Omicron, i positivi invisibili che fanno autodiagnosi e non certificano la positività. L'ultima piaga

Secondo l'Iss «c'è stato un forte aumento della quota di persone che hanno avuto un'infezione non notificata ai sistemi di sorveglianza per motivi legati a fenomeni di sottodiagnosi o "autodiagnosi"»

L'ultima piaga del Covid: i positivi "invisibili" che fanno autodiagnosi e non certificano la positività
L'ultima piaga del Covid: i positivi "invisibili" ​che fanno autodiagnosi e non certificano la positività
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Sabato 2 Luglio 2022, 11:16 - Ultimo aggiornamento: 3 Luglio, 16:25

I casi Covid continuano a crescere ma di pari passo vanno i casi non notificati e quelli «autodiagnosticati» con i tamponi fai da te. Perché con l'estate alle porte è in salita il numero di chi preferisce non certificare la propria positività e poi gestire in autonomia (mettendo però a rischio chiunque lo circondi) la propria infezione. A certificarlo è l'Iss nell'ultimo report: «In questa fase, caratterizzata dalla circolazione di varianti di Sars-CoV-2 altamente trasmissibili, c'è verosimilmente stato un forte aumento della quota di persone che hanno avuto un'infezione non notificata ai sistemi di sorveglianza per motivi legati a fenomeni di sottodiagnosi o "autodiagnosi". Questo potrebbe portare alla sottostima del tasso di incidenza, e quindi del rischio relativo, ed efficacia vaccinale».

Reinfezioni in aumento: +9,5% nell'ultima settimana

Continua intanto a crescere la quota di italiani contagiati da Sars-CoV-2 dopo avere già superato precedenti infezioni Covid. «Nell'ultima settimana la percentuale di reinfezioni sul totale dei casi segnalati risulta pari a 9,5%, in aumento rispetto alla settimana precedente (8,4%, dato con tempi di consolidamento maggiori rispetto ad altre informazioni)». È quanto emerge dal report esteso dell'Istituto superiore di sanità sull'andamento di Covid-19. Complessivamente, si legge, «dal 24 agosto 2021 al 28 giugno 2022 sono stati segnalati 587.347 casi di reinfezione, pari a 4,0% del totale dei casi notificati».

L'analisi del rischio di reinfezione a partire dal 6 dicembre 2021, data considerata di riferimento per l'inizio della diffusione della variante Omicron, evidenzia un aumento del rischio relativo aggiustato di reinfezione (valori significativamente maggiori di 1) «nei soggetti con prima diagnosi di Covid-19 notificata da oltre 210 giorni, rispetto a chi ha avuto la prima diagnosi fra i 90 e i 210 giorni precedenti», ricorda l' Iss. Inoltre, il rischio di reinfezione è superiore «nei soggetti non vaccinati o vaccinati con almeno una dose da oltre 120 giorni, rispetto ai vaccinati con almeno una dose entro i 120 giorni; nelle femmine rispetto ai maschi; nelle fasce di età più giovani (dai 12 ai 49 anni), rispetto alle persone con prima diagnosi in età compresa fra i 50-59 anni; negli operatori sanitari rispetto al resto della popolazione».

Per i No vax rischio 7 volte superiore di morte

Le persone non vaccinate contro il Covid-19, rispetto a quelle vaccinate, corrono un rischio fino a 7 volte maggiore di morte e fino a 4 volte più alto di ricovero in terapia intensiva. È quanto emerge dal report esteso dell'Istituto superiore di sanità sull'andamento di Covid-19 in Italia. «Il tasso di mortalità standardizzato per età, relativo alla popolazione di età maggiore o uguale a 12 anni, nel periodo 6 maggio-5 giugno 2022 - si legge - per i non vaccinati (13 decessi per 100.000 abitanti) risulta circa 4 volte più alto rispetto ai vaccinati con ciclo completo da 120 giorni o meno (3 decessi/100.000) e circa 7 più alto rispetto ai vaccinati con dose aggiuntiva/booster (2 decessi/100.000)».

Quanto ai ricoveri, «il tasso di ospedalizzazione standardizzato per età, relativo alla popolazione di età maggiore o uguale a 12 anni, nel periodo 13 maggio-12 giugno, per i non vaccinati (57 ricoveri per 100.000 abitanti) risulta all'incirca 2 volte più alto rispetto ai vaccinati con ciclo completo da 120 giorni o meno (23 ricoveri/100.000) e oltre 3 volte e mezzo più alto rispetto ai vaccinati con dose aggiuntiva/booster (15 ricoveri/100.000)». Nello stesso periodo, «il tasso di ricoveri in terapia intensiva standardizzato per età, relativo alla popolazione di età maggiore o uguale a 12 anni, per i non vaccinati (2 ricoveri in terapia intensiva per 100.000 abitanti) risulta circa 2 volte più alto rispetto ai vaccinati con ciclo completo da 120 giorni o meno (1 ricovero/100.000) e circa 4 volte più alto rispetto ai vaccinati con dose aggiuntiva/booster (1 ricovero/100.000)».

 

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