Castro, l'approdo di Enea all'attenzione del mondo
D'Andria: «Sarebbe da pazzi smettere di scavare»

Il ritrovamento della statua di Minerva nell'estate 2015
Il ritrovamento della statua di Minerva nell'estate 2015
di Ilaria MARINACI
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Domenica 17 Aprile 2016, 22:33 - Ultimo aggiornamento: 22:35

«Sarebbe da folli abbandonare gli scavi a Castro, che potrebbe rientrare in un progetto internazionale sulle orme di Enea». A lanciare il grido d’allarme è, ancora una volta, l’archeologo Francesco D’Andria che chiama in causa le istituzioni perché si adoperino a far ripartire il cantiere nel centro storico di Castro che sta restituendo, con ogni probabilità, l’antico tempio di Minerva, citato da Virgilio nell’Eneide, come primo approdo del viaggio mitologico dell’eroe troiano fino in Italia.
A luglio dello scorso anno, infatti, lo scavo ha restituito il busto di una statua che, per dimensioni e caratteristiche, potrebbe essere quella di culto del tempio di Minerva. Dal 2009, anno in cui diede alle stampe il volume “Castrum Minervae” per Congedo editore, D’Andria sostiene che la rocca citata nel III libro dell’Eneide di Virgilio (“Crebescunt optatae aurae portusque patescit/ iam propior templumque apparet in arce Minervae”, crescono le brezze sperate e già il porto si apre più vicino e sulla rocca appare il tempio di Minerva) fosse da identificare con Castro e il rinvenimento della statua di culto pare confermare questa ipotesi, sostenuta anche dai reperti venuti alla luce in precedenza: i resti di una fortificazione degna di un santuario, armi di ferro e punte di lancia, che erano offerte votive tipiche della dea della guerra e, poi, un bronzetto in cui la dea indossa l’elmo frigio tipico dell’Atena Iliaca.
Professore, a che punto è lo scavo?
«Lo scavo a Castro è tutto ancora da fare solo che è bloccato per mancanza di fondi. Bisogna che il Comune faccia un’altra richiesta di contributo alla Regione o che Bari decida per uno stanziamento speciale perché ciò che sta emergendo a Castro è talmente importante, che non si può non continuare a scavare. Bisogna fare quello che è stato fatto con Rudiae, dove, dopo il primo lotto, ora è stato finanziato anche il secondo che permetterà di portare alla luce integralmente l’anfiteatro. Con queste risorse aggiuntive il Comune di Castro potrà acquistare anche la restante parte del terreno non in suo possesso e lo scavo potrà essere completato. Riprendendo i lavori, ci aspettiamo delle novità ancora più importanti di quelle che sono venute già alla luce. Nel frattempo, però, non siamo fermi: siamo impegnati nell’allestimento del museo all’interno del Castello, in cui saranno esposti tutti i ritrovamenti dell’anno scorso».
Cosa avete ritrovato finora che rende Castro così importante?
«Abbiamo trovato tutto l’arredo di questo santuario dedicato alla dea Atena, soprattutto la statua di culto, alta tre metri, insieme a tutta una serie di oggetti che venivano offerti alla divinità dai fedeli che sbarcavano sulla costa di Castro, salivano al santuario e lasciavano i loro doni votivi. Ma la cosa più importante è l’altare in pietra leccese che conserva gli esempi più antichi di decorazioni floreali, che siano stati mai realizzati. Per la comprensione dell’arte antica rappresenta una novità assoluta. Pensavamo che questo tipo di decorazioni iniziassero nell’età ellenistica, invece ora abbiamo la prova che sono precedenti di almeno duecento anni».
Su Castro si sta concentrando anche l’attenzione internazionale. A quale proposito?
«Proprio l’altro giorno sono stato all’Ambasciata turca a Roma, dove mi hanno spiegato che vogliono fare un grande progetto dedicato al mito di Enea, che è l’eroe fondatore della civiltà occidentale, ma anche un immigrato che veniva dalla Turchia ed ha poi fondato Roma. Tutti conoscono com’è andata secondo il mito: dopo la guerra di Troia, la città viene bruciata e Enea, uno degli eroi troiani, s’imbarca verso l’Occidente per trovare la terra dei suoi antenati, i Dardani, genti che provenivano dal Lazio. Il viaggio è molto difficile, ha tante tappe, ma in queste tappe c’è la descrizione della geografia del Mediterraneo. Quindi, ora il governatore della regione dove c’era l’antica Troia vuole valorizzare il mito di Enea e per farlo sta organizzando un incontro fra tutti i sindaci delle città dove l’eroe si è fermato. Sindaci, quindi, della Grecia, della Turchia, dell’Albania, dell’Italia, della Tunisia (ricordiamo la sua tappa a Cartagine) e poi della Sicilia e del Lazio. A settembre, quindi, è previsto questo incontro a Roma, il luogo di approdo definitivo di Enea, sotto l’egida dell’ambasciata turca».
Cosa si intende fare, quindi?
«Una serie di iniziative, in cui il Mediterraneo si veda non come un luogo di tragedie ma come un luogo dove popoli e culture hanno dialogato e si sono incontrati. Nel ripercorrere le orme di Enea, Castro, il suo primo approdo in Italia, giocherebbe un ruolo di primissimo piano in questo ambizioso progetto».

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