Caccia agli antichi segreti dei due scheletri abbracciati

Venerdì 11 Ottobre 2019 di Anna Manuela VINCENTI

Sarà il laboratorio di Antropologia fisica di Unisalento a svelare i segreti dei due scheletri abbracciati nella tomba bisoma, trovati nel sito archeologico di Roca. Quelle ossa recentemente riportate alla luce nei pressi della Grotta della Poesia saranno analizzate in ogni singolo dettaglio dai ricercatori del Laboratorio del Dipartimento di Beni Culturali dell'Università del Salento. Si tratta dei resti di un adulto e di un bambino sepolti simultaneamente intorno alla metà del V secolo avanti Cristo, datazione possibile grazie allo studio del corredo e in particolare del cratere a colonnette ritrovato poggiato su tibia e fibula destre dello scheletro dell'adulto.

Il rinvenimento di questa sepoltura, non è una rarità, ma una tipologia piuttosto comune nel sito archeologico della marina di Melendugno. La scoperta, in realtà, risale al 2008, quando fu effettuato lo scavo antropologico di circa 20 tombe di età messapica dalla dottoressa Serena Viva, nell'ambito della campagna di scavo allora in corso diretta dal professor Cosimo Pagliara (scomparso nel 2015). Il sito continua tuttora a essere indagato su concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo, diretto da Riccardo Guglielmino, docente di Civiltà egee a UniSalento.

Nel 2008, dopo la rituale documentazione scientifica del ritrovamento, fu prelevato il corredo ma gli scheletri, per ragioni tecniche e meteorologiche, furono coperti con tessuto verde frangisole, la tomba riempita di terra e i tre lastroni di copertura riposizionati. Pochi giorni fa, quando è stata riaperta, la tomba era in perfette condizioni e si è proceduto al recupero delle ossa. Da una prima analisi antropologica preliminare, l'individuo adulto è di sesso maschile, morto a 35-40 anni, l'altro scheletro è di un bambino di circa 6 anni.

«Avevamo da alcuni mesi ripreso lo studio delle sepolture rinvenute nel 2008, perciò abbiamo deciso di completarne lo scavo nella campagna di quest'anno - spiega il professor Pier Francesco Fabbri, docente di Antropologia fisica nel corso di laurea magistrale in Archeologia a UniSalento, direttore dello scavo antropologico - studiare questo caso sarà interessante, visto che è piuttosto raro trovare due individui sepolti contemporaneamente. Si tratterà di sottoporre gli scheletri ad analisi antropologiche approfondite e ad analisi radiologiche per conoscere con certezza l'età di morte. Attraverso l'analisi del Dna potremmo inoltre stabilire se lo scheletro più piccolo apparteneva a un bambino o a una bambina, cosa che dall'analisi osteologica non è possibile accertare. Diversi nostri studenti sono coinvolti sia nello scavo della necropoli medievale di Roca sia in particolare in quello di questa tomba messapica, e vari aspetti del ritrovamento diverranno oggetto di tesi di laurea».

Toccherà ai giovani studiosi accertare ogni singolo dettaglio degli scheletri, ogni particolare delle ossa darà le diverse risposte come la corporatura, la robustezza che permetterà di risalire allo stile di vita. Il contesto di rinvenimento e le analisi di laboratorio del collagene e del C14, del radiocarbonio permetterà di ripercorrere la cronologia della morte. Lo stronzio rinvenuto nelle ossa è fondamentale per capire lo status sociale, se mangiavano vegetale e permetterà di conoscere la dieta dell'antichità. Determinante sarà, inoltre, lo studio dei denti, se sono sani molto diranno sul tenore di vita e se l'individuo apparteneva ad un ceto medio o alto.

Ultimo aggiornamento: 16 Ottobre, 19:34 © RIPRODUZIONE RISERVATA