«Per essere amati bisogna essere onesti». Parola di Federico Moccia

Mercoledì 24 Giugno 2020 di Cristina Montagnaro
Lo scrittore Federico Moccia
«Per essere amati bisogna essere onesti, senza sovrastrutture nè maschere».
Parola di Federico Moccia, scrittore e regista, autore di libri cult come Tre metri sopra il cielo e Ho voglia di Te, che questa volta racconta la generazione di trentenni-quarantenni, alle prese con il matrimonio e lo fa in Semplicemente Amami, dal 18 giugno in libreria.
Il volume verrà presentato il 25 giugno, alle ore 18 in streaming su facebook Biblioteche di Roma, insieme all’attrice Paola Minaccioni, «E' il seguito de L’uomo che non voleva amare  - spiega Moccia - , ma si può leggere anche da solo, narra le vicende di una pianista Sofia, divisa tra il marito Andrea e il bel tenebroso Tancredi. Ho voluto raccontare una storia d’amore, legata anche ad alcuni sensi di colpa e alla difficoltà di affrontare delle azioni commesse, che ci condizionano per tutta la vita».
Nel libro c’è molta Roma, come il quartiere Monti, i ristoranti dove andare, il negozio di alimentari di quartiere e la musica classica. Come trovo l’ispirazione? «Nei modi più vari, amo la celebre frase di Joseph Conrad che diceva come faccio a spiegare a mia moglie che quando guardo dalla finestra sto lavorando. Ed è stato così che mi sono imbattuto nel personaggio di Tancredi, stavo passeggiando a Piazza Navona, prima del lockdown, e ho visto questo uomo così bello, elegante, ricco che scendeva da una macchina lussuosa, ma i suoi occhi erano profondamente tristi e mi ha molto colpito, perché molte persone desiderano la ricchezza, che invece non è niente, se non hai la felicità».
Quali sono gli scrittori ai quali si ispira?
«Fin da giovane ho amato molto Francis Scott Fitzgerald, autore del Grande Gatsby e di Tenera la notte ed Ernest Hemingway, scrittore di romanzi come Il Vecchio e Il mare e 69 racconti».
Come la vede Roma, dopo il lockdown?
«La vedo bella e vuota si può ammirare con più facilità la bellezza della nostra città. Mi piacerebbe che si facesse una riflessione su come si possa migliorare la nostra città».
E la movida a Ponte Milvio, quartiere che ha descritto per primo?
«Io penso che da giovanissimi si tenda ad andare contro le regole, ma oggi è necessario mantenere la distanza di sicurezza e portare la mascherina e perchè no far diventare questo atteggiamento di tendenza da leader, come dimostrazione di grande forza».
Come cambiano i rapporti interpersonali, dato che le persone non si sono viste per tanto tempo?
«E’ stato un modo per riflettere su come le cose si possono fare in modo diverso e senza fretta e poi c’è la felicità e l’entusiasmo di rivedere qualcuno, che non si è visto per tanto tempo».
Chi ha rivisto per primo?
«Mia madre. L’ho subito portata a fare un giro in macchina e a prendere un gelato nella mia nuova gelateria, che ho aperto con due miei amici in via Schiapparelli 23, vicino Piazza Euclide, e così ha potuto finalmente assaggiare il mio nuovo gelato».
Federico Moccia, Semplicemente Amami, Casa Editrice Nord, 384p, 18 euro.