Antonio Massari, 90 anni vissuti nel nome dell’arte

Antonio Massari con Edoardo De Candia
Antonio Massari con Edoardo De Candia
di Claudia PRESICCE
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Mercoledì 9 Marzo 2022, 05:00

La vita a volte compie giri magici. Ma lui lo ha inseguito questo sogno, lo ha protetto. I suoi 90 anni sono arrivati e lui è lì, esattamente dove sognava di essere. È nella stessa casa leccese che gode dell’aria odorosa di Villa Reale dove visse le stagioni di un’adolescenza creativa e inattesa per un ragazzetto sognatore e serio come lui, con gli occhi blu del cielo e un innamoramento infinito per i suoi genitori, la sorella Annamaria. E pure per l’arte, presenza fissa nella sua vita sin dai primi anni, visto che suo padre era Michele Massari.

Ci siamo: dopodomani 11 marzo 2022 Antonio Massari festeggerà i suoi incantati novant’anni nella casa in zona Rudiae a Lecce, dov’è tornato ormai da tempo, dopo i lunghi anni milanesi. Ci sarà la “sua” Anna, amata musa arrivata da Milano per l’occasione, poi la fida Elena, qualche familiare, qualche amico artista (qualcun altro se n’è andato proprio pochi mesi fa). Da lì nel pomeriggio andrà al Museo Castromediano di Lecce dove ci sarà un incontro dedicato al compleanno del maestro.

Antonio Massari è nato nel 1932 a Lecce, classe di ferro la sua, resistente anche alla nuvola di fumo con cui ancora oggi lui accoglie i visitatori nella sua casa intatta. «Lì sedeva la mamma a giocare a carte col figlio di Ugo – spiega – le tende le ha messe lei, questi mobili li ha fatti mio padre, quella statua invece è Anna e lì sono riuniti i miei amici artisti, il famoso gruppo dei quattro, la sai la storia, no?», sorride tra le nuvole del sigaro. 
Antonio ha parole di elogio per tutti gli incontri artistici della sua lunga vita, a cominciare da suo padre, «il più grande di tutti» dice sempre, elencando luoghi importanti di Lecce che ospitano le opere firmate da Michele Massari (tra queste anche il capitello della colonna di Sant’Oronzo). È quel Massari scultore la cui capacità tecnica di disegni, grandi decorazioni, progetti venne definita “mostruosa”, ma che poi nella pittura cambiava aspetto: veniva sommersa dalla poesia, quasi soffocata. Lo diceva bene Antonio Cassiano, che ci vedeva lungo: scrisse che la delicatezza del pittore poeta Michele “si fa trascinare da fremiti emozionali, proprio come accade ad Antonio”, il figlio. L’eredità paterna svelata nel lirismo intimo di entrambi.

Massari, Tapparini, Caputo e De Candia, quattro amici per l'arte

In realtà Antonio Massari, come dice lui “artista per caso”, non ha mai creduto (a torto) di poter competere come pittore con suo padre e né con la sorella Annamaria (andata via troppo presto). Ha iniziato da piccolo a fare ritratti Antonio, dimostrando pure di avere una bella mano. Non fu un caso se il suo amico geniale Ugo Tapparini già a 14 anni lo avesse precettato per il progetto di fare cartoni “animati”. La follia era che correvano gli anni Quaranta e a Lecce Antonio, con Ugo, Tonino Caputo e Edoardo De Candia, visse una dimensione visionaria che segnò per sempre la sua vita (e quella degli altri). Capirono, poco più che bambini, che si poteva fare davvero, che quel fuoco che avevano dentro e che insieme condivisero anche con un altro ragazzetto un po’ più piccolo di nome Bene Carmelo da Campi Salentina, poteva diventare un lavoro vero. Lo diceva anche il poeta Vittorio Pagano. E poi papà Michele già per Antonio non era un esempio da poco: tuttavia apparteneva a un’epoca delle grandi commissioni dell’arte che andava scemando. 

Dalla sperimentazione alle "carte assorbenti"

In realtà Antonio Massari poi, preso il diploma all’Istituto d’Arte, per tutta la vita ha insegnato: è stata la sua via di fuga, l’innesco di un dispositivo che lo ha portato a Nord per un bel lavoro fisso da professore di scuola media. Forse diversamente non avrebbe mai lasciato la sua casa leccese. È stato grazie a quel treno che lui, così schivo e stanziale anche da ragazzo, ha visto cose e genti lontane. E ha fatto tante mostre dagli anni Settanta in poi molto lontano dalla sua Lecce, continuando così il sogno di sperimentare e inventare modi di fare arte. La sua storia racconta che appaiono e scompaiono stagioni diverse nella sua poetica, partendo da arie del Rinascimento che ha provato ad imitare restandone insoddisfatto; segue una narrazione a tempera dal ’57 di scene di guerre del mondo, di partigiani e di storie, fregandosene sempre di seguire le mode del tempo. Poi approda dal ’63 al lavoro più “suo”: le carte assorbenti

«Volevo un’arte che non fosse il solito astrattismo imperante, la dittatura del mio tempo» spiega il maestro. E così è andato inventandosi un magico gioco: catturare sulla carta i disegni naturali creati dagli inchiostri galleggianti. Sono nate così le sue “carte” colorate, istantanee irripetibili, che gli hanno anche fatto guadagnare l’appellativo di “meccanico delle acque” dato da Pierre Restany, direttore dello studio D’Ars di Milano. «Vasca, bacinella e contagocce hanno sostituito cavalletto e pennelli – scrisse Restany dopo la visita allo studio milanese di Massari – in questi bacini del laboratorio, Massari fa navigare i battelli di carta del suo sogno». E la navigazione prosegue.
 

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