Classica, pop o rock è musica “dantesca”

Classica, pop o rock è musica “dantesca”
di Claudia PRESICCE
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Venerdì 29 Luglio 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 13:09

“O voi ch’avete li ’ntelletti sani, mirate la dottrina che s’asconde sotto ’l velame de li versi strani...”. Se sul significato di quei “versi strani” sono germogliate intere enciclopedie esoteriche, quello che però resta evidente è che non tutto è stato detto (e mai lo sarà) sul quel capolavoro della letteratura italiana che è la Divina Commedia. Lo sa bene Trifone Gargano, studioso pugliese docente all’Università “Aldo Moro” di Bari, che ha fatto della divulgazione stimolata in diverse diramazioni dell’opera dantesca, una sorta di missione. Ed è un impegno mantenuto anche nel recente libro, firmato con Maria Antonietta Epifani, musicologa, dal titolo “La musica e Dante. Classica Pop Rock”, in cui si parla del verseggiare “strano” di Dante, ma soprattutto di un pianeta musicale ad esso appeso. Se quello di suoni e rumori è un altro substrato di lettura godibilissimo delle cantiche della “Commedia”, non tutti sanno che i musicisti dai secoli successivi al poeta non hanno mai smesso di agganciarsi a questa o quell’immagine dantesca, o al personaggio oppure proprio alle sue parole.

Qualche esempio? Nel libro si parte dalle influenze di Dante nell’universo della musica classica: se nei madrigali cinquecenteschi non è facilissimo rintracciare questi richiami, già dalla favola in musica dell’“Orfeo” di Claudio Monteverdi (1567-1643) è facile imbattersi in alcuni versi dall’Inferno dantesco, così come lo è riguardo Liszt che nel 1830, dopo aver letto la Divina Commedia con Marie d’Agoult, sulle rive del Lago di Como compose due capolavori: la sonata per pianoforte “Après une lecture de Dante” e la “Dante-Symphonie”, con un’esplicita dedica a Wagner che gli autori del libro rintracciano e riportano: “Come Virgilio guidò Dante, così tu m’hai guidato attraverso le misteriose regioni di mondi sonori ebbri di vita…”.

Un qr-code per ascoltare i brani

Nel libro si parla nei dettagli di ogni ricerca, si analizzano le storie musicali e quelle letterarie adiacenti, con un particolare Qrcode che rende anche possibile ascoltare subito i brani descritti. Che sono poi tanti, fino alla Francesca da Rimini di Cajkovskij, a Donizetti, Pacini, financo Verdi, Rachmaninov e davvero tantissimi altri musicisti illuminati dal calore delle fiamme o dei cieli divini danteschi. Stesso lungo nastro sonoro è quello relativo alla “popular music”, il pop per intendersi. L’excursus parte da lontano, anzi da un lontanissimo (ormai navigante nella dimenticanza) Gino Franzi che rispolverò la storia del Conte Ugolino contro Pisa. “Nella canzone ‘Addio tabarin’ – spiegano gli autori del libro – si ritrova l’espressione dantesca ‘vituperio della povera gente’, che rinvia, in modo evidente, al famosissimo verso del canto XXXIII dell’Inferno dantesco…”.

Da Vittorio De Sica a Claudio Villa, passando per Mina, Modugno, De Andrè con “Al ballo mascherato” in cui, si legge, “cita esplicitamente Dante e la Commedia, identificandoli con i simboli delle istituzioni borghesi, che l’impiegato, protagonista di questa storia dinamitarda, sogna di abbattere”. E poi con Venditti, serbatoio di citazioni dantesche, da “Compagno di scuola” con la “Divina Commedia, sempre più commedia al punto che ancora oggi io non so se Dante era un uomo libero, un fallito o un servo di partito, o un servo di partito. Ma Paolo e Francesca, quelli io me li ricordo bene…”; e poi le altre. 

Qui però vale la pena soffermarsi perché, la storia dell’insegnamento con poco appeal accennata dal cantautore, tocca una nota dolente per la storia di Gargano, che già come docente di liceo è sempre stato un grande rinnovatore dei costumi scolastici. E si toglie infatti qui un sassolino dalla scarpa: “Sono trascorsi quasi cinquant’anni dall’uscita della canzone, ma la questione di un autentico e profondo rinnovamento dell’insegnamento/apprendimento, nella scuola italiana, al di là (e, forse, a dispetto) delle tante riforme scolastiche di questi decenni, è ancora un traguardo tutto da raggiungere. È sconsolante, ma è un dato di fatto”, chiosa.

Un viaggio fino ai contemporanei

E si corre via tra moltissime dense citazioni che meritano di essere lette tutte, da Ligabue, Fedez, Gabbani, Cristicchi, e tanti altri fino al “nostro” tarantino Pierdavide Carone. Il rock e Dante poi segnano la strada di un rapporto lungo e anche internazionale che dà la misura dell’eco della cultura italiana nel mondo, dai New Trolls a Bob Dylan, Nirvana, King Diamond, Modena City Ramblers, per dirne alcuni tra i tanti notissimi. Ma non è tutto, pur essendo questo un lungo denso viaggio. Che cosa dire della “musica” stessa delle cantiche dantesche? Dalle urla sgraziate dell’Inferno al ringhio di Minosse, al gorgoglio degli iracondi, alle grida inquietanti delle Arpie, a Nembrotto che con ira suona il corno, e tutto il rumore delle bolge, si passa all’armonioso coro di “più di cento spirti”, all’Osanna cantata da angeli e santi nel Purgatorio, e poi si arriva al coro dell’Eden, tra canti solenni, quello delle sette donne che rappresentano le virtù cardinali e teologali, fino alla “dolce sinfonia di paradiso” opera di un Dio “musicista”.

“Dante seguendo una traiettoria verticale (anche di tipo acustico), nel suo “cammin”, parte dalle “stonate” “grida” dell’Inferno, sale la montagna del Purgatorio e giunge alla “dolce sinfonia” del Paradiso” spiegano gli autori di questo libro classico, pop e anche molto rock.
 

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