Forti e fragilissime sentinelle sul mare

Venerdì 26 Febbraio 2021 di Alessandra LUPO

Finibus terrae oppure prima terra ferma? Quando capovolgiamo il punto di vista è possibile rintracciare quella storia antica del Salento come terra di approdo per pirati e invasori. Di quei tempi di scontri e battaglie abbiamo ancora sotto i nostri occhi tante testimonianze: sono le torri costiere disseminate lungo l'intero perimetro della penisola, a ricordarci che il nemico veniva dal mare e che la presa di Otranto da parte dell'esercito ottomano del 1480 non fu che l'inizio.
Gli attacchi dei pirati (barbari e corsari) si concentrarono soprattutto dal 1500 al 1571, cioè in quell'intervallo di tempo che va dall'espansionismo turco nel Mediterraneo dopo la caduta di Costantinopoli alla sconfitta degli Ottomani nella battaglia di Lepanto.

 


Le torri costiere si abbarbicano infatti lungo l'intero perimetro della penisola e come denti di pescecane si affacciano sul mare per scrutare i pericoli e difendere la terra dalle incursioni. Eretto su ordine del viceré Don Pietro di Toledo, intorno agli anni '30 del 1500, il sistema fortificato di difesa e avvistamento si snoda in una lunga serpentina che va da Otranto a Leuca, sino ai litorali più bassi e sabbiosi del neretino e ugentini, dagli Alimini a San Cataldo. Furono proprio queste architetture - solide ed essenziali, oggi erose da vento e salsedine - a porre un freno alle scorribande pressoché continue sulla costa, attraverso una complessa rete di difesa e allarme, che riusciva a trasmettersi sino alle fortificazioni dell'entroterra.
Sulle torri costiere salentine esiste ovviamente una ricca letteratura storica, anche attraverso le mappe d'epoca. Ma a svecchiare la fruizione di questo impareggiabile patrimonio ci ha pensato un giovane di Castro, Francesco Pio Fersini. Studi all'estero e passione per il territorio ereditata dal nonno, Vittorio Fersini, storica guida speleologica alla grotta Zinzulusa. Il 24enne, una volta tornato nel Salento, ha avuto l'idea: creare un sito internet monotematico sulle torri (torricostieredelsalento.com), che fornisce informazioni, contenuti multimediali e curiosità sull'argomento.
Francesco, da dove nasce l'idea delle torri?
«Durante le mie esplorazioni del territorio mi sono reso conto che, nella maggior parte dei paesaggi scenografici della costa sono presenti le torri costiere, più o meno diroccate. Su tutta la costa si ergono come sentinelle silenziose e spesso mi trovavo a meditare su quante storie avessero da raccontare. Il loro fascino antico e la drammaticità con cui si ergono solitarie a picco sul mare mi ha folgorato».
Quante sono le torri lungo la costa salentina?
«Sono 57, comprese quelle ormai scomparse. Quando ho iniziato ad approfondire l'argomento ho scoperto ad esempio che anche nella mia Castro Marina esiste un rudere, quello di Torre Diso, sconosciuto quasi a chiunque perché in proprietà privata e nascosto da folta vegetazione. Oltre ad aver sollecitato chi di competenza ad agire per salvare ciò che ne rimane, ho capito che per valorizzare le torri occorre anzitutto conoscerle e farle conoscere».
Le torri hanno da sempre affascinato gli studiosi di paesaggio e gli storici. Sul suo sito cosa c'è di più?
«Le informazioni online sono spesso frammentarie, per questo ho voluto creare una piattaforma sempre aggiornata e onnicomprensiva che possa diventare il punto di riferimento. Ci tenevo per ciascuna torre a soffermarmi sull'aspetto storico, architettonico e paesaggistico, includendo anche contenuti multimediali e foto storiche che ci permettono di capire la loro trasformazione».
Qual è lo stato di questa rete protettiva oggi?
«In alcuni casi le torri sono state restaurate ed è interessantissimo vedere il cambiamento. In altri casi purtroppo si sono verificati dei crolli per via dell'abbandono e del disinteresse. Nelle foto d'epoca, per esempio, si vede com'era Torre Pali solo una manciata di anni fa. Sono molte le torri che necessitano di un intervento urgente, come Torre del Sasso, torre Fiumicelli, torre del Ricco, torre Marchiello, torre Porto di Novaglie e la stessa Torre Diso. Alcune rischiano di scomparire definitivamente. Anche se in ogni luogo tantissimi cittadini si sono mossi a tutela di questi monumenti: una parte fondamentale del patrimonio architettonico e culturale che abbiamo ereditato ed è compito di ognuno di noi tutelarlo affinché si possa conservare per le generazioni future».
Crede che dalla sua operazione possa nascere una maggiore consapevolezza?
«I beni culturali come lo sono le torri costiere, creano coesione sociale perché tengono viva la memoria collettiva della nostra comunità, unita da un comune passato pieno di difficoltà, ma che guarda al futuro con speranza. L'auspicio è quello di generare un rinnovato interesse affinché si possano salvare le strutture a rischio e salvaguardare tutte le torri. Il mio sito nasce proprio da questa idea a scopo puramente culturale, di rendere fruibili determinate nozioni che altrimenti sarebbero difficili da consultare se non grazie ad alcuni libri. L'obiettivo è quello di dare dignità alle torri costiere e di diffondere nei visitatori, locali e non, la consapevolezza di questa eredità sommersa, quasi dimenticata. È una sfida contro l'indifferenza, il disinteresse e l'abbandono. Con le opportune attenzioni, le torri costiere potranno essere salvate dall'azione distruttiva del tempo, per continuare a raccontare la storia di un territorio che hanno visto trasformarsi e, chi lo sa, magari tornare in una forma nuova a vigilare sul suo sviluppo».
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Ultimo aggiornamento: 22:58 © RIPRODUZIONE RISERVATA