oltre il concetto. È intervallo musicale d'altezza È l'abisso che scinde orale e scritto.

Incredibile. Anzi, geniale. In quelle parole, una per una, c'era già codificata la sua esistenza di poeta: temporalmente breve, ma interminabile, tanto da inquietarci e interrogarci ancora oggi su quell'eterno conflitto tra Eros e Thanatos, che i poeti sanguigni come Claudia sperimentano sulla propria pelle.

A lei ora è meritoriamente dedicata la prima metà del quinto volume della collana editoriale Sud I poeti, curata da Bonifacio Vincenzi per l'editrice calabrese Macabor: Claudia Ruggeri: oltre i limiti della ragione. Ben tredici saggi critici analizzano la poetica e la personalità di questa giovane promettente poeta, definita un mistero persino dalla madre in una eloquente intervista del 2012: «Aveva comportamenti stravaganti e imprevedibili La sua vita l'ha vissuta con grande intensità, non riusciva a essere neutra'. La malattia l'ha consumata a poco a poco e negli ultimi anni, quattro o cinque dopo la morte (prematura) del padre, a cui era legatissima, ha sofferto enormemente. Sola, abbandonata da tutti».

Dopo questo importante contributo corale Claudia ora sarà meno sola e meno abbandonata. Si sono cimentati con lei Mara Venuto, Flavio Ermini, Mario Fresa, Marco Ercolani, Ennio Cavalli, Michele Brancale, Silvano Trevisani, Annalucia Cudazzo, Mariapia L. Crisafulli, Laura Di Corcia, Antonio Spagnuolo, Carmine Chiodo, Angela Lo Passo. A cui va aggiunto l'illuminante saggio di Antonio Errico, apparso nel volume collettaneo Alda Merini tarantina, pubblicato qualche mese fa dallo stesso editore, che segue il recente scavo compiuto da Michelangelo Zizzi e Annalucia Cudazzo. Una significativa selezione antologica tratta da Inferno minore e da E pagine del Travaso completa l'indagine critica, offrendo al lettore l'occasione di poter apprezzare l'opera della Ruggeri.

La seconda parte del volume, come di consueto, è dedicata ai poeti meridionali scomparsi. Questa è la volta del grande lucano Albino Pierro, di cui si occupa Marta Celio, dei calabresi Antonio Piromalli (Bonifacio Vincenzi) e Franco Costabile (Marta Celio), degli abruzzesi Marco Tornar (Marta Celio) e Tonia Giansante (Bonifacio Vincenzi).

La terza parte, infine, si occupa dei poeti meridionali viventi: Francesco S.Mangone e Pierino Gallo (calabresi), Anna Ventura (abruzzese), Salvatore Violante (campano), e Anna Santoliquido, lucana ma pugliese d'adozione, certamente la più nota e apprezzata del gruppo.
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