Le “fatiche” di Ercole tra Penelope e le altre

Giovedì 27 Maggio 2021 di Luciano Maria PAOLI

Non è amor vero quel che ai mutamenti muta i manti; amore che viene amore che vai; amor che a nullo amato amar perdona; nadie elige su proprio amor; all we need is love; quanto amore fu sprecato dall'elettrotecnico; io che amo solo te; io che non vivo più di un'ora senza te.

Dal grande Bardo Bill a Machado, da Endrigo a Dante passando per i Beatles, De André. Toni Dallara e finanche gli Squallor, infinita e cosmica è ancora l'avventura delle parole che narrano Amore, sentimento primario di essere umano e forse finanche animale e vegetale: vedi le orchidee che appassiscono se in solitudine. Eppure il mistero non si decifra, il nodo non si risolve e ogni vita di persona deve fare i conti, in proprio, con l'equazione impossibile di amare ed essere amati, desiderare ed essere corrisposti. Ma anche essere amati e non corrispondere, essere desiderati e aver voglia di fuggire

Il romanzo

E' in questo labirinto che si muove Ercole, il personaggio di "Penelope e le altre" narrato da uno stravagante omonimo, Ercole C.Di Savignano, che da tempo distribuisce testi, articoli e aforismi nei mondi della parola scritta. Un moderno, ironico e malinconico Trovatore, che però non disdegna la ferocia della Cronaca in cui spinge le sue storie. Il che fa pensare che Ercole C. possa essere le nom-de-plume (anche se in tempi di Internet suona meglio pen-name) di un autore che giustamente non vuole mischiare il naso nella vita sentimentale dell'Ercole personaggio. E che dunque prende le distanze da quella strana giornata che sorprende il presunto protagonista nella consapevolezza del declinare del suo tempo.

E non a caso parliamo di presunto protagonista, perché come giustamente suggerisce il titolo del libro le protagoniste vere della storia sono Penelope e le altre. Le quali tutte, a loro volta, sono Penelopi nella soggettiva condizione di donne che amano, desiderano, scelgono, seducono o scartano il povero Ercole il quale a dimostrazione che i millenni non hanno insegnato nulla ai maschietti si illude invece di aver governato la propria vita sentimentale.
Fino a scoprire però, nella strana giornata incastonata nel racconto, che la partita dei sentimenti e delle passioni si è giocata su più piani, molteplici punti di vista, difformi energie e altalenanti onde dei sensi. E che nulla, proprio nulla, è come si è creduto nel corso della vita. Tranne forse il sogno di un ideale che proprio perché tale, non può essere alterato nemmeno dalla delusione e dal disincanto.

Il protagonista

Ercole è un uomo che fa i conti con l'età, le memorie e le fantasie che hanno determinato la sua formazione sentimentale. E' stato innamorato anche della sua prima maestra alle elementari, ha rinunciato a un viaggio mitico, irretito nella sua giovinezza dal baglior d'oro nello sguardo di una Circe cosmopolita avviata ai Quaranta (che in una donna possono essere ruggenti ma più spesso cocenti) e ha cercato in ogni dove di un vivere irrequieto la sua Penelope.

Ercole, alla chiusura di un amore impossibile, cammina per le strade della sua città Napoli in un raid emotivo e mnemonico, dalla piazza della stazione centrale, brulicante di contrasti, fino al capo di Posillipo che si rivela essere meta ben diversa dal luogo che dà tregua al dolore tramandato dai secoli, per diventare invece il capolinea di un bilancio sentimentale che termina con il colpo di scena degno di un giallo.
Chi è o chi può essere Penelope? E cosa sono state le donne nella vita di Ercole? La madre, le sorelle, le zie, la governante, le compagne di lavoro, gli amorelli adolescenziali, le compagne di lunghe storie e le amanti sue e del mondo a lui intorno tutte alla continua ricerca a loro volta di parole e gesti; tutte motivo e sponda di una sfida tra ideali e realtà che Ercole ha affrontato con passione, alla ricerca di una perfezione impossibile.

Che cosa resta alla fine della camminata di Ercole? Le tracce del viaggio di un uomo tra le foci dell'Orinoco e le falde dell'Annapurna, la Silicon Valley, la notte senza stelle di Mumbay e la luce abbagliante sulle bellezze devastate della città del Golfo. Ma anche il profumo della pelle di una Penelope, l'alito di miele di un'altra, la voce suadente di una terza, il merletto ammiccante di una quarta, la parola confidente di un'altra ancora. E poi lo sguardo dell'unica che davvero si possa amare, perché non la si può vivere e consumare, irraggiungibile, irreale e intangibile come il personaggio di un film di Hitchcock.

Un libro da leggere, Penelope e le altre, come un breviario: un racconto avvincente scritto da un uomo per gli uomini. Ma anche scritto da un uomo per le donne, senza gli infingimenti del politically correct (che nelle relazioni di passione è mera finzione); ma anche senza acrimonia per le delusioni date e subìte. Un viaggio profondo nelle corde sensibili, felici e dolenti, del dare e avere tra sessi; nel trionfo e declino dei corpi; nel sacro e profano che sempre accompagna le umane vicende tra sogni, realtà e il giudizio del tempo che, come giovinezza, si fugge tuttavia.

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