Addio a "La simpatichina", cantrice simbolo della musica popolare salentina

Sabato 24 Agosto 2019 di Alessandra LUPO
I canti alla stisa che risuonavano nelle campagne e poi il folk cittadino conosciuto dopo il trasferimento da Melendugno a Lecce avevano modellato la sua espressività in modo del tutto inedito. La sua voce inizialmente difficile da ingabbiare in ritmiche prestabilite e in grado di sfuggire anche ai microfoni per la sua portata, si era raffinata e impreziosita diventando una vera e propria perla.
Si è spenta a 92 anni Niceta Petrachi, soprannominata La Simpatichina, una delle figure più autentiche e significative dell'universo orale della tradizione popolare salentina. Originaria di Melendugno, Niceta Petrachi è morta a Calimera dov'era ricoverata e ieri è stata ricordata anche durante il concertone della Notte della Taranta, a Melpignano.
In tanti sulla rete le hanno voluto dedicare un ultimo pensiero. Dopo avere trascorso tutta la sua giovinezza in campagna, la Simpatichina si era trasferita a Lecce all'inizio degli anni Settanta, dove divenne amica della scrittrice e docente universitaria Rina Durante, anche lei di Melendugno, che la introdusse nel suo ambiente intellettuale, di cui facevamo parte anche il poeta leccese Vittorio Pagano e la cantautrice e ricercatrice Giovanna Marini.
I suoi canti vennero raccolti ne La Malachianta, una sorta di lavoro antologico pubblicata nel 2003 da Kurumuny, ma più in là con la memoria scavò il lavoro di Brizio Montinaro e Luigi Chiriatti del 77.
«Il mio rapporto con lei risale ad allora - spiega Chiriatti, oggi alla guida del festival itinerante de la Notte della taranta -, quando eseguimmo le registrazioni pubblicate dall'Albatros, in cui c'erano La cerva e Pizzicarella.
Si tratta di una delle voci più significative tra quelle femminili, capace di interpicarsi sempre più in alto senza mai perdere il filo della nota. La Teta - prosegue Chiriatti - rappresentò il punto d'incontro tra musica rurale, con i suoi modi di emissione tipici, e la musica tradizionale cittadina. Di qui un repertorio ricco, fatto di ballate e racconti, da La malachianta a Carceri ca me teniti carceratu».
Nel 2009 anche il documentarista Piero Cannizzaro la intervistò e riprese nel documentario Ritorno a Kurumuny(a cui è tratto il fotogramma della foto). Un ricordo particolarmente sentito arriva anche da Vincenzo Santoro, scrittore e profondo conoscitore della cultura popolare salentina, nonché ideatore dell'archivio sonoro della Puglia.
«Dicono che Niceta Petrachi detta la Simpatichina, uno dei più rigogliosi alberi di canto del Salento, abbia lasciato questa terra. Una grave perdita, in un giorno per varie ragioni emblematico». «Del suo sterminato repertorio - prosegue Santoro - , che in parte è stato per fortuna immortalato nel corso delle compagne di ricerca degli anni settanta, il pezzo più famoso è sicuramente Pizzicarella, un canto registrato nel 1977 e poi pubblicato nei celeberrimi dischi Albatros, diventato un vero inno del movimento musicale salentino (e considerato una canzone nonostante sia il frutto di una vera e propria improvvisazione estemporanea)». Ma Santoro ricorda la versione di Cecilia, un altro brano di tradizione, «dove la forza incredibile e assoluta della sua indimenticabile voce si esprime al meglio».
Ultimo aggiornamento: 26 Agosto, 17:49 © RIPRODUZIONE RISERVATA