Il Salento, un omicidio e un detective per caso nel nuovo libro di La Peruta

Venerdì 3 Gennaio 2020 di Claudia PRESICCE
La differenza tra persone e personaggi che rimbalzano come protagonisti tra le pagine di una qualunque narrazione letteraria è che le prime riportano l'idea di un fremito interiore, analogo a un battito d'ali e di cuore; i secondi invece no: sono anzi alla stregua di vecchie maschere sbiadite e mute. O per meglio dire, usando Hemingway: al contrario di una persona un personaggio è una caricatura. Non è facile però creare protagonisti letterari che si stacchino dalla scatola libraria, ci accompagnino oltre il libro e diventino, per tutto l'incantato tracciato temporale della lettura di un romanzo, piccoli compagni che ci seguono ovunque, in attesa del nostro ritorno al libro. A volte, mentre siamo altrove, loro stanno lì, zitti zitti, eppure noi li sentiamo e ci chiamano. È la chiave di volta che restituisce la sensazione di trovarsi di fronte ad una narrazione che funziona. Ed è suggestione fondante dell'ebbrezza del piacere di leggere. Non è chiaramente sufficiente, ma scrivere di sé, del proprio mondo e soprattutto dei soggetti che si incrociano spesso nelle giornate di lavoro o di vacanza è un segreto geniale di chi si accinge a produrre una qualche storia fatta di persone.
Lo fanno anche i più grandi scrittori. È infatti sempre unico il microcosmo intorno al quale la quotidianità di un uomo si dimena. O meglio, quasi sempre unico. Se sei per esempio il gestore di un locale pubblico infatti il tuo microcosmo è un po' più dilatato e condiviso di quello di un impiegato. E quindi chi ti frequenta rischierà molto. Rischierà ad esempio di trovarsi invischiato in un bel giallo intricato di 345 pagine, in cui magari si ironizza su qualche tua scelta alcolica o su qualche fissazione. Se capita poi che quell'autore è recidivo, il rischio aumenta notevolmente.
Però, va spiegato subito, per il lettore tutto ciò è direttamente proporzionale alla possibilità di ritrovare in un romanzo persone: fulgidi esseri palpitanti, e non personaggi sintetici (peraltro odiosi da portarsi dietro durante il periodo della lettura).
Certi legami (Manni; 17 euro) è il nuovo romanzo di Paolo La Peruta, noto proprietario del Caffè Letterario nel centro storico di Lecce che racconta una nuova storia di un arresto inopportuno e di un omicidio ad esso collegato che il protagonista si troverà a dover risolvere insieme alla polizia (niente di più si dirà sulla trama per non spoilerare).
Classe '73, nato a Napoli ma salentino di fatto, con la nascita del suo locale nel 2000 La Peruta aveva in qualche modo dichiarato già allora le sue velleità letterarie. Ma non solo, aveva anche incoraggiato ben 20 anni or sono, l'ipotesi di un certo fermento culturale nel cuore della Lecce barocca, al di là di come poi nei fatti siano andate le cose. Non è un caso quindi, per quello che si accennava, se anche il protagonista dei suoi romanzi, Pietro Sicuro, faccia lo stesso lavoro dello scrittore. E poi Pietro probabilmente assomiglia talmente a Paolo da diventare, ormai al terzo romanzo, quella sorta di suo alter ego letterario che può permettersi, a pieno diritto, un coraggio e una propensione all'avventura che lui e molti di noi hanno solo nei sogni migliori.
Il carattere del detective per caso, la sua indole a prodigarsi per dipanare matasse o situazioni poco chiare, che in questo romanzo toccano direttamente la famiglia Sicuro, non assomigliano però ai tratti tipici dell'eroe. Intuito, fortuna (e a volte sfortuna illuminante), incontri giusti, non impediscono all'uomo anche di fare danni e creare problemi mentre cerca di scongiurare pericoli. Uno dei guai principali per il povero Pietro sono i numerosi colpi mortali, come lui li definisce, che auto-provoca alla sua love story con l'intraprendente Elisa.
Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che poi venga scoperto diceva Italo Calvino. In questo caso in molti degli individui che entrano ed escono dal caffè nel libro, o che compaiono qua e là sparsi tra i profili dei tanti protagonisti della storia sostanzialmente corale, sono stati occultati (ma neanche troppo) malcapitati clienti reali, turisti, colleghi e amici che frequentano il locale. E con alcuni La Peruta, qualora non fossero ben riconoscibili, si è pure divertito a ricordarlo in alcuni post su Instagram. Dunque, l'ironia c'è, le persone vere che animano la narrazione pure e, partita nella lontana America e poi diventata molto salentina, questa storia regge, scorre tra legami importanti che nella vita non ci abbandonano mai, e si articola tra mille rivoli emotivi e riflessivi, inseguendo poi un finale inaspettato.
© RIPRODUZIONE RISERVATA Ultimo aggiornamento: 6 Gennaio, 19:35 © RIPRODUZIONE RISERVATA