Farfalle in volo e l'artista cerca la libertà nei colori

Venerdì 14 Agosto 2020 di Francesco DI BELLA
Vivere non è abbastanza disse la farfalla: uno deve avere il sole, la libertà e un piccolo fiore scrisse Hans Christian Andersen.
Non sarà un caso se questa frase sia stata scelta da Vittorio Tapparini per spiegare uno degli ultimi suoi lavori: in apparenza farfalle in volo, o meglio, come si direbbe oggi, un assembramento di farfalle. Sfondo blu chiaro e ali multicolor che si sfiorano, si capovolgono, si evitano: cercano aria e un posto al sole. È recente, dell'ultima collezione, quella della libertà nata paradossalmente in pieno lockdown.

«Non è blu chiaro' il fondo spiega l'artista si chiama blu Klein', è il colore con cui Yves Klein spettinò i benpensanti nel 1957 colorando tutto, anche opere classiche', di questo tono acceso, quasi fluorescente per l'epoca. Non è un caso che lui fu tanto amico di Lucio Fontana, il rivoluzionario che si mise a tagliare le tele. E quest'ultimo frequentava la casa e la famiglia di Piero Manzoni, altra grande personalità dell'arte del 900 italiano, peraltro molto amico di mio padre Ugo nel suo periodo milanese, ma questa è un'altra storia e nessuno se la ricorda più...».

Tapparini ha inaugurato nei giorni scorsi Exhibition la sua personale di pittura che torna ogni estate nella piazzetta di Santa Caterina di Nardò: quest'anno è ospitata nei locali del Now (tutte le sere dalle 20 alle 24 fino al 25 agosto). Si ritroveranno le sue classiche coppiette in vespa in giro per il Mediterraneo, in automobili sempre un po' old fashion, a piedi nei boschi bidimensionali a cercare se stessi. Ma compaiono anche visionari solitari, ambulanti di vario tipo e poi ci sono questi nuovi voli, le tele ad olio che la natura ha invaso debordando in singolari adunanze scomposte. Se si vogliono vedere altre tele recenti (che a Santa Caterina occupano un corner a sé) si può andare a Lecce, presso 63 Osteria Contemporanea in viale dell'Università. Lì oltre alle farfalle, sulle pareti spiccano elefanti colorati che volteggiano leggerissimi, foglie che annunciano l'autunno in un mondo diviso, e soprattutto dei pesci tenaci e assembrati, tuffati in una tela «da gustare piano piano, come una visione o un miraggio suggerisce l'autore i pesci sono per me la cosa più vicina alle nostre anime in movimento, chissà cosa pensano del cielo che guardano attraverso l'acqua?».

Surrealismo pop hanno definito il suo stile, ma è in continua mutazione. Il lockdown ha dato questi nuovi frutti. «Restare chiusi nelle case ha acceso la creatività, non è successo solo a me spiega il maestro mi sono ritrovato a fare delle serie di elementi, cominciando dalle farfalle che disegnavo una dietro l'altra in volo, forse esorcizzando il fatto che dovessimo stare tutti lontani e che quel volo era solo un sogno in quel momento. Dipingo sempre senza pensare a quello che faccio, non c'è niente di razionale. E alla fine mi riconosco allo stesso modo anche in collezioni apparentemente differenti. Infatti nella mostra di Santa Caterina in questi giorni ci sono tante tele con le mie vespe accanto a grandi ibiscus o farfalle rosa, e convivono benissimo. Le differenze in ogni caso sono un valore, sempre».

Seguendo i lunghi percorsi artistici di Tapparini, dagli anni Ottanta ad oggi, si coglie infatti una continua evoluzione, passata dall'informale al materico, dalla scultura avanguardistica esplosa nel 2013 con la personale Hidalgo al Must di Lecce: quei guerrieri di ferro con gli scudi di ceramica provocatoriamente contemporanei in un museo storico riecheggiano ancora in quelle sale vuote. Oggi non c'è più traccia del museo progettato in quegli anni che doveva diventare il baluardo dell'arte contemporanea a Lecce.
«Infatti spiega ancora Tapparini purtroppo proprio a Lecce città d'arte' manca un'attenzione costante verso chi la produce e verso chi potrebbe offrire con un minimo sforzo ulteriore bellezza da far apprezzare anche ai turisti. La contemporaneità sembra che qui non esista, si tutela solo il barocco, ma solo a livello istituzionale però, perché la gente è avanti, ci segue molto più di quanto si immagini».
Ma se un turista a Lecce vuole vedere che cosa fanno gli artisti locali contemporanei non trova niente, forse penseranno che non sia mai esistito il 900 qui.

L'arte di Tapparini segue comunque il suo cammino in Italia e, prima dell'era Covid, anche all'estero: «Mi sono saltati degli impegni a Roma e a Parigi nei mesi scorsi conclude ma l'arte non si ferma. Io sono convinto del potere salvifico delle mie opere, ne ho continui riscontri con chi le vive nelle case quotidianamente: arriva la voglia di vivere che nutre i miei colori, la voglia di comunità e di amore di opere in cui al centro ci sono sempre le coppie, la famiglia' degli affetti, degli amici. Se ci lasciano volare, come i miei elefanti e i miei pesci, vedremo finalmente tutti il mondo dall'alto in tutta la sua bellezza, e non dal basso come spesso accade schiacciato e piatto, spezzato da inutili divisioni. Le mie farfalle volano alto, libere e belle. Le ho dedicate alle donne che volano sempre più di noi».
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