“Attacco” alla Terra: i segreti delle Tauridi, nate dall'esplosione di una cometa migliaia di anni fa

Giovedì 14 Ottobre 2021 di Claudia PRESICCE

La storia è di quelle dal sapore apocalittico, in realtà però il fatto che ottantotto corpi celesti, di diametro stimato tra decine di metri e pochi chilometri, abbiano orbite analoghe a quelle dei piccoli meteoroidi che sovente cadono sulla Terra, non vuol dire che certamente lo faranno. E, se poi si scoprisse che questi grandi oggetti arriveranno davvero a collidere con il nostro pianeta un giorno, potremmo programmare un opportuno progetto di difesa planetaria. Cioè, siamo in tempo per proteggerci, da questi e altri impatti molesti, tuttavia dobbiamo monitorarli. E qualcuno, anche molto vicino a noi, ci sta già lavorando.
La storia del Complesso delle Tauridi e le possibili implicazioni di un impatto dei corpi che lo compongono con la Terra sono al centro di uno studio nato in seno all’Università del Salento, sviluppato insieme con l’Università di Medellin in Colombia e già pubblicato sulla rivista “Planetary and Space Science”. Nello specifico i professori di Astrofisica Vincenzo Orofino del Dipartimento di Matematica e Fisica “Ennio De Giorgi” di Unisalento (del gruppo degli astrofisici di Unisalento qualcuno ricorderà il celebre contributo alla missione “Mars Express”) e Ignacio Ferrin dell’Istituto di Fisica dell’Università di Medellin hanno supportato, con dati decisivi e nuovi, un’ipotesi degli astronomi Victor Clube e Bill Napier del 1984.
I due scienziati americani supposero che i corpi celesti del Complesso delle Tauridi fossero il risultato della frammentazione di una grande cometa di circa 100 chilometri di diametro, avvenuta 20 o 30mila anni fa. Oggi ne siamo più convinti. E sappiamo che è molto probabile che la collisione con la Terra di un grande oggetto di questo stesso “complesso” sia già avvenuta nel 1908, quando si registrò l’impatto di un asteroide (o di una cometa) sopra la Siberia che provocò danni su oltre 2200 chilometri quadrati di territorio fortunatamente non abitato. 
Professore cominciamo dalla fine. Qualora si scoprisse che questi grandi oggetti celesti siano davvero in direzione della Terra, si potrebbe fare qualcosa per prevenire eventuali catastrofi? 
Sicuramente sì, anche se le strategie di difesa planetaria sono oggi agli albori, ma proprio in questi mesi partirà la prima missione spaziale di studio su possibili difese. È una missione rinviata causa Covid, ma presto una sonda della Nasa sarà mandata letteralmente a sbattere contro un asteroide, seppur piccolo, per capire come l’impatto ne possa modificare l’orbita. Anche una piccola deviazione, causata da questo impatto “artificiale” realizzato in anticipo, può cambiare la rotta di collisione con la Terra di un asteroide. È al momento solo uno studio che permetterà anche di sganciare prima un’altra piccola sonda, realizzata dall’Agenzia spaziale italiana, per fotografare e raccogliere dati sull’impatto». 
Sembra quindi fondamentale conoscere le traiettorie dei corpi celesti che si “aggirano” intorno a noi.
«Certo, anche perché non funziona come nei film di fantascienza che si manda una sonda nucleare per fare esplodere un corpo che viaggia contro la Terra. È la più stupida delle strategie perché provocherebbe, invece che un solo impatto, una pioggia di pericolosi oggetti radioattivi. Un altro sistema ancora in studio è l’uso di un fascio laser che irradiando la superficie dell’asteroide, per un effetto a razzo, riuscirebbe a creare una deflessione in direzione opposta dell’oggetto…». 
Tornando ai corpi delle Tauridi, viaggiano certamente in direzione della Terra o è solo un’ipotesi? 
«Sì e no, sono i fratelli maggiori di quei corpuscoli molto più piccoli che quando entrano nell’atmosfera terrestre provocano quel fenomeno che chiamiamo “stelle cadenti”. Sia i grossi oggetti che i piccoli sono il risultato della frammentazione di un’enorme cometa che si è frantumata in tanti pezzi circa 20 o 30mila anni fa. L’orbita di piccoli e grossi oggetti è quella, ma la traiettoria va molto studiata, anche perché risente di varie perturbazioni gravitazionali. C’è sempre un grado di incertezza sulla determinazione dell’orbita e sulla possibilità di stabilire se e dove ci sarà un impatto. Se arriva poi è molto probabile che vada a finire negli oceani vista l’ampia percentuale di superficie che occupano». 
Quindi se non ci sono certezze sulla possibilità di un impatto con la Terra, men che meno ce ne sono sui tempi in cui potrebbe avvenire… 
«No, non è possibile saperlo anche se questi oggetti li conosciamo da un po’, non li abbiamo scoperti noi. Quello che noi abbiamo scoperto da pochissimo è che facciano parte di questa famiglia pericolosa di frammenti della grande cometa che facilmente possono entrare nella nostra orbita. Ci siamo arrivati tramite un laborioso processo di analisi di oltre 100 oggetti noti in letteratura. Lo step successivo sarà andare a scavare nel database dei 26mila asteroidi vicini alla Terra finora conosciuti perché abbiamo il sospetto che ce ne siano molti altri della stessa famiglia che potrebbero quindi viaggiare verso la Terra. Studiare questi oggetti è fondamentale».
Tutto ciò fa sembrare risibili tanti dilemmi di noi umani quaggiù… 
«Sì, tranne il problema del cambiamento climatico che è certamente un rischio più grave e certo che va immediatamente affrontato. D’altra parte però non va sottovalutato lo Spazio perché si possano sviluppare potenziali strategie difensive su tanti oggetti, di questa famiglia e altre, potenzialmente pericolosi».

 

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