Addio al maestro che fu Dioniso e Nettuno

Addio al maestro che fu Dioniso e Nettuno
Alzo il calice e brindo, se pur con amarezza, al mio Maestro perché così avrebbe voluto e così mi preme salutarlo, come tante volte a notte fonda dopo illuminanti chiacchierate.
Quando poco più che diciottenne varcai la soglia della stanza 16 bis credo fu amore a prima vista, io giovane alternativo immaturo e curioso, lui un vero professore, un maestro ma anche Dioniso e Nettuno figure mitiche e divine che ben lo hanno accompagnato nel corso della sua intensa vita.
Dal 1997 ai primi anni del nuovo millennio, insieme a numerosi studenti e altrettanti illustri ricercatori, siamo stati inseparabili, uno stimolo continuo alla ricerca e allo studio mai fine a se stesso ma sempre legato a delle intuizioni, alla voglia di scoprire e capire i fenomeni fossero essi religiosi, laici o politici. Non nascondo l’iniziale difficoltà ad assimilare termini e pratiche sconosciute e spesso ostiche nel linguaggio e nell’applicazione, ma la forza vulcanica di Fumarola era in grado di rendere tutto più semplice e così in un solo giorno ci si poteva ritrovare in una chiesa sperduta in campagna, dove un ipotetico mistico e i suoi adepti ci rendevano partecipi delle apparizioni Mariane, alla discoteca più trasgressiva del momento dove le apparizioni erano tutt’altro che religiose. Queste avventure a volte suscitavano ilarità in chi non conosceva la sociologia di Piero ma quella era ricerca/azione, era la scuola di Fumarola e di Georges Lapassade, una scuola fatta di numerosi testi, di tante ipotesi ma soprattutto delle sue e delle loro intuizioni che, senza possibilità di smentita, hanno precorso i tempi su una grande quantità di fenomeni che oggi possono essere definiti mainstream. Basta pensare alla serietà con cui ha affrontato il tema del tarantismo e di come si sia battuto per la sua contaminazione con le musiche mediterranee e con i ritmi contemporanei, alle serate di TeknoPizzica portate, con pochi coraggiosi musicisti, all’interno dell’Università, e prima ancora al TarantaMuffin di cui ancora oggi l’amico componente dei Sud Sound System Nando Popu elogia l’intuizione. Ma anche agli interventi in Kosovo durante la guerra del 1999 o al supporto spassionato dato al rave party Pacemaker organizzato nella sua Arnesano.
Per il Professore Fumarola la sociologia non si doveva limitare a studiare i fenomeni ma poteva e doveva incunearsi per modificarli, perché non c’è nulla di più noioso di un monolite fermo immobile, atto più a una ricerca museale che a una ricerca azione che potesse adattarne le forme alla contemporaneità. Ed è grazie a questa grande energia che in pochi anni, prima da studenti e poi da professionisti, ci siamo ritrovati in tanti a vagare nelle musiche, nell’editoria, nella multiculturalità, nella politica, con l’occhio attento di chi come lui ha vissuto da uomo libero.
Una libertà che hai saputo insegnare bene e della quale ti sono grato, mio caro Maestro, come quella che si prova mentre si issa il Jolly Roger in barca, spinti dal vento in tempesta intonando canzoni anarchiche. Ed è così che ti voglio ricordare, libero nel vento mentre trasmetti, con la semplicità dei colti, i tuoi infiniti saperi.

(Foto: Spartak Lecce)
 
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Sabato 13 Gennaio 2018 - Ultimo aggiornamento: 14:23