Una “galleria” sui muri e l’arte narra il territorio

Una “galleria” sui muri e l’arte narra il territorio
di Marinilde GIANNANDREA
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Giovedì 26 Agosto 2021, 05:00

Spostano l’attenzione dalla soggettività dell’artista alla dimensione collettiva. Le pratiche artistiche di arte pubblica hanno una natura utopica ma sono spesso anche modello d’integrazione tra trasformazione dello spazio urbano e partecipazione attiva delle comunità. Lo confermano Marzia Migliora e Bianco-Valente, gli artisti che da oggi a Castiglione d’Otranto hanno affisso le loro opere sui muri della città. 

I "Paradossi dell'abbondanza"

È l’evento introduttivo alla Notte Verde, curato da Casa delle Agriculture Tullia e Gino, in programma dal 27 al 31 agosto, che festeggia quest’anno il suo decennale. Sulle pareti esterne del Mulino di Comunità e della cappella di Santa Maria Maddalena, in area Trice, i “Paradossi dell’abbondanza”, la grande affissione dei collage di Marzia Migliora in cui con il disegno e papier collé affronta i temi dello sfruttamento intensivo dell’agricoltura e del cibo come merce, delle infinite contraddizioni vissute in campo agricolo. 

Il titolo è preso a prestito dalla “Storia commestibile dell’umanità”, il libro scritto dal giornalista Tom Standage. Un tema che a Castiglione d’Otranto trova il suo luogo naturale perché la Casa delle Agriculture Tullia e Gino promuove da anni la biodiversità, la ricostruzione del paesaggio rurale, le azioni partecipate, il diritto democratico al cibo con una serie di attività che non si fermano alle giornate della “Notte verde” ma hanno conquistato forza e radicamento nel territorio. 

Per Marzia Migliora l’arte è ricerca e contaminazione di linguaggi – performance, fotografia, video, disegno – attinge spesso alla storia delle immagini ma è profondamente connessa con la realtà del presente come dello sfruttamento delle risorse naturali, umane e lavorative. È stata tra i protagonisti del Padiglione Italia della 56. Biennale di Venezia con “Stilleven/Natura morta in posa”, una grande e coinvolgente istallazione che partiva da una fotografia scattata nella cascina del padre. Anche alcuni dei collage dei “Paradossi dell’abbondanza”, concessa dalla galleria Lia Rumma, provengono dai manuali di agricoltura degli anni Sessanta appartenuti a suo nonno e sono ispirati anche alle Tall-Tale Postcards, le cartoline degli che circolavano nelle comunità rurali degli Stati Uniti e celebravano il mito dell’abbondanza. 

Per il duo Bianco-Valente l’arte pubblica sconfina quasi sempre nell’arte partecipata perché Giovanna Bianco e Pino Valente indagano con le loro pratiche artistiche lo spazio inclusivo e partecipato delle comunità, della comunicazione e della parola come nella grande installazione del 2020 sulla rotonda di via Marina a Napoli, “Nessuno escluso”. Spesso presenti in Puglia (nel 2019 hanno realizzato ad Aradeo “Arte dei luoghi” con i Cantieri Teatrali Koreja) a Castiglione affiggono 13 dei 34 manifesti del loro progetto A Cielo Aperto “Per fare un tavolo. Arte e territorio” che partecipa quest’anno a “Comunità Resilienti”, il padiglione italiano della 17. Mostra internazionale di Architettura della Biennale di Venezia curato da Alessandro Melis.

Il progetto "A cielo aperto"

A Cielo Aperto” è un progetto partito da Latronico in Basilicata, dove è sostenuto dall’Associazione Culturale Vincenzo De Luca, e ha coinvolto un gruppo di urbanisti, architetti, artisti, storici dell’arte, sociologi, antropologi, economisti e geografi in un dialogo tra arte e territorio, mediazione politica, ruralità, localismo consapevole, bene comune, economie sostenibili. I manifesti affissi a Castiglione – con gli interventi di Giorgio Azzoni, Stefano Boccalini, Sergio Cotti Piccinelli, Leone Contini, Luigi Coppola, Pietro Gaglianò, Guilmi Art Project, Interferenze Liminaria, Alessandra Pioselli, Daniela Poli, Rete Nazionale Giovani Ricercatori Aree Interne, Riabitare l’Italia, Carmela Rinaldi, Veronica Vitale, Vincenzo Tenore +tstudio e Ivano Troisi – sono nati in una piccola comunità locale e trovano spazio in un’altra piccola comunità italiana. Una di quelle “aree interne” che resistono e propongono modelli alternativi di vita e agricoltura.

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