«Per far vivere i borghi diamo valore alla terra»

«Per far vivere i borghi diamo valore alla terra»
di Luana PRONTERA
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Lunedì 19 Settembre 2022, 05:00

Franco Arminio, scrittore, regista e poeta campano, torna nel Salento con il suo bagaglio di concretezza e poesia. Porta con sé la profondità e la bellezza di un linguaggio sacrale, puntuale, chiaro e capace di individuare le criticità ma anche di guardare oltre le apparenze dei luoghi comuni. Definito e conosciuto come uno dei poeti italiani più brillanti nel panorama contemporaneo, ama definirsi “paesologo”. Il suo viaggio parte dai paesi dell’Irpinia piegati dal terremoto del 1980. Da qui si accorge della bellezza che anima i borghi, delle storie sospese nei centri spopolati dell’Appennino, ma non solo. Il poeta osserva, ascolta e racconta di paesi e angoli nascosti del territorio. Veri e propri scrigni capaci di conservare in modo autentico e magistrale profumi, abitudini e lotte che si manifestano nel substrato culturale della modernità.

Arminio vive a Bisaccia, in Irpinia d’Oriente. Autore di numerosi libri, è riuscito a raggiungere e incantare migliaia di lettori diventando un punto di riferimento contro il fenomeno dello spopolamento di alcune aree dell’Italia interna. Ha ideato e portato avanti la “Casa della paesologia” a Bisaccia e il festival “La luna e i calanchi” ad Aliano. Esperienze che ricordano due realtà salentine. Quella associativa e cooperativa di “Casa delle Agriculture” a Corigliano d’Otranto (Andrano) e la “Notte Verde” che da anni promuovere principi di restanza e connessione con il territorio e la sua dimensione contadina.

"Il futuro è la terra"

Il futuro è la terra”, afferma il poeta che ora torna nel Salento proprio per parlare di bellezza e poesia ma anche di spopolamento, prospettive e opportunità. «Il mondo contadino è stato dimenticato e rottamato durante il processo di urbanizzazione. Si è pensato di poter superare la dimensione agricola a favore di un progresso che oggi chiede il conto. Siamo di fronte alla necessità di tessere nuove relazioni con il mondo rurale e una rinnovata attenzione verso l’agricoltura di qualità», dice.

Nel Capo di Leuca, come in tutta Italia, è in corso un preoccupante fenomeno che evidenzia un forte e continuo decremento demografico. Nascono meno bambini e i giovani scelgono di studiare o lavorare al nord Italia o addirittura all’estero prediligendo le metropoli ai piccoli paesi di periferia. Si rischia, in questo modo, che borghi e paesi nel giro di un decennio possano diventare delle realtà fantasma. La restanza, la resilienza e l’ostinazione di alcuni giovani a restare al Sud sono però un piccolo segnale che accende l’ottimismo.

"Serve stimolare politiche più attente capaci di valorizzare il territorio"

«I paesi non muoiono così facilmente - precisa lo scrittore - ma è giusto tenere alta l’attenzione su queste tematiche anche al fine di stimolare politiche più attente capaci di valorizzare il territorio ma anche e soprattutto le risorse umane. Servono interventi seri e una politica capace di rispondere e nutrire le aspettative dei territori e delle generazioni attuali e future. Occorrere muoversi su due fronti: quello della valorizzazione dei luoghi e quello della valorizzazione delle persone, offrendo servizi idonei ad anziani e disabili ma anche riponendo la giusta fiducia nelle mani dei giovani e delle loro capacità».

E proprio sui giovani Arminio apre a una riflessione: «I ragazzi che nascono nelle terre del sud o in qualsiasi altra realtà extra metropolitana non devono essere costretti a scappare in cerca di affermazione professionale o di un lavoro dignitoso. Devono avere il diritto di poter restare, se lo desiderano».

Lo spopolamento comunque, secondo Arminio, non è un processo irreversibile. «Se vogliamo arrestare il decremento demografico occorre stimolare politiche che puntino non solo alla restanza ma anche al ritorno di giovani che in passato sono partiti e ora decidono di tornare nella propria terra, migliorati e cresciuti attraverso l’esperienza e lo studio. Non solo. Paesi e borghi possono attrarre persone che scelgono di lasciare la città per vivere in una nuova dimensione sociale e umana fatta di prossimità e vicinanza».

Il tema della “prossimità” ricorre spesso nelle attività del poeta scrittore, così come quello dell’amore, un tema sul quale Arminio, di recente, ha pubblicato con Einaudi un volume dal titolo, appunto, “Studi sull’amore”. Un libro che ha riscosso immediatamente enorme gradimento.

«La poesia spesso viene vista come una forma letteraria che si trova in alto, invece, è tra la gente. È nelle piazze che si manifesta con forza e bellezza. La poesia, proprio come una stretta di mano, è in grado di creare legami umani profondi».

Arminio torna quindi a parlare di amore e lo fa nelle piazze. «Serve grande coraggio per la fragilità e per l’amore, in tutte le sue forme. L’incontro erotico, sentimentale, è sempre un viaggio verso Dio», continua. Per poi concludere: «Io guardo al futuro con ottimismo. Stiamo attraversando uno dei momenti più difficili e complessi della storia contemporanea, è vero, ma è proprio in questi momenti di crisi che il genere umano esprime il maggior potenziale creativo tirando fuori risorse ed energie inaspettate e imprevedibili».

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