Minerva, per la Dea la prima pietra leccese

Giovedì 21 Aprile 2022 di Donato NUZZACI

Scolpire la pietra leccese è un’arte antica, più di quanto si pensasse fino a qualche tempo fa. Dopo le ultime scoperte a Castro con il rinvenimento prima del busto della dea Atena (Minerva) nel 2015 e poi, il 18 marzo scorso, della parte inferiore della statua colossale, e in precedenza con il recupero delle cariatidi nell’insediamento messapico di Vaste, gli studiosi stanno maturando idee più chiare sui movimenti e gli sviluppi dei maestri della pietra provenienti da un’officina tarantina, all’opera nel Salento nel IV secolo avanti Cristo.

Un nuovo filone di ricerca

Si tratta di un nuovo filone di ricerca che sarà oggi al centro della prima delle quattro conferenze sulle recenti scoperte archeologiche in Italia, in programma alle 17 a Lecce presso il Museo Storico-Archeologico (Musa) dell’Università del Salento, curata dal professore Francesco D’Andria (emerito di UniSalento) e da Ivan Ferrari (del Cnr-Ispc). Particolarmente atteso è l’intervento di D’Andria che parlerà su “Le sculture dell’Athenaion di Castro e l’invenzione della pietra leccese”, a cui seguirà un dibattito con Grazia Semeraro, professoressa di Archeologia classica (UniSalento) e il direttore scientifico del Musa Jacopo De Grossi Mazzorin.

Il ritrovamento a Castro di un secondo blocco in pietra appartenente alla statua della dea, datata intorno alla seconda metà del IV secolo avanti Cristo, unito a tantissimi altri reperti di una trentina di statue diverse, ha fatto pensare a studiosi e archeologi che proprio a Castro questi artisti della pietra, «abituati a lavorare marmo, carparo e terra cotta, scoprirono le potenzialità della pietra leccese, creando le prime opere con questo materiale, non a caso caratterizzate da uno stile ricco, che anticipa le creazioni dell’arte barocca» del 1500.

Nel Santuario di Castro, oltre alla statua di Atena (alta 3,30 metri esclusa la base) gli stessi scultori realizzarono un grande recinto sacro con una balaustra recante il motivo dei girali vegetali “abitati” da figure di uomini e animali, simbolo della fecondità della natura. Da qui è scaturita una immediata conclusione: circa duemila anni prima delle opere in pietra rinascimentali, nel Salento si lavorava la pietra leccese con vivacità e laboriosità. 

L’invenzione della pietra leccese

È lo stesso professore D’Andria a spiegare come: «Ho scelto di inserire nel titolo della mia conferenza le parole “l’invenzione della pietra leccese”, per rimarcare un duplice fatto: la parola invenzione che deriva dal latino “invenio” è adoperata nel significato - da un lato - di ritrovamento di una delle sculture più importanti mai pensate in pietra leccese e dall’altro di invenzione perché a Castro, all’alba del periodo ellenistico in cui vive Alessandro Magno, vi è per la prima volta la scoperta delle potenzialità della pietra come materia utile per la grande scultura. È accaduto quindi che duemila anni prima del Seicento, degli scultori provenienti da Taranto scoprono la pietra leccese e creano queste grandi opere che ornavano il Santuario di Atena a Castro. Da quel momento, la pietra leccese diventa materia nobile per la scultura. Possiamo dire di conseguenza che a Castro con la statua di Atena abbiamo il primo capolavoro in pietra leccese».

Questo materiale tipico della terra salentina venne trascurato dai romani e riscoperto tra la fine del Medioevo e l’età rinascimentale. «Dal 1500 in poi la pietra leccese viene di nuovo adoperata, come d’altronde è accaduto a tante cose dell’antichità, che sono state scoperte, dimenticate e poi riscoperte», aggiunge l’archeologo.

Nella conferenza di oggi, fa sapere D’Andria, saranno annunciate pure le scoperte del ricercatore Giuseppe Scardozzi il quale ha ricostruito il sistema di coltivazione della pietra leccese nelle cave e trovato tutti i luoghi in cui veniva estratta, in particolare le cave presenti nella vicina Vaste (Poggiardo), e adoperata per le creazioni scultoree rinvenute a Castro. E sarà presentato il lavoro di ricostruzione virtuale della statua di Atena da parte del ricercatore del Cnr Ivan Ferrari che sta realizzando un modello in 3D della stessa opera. 

Anche sul fronte degli scavi archeologici di Castro ci saranno delle novità: negli ultimi giorni la Regione Puglia ha espresso interessamento per il restauro della statua della dea Atena, c’è stata la visita di Luigi De Luca, direttore del Museo Castromediano di Lecce e coordinatore dei Poli biblio-museali della Regione, che ha fatto sapere che l’ente regionale si sta attivando per trovare le risorse economiche. «A quel punto - aggiunge D’Andria - si dovrà creare nel castello di Castro un laboratorio di restauro per intervenire su questa opera colossale che ha un peso notevole».

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