Caserta, 63 arresti oggi:
maxi riciclaggio da cento milioni di euro

Lunedì 11 Ottobre 2021 di Mary Liguori

Una legione di prelevatori che, ogni giorno, ritirava in anonimi uffici postali della provincia di Caserta somme complessive per 55mila euro. Ogni giorno per quattro anni fino a raggiungere una somma che sfiora i cento milioni di euro. Rientrava così nelle disponibilità del  clan dei Casalesi una parte del denaro provento delle frodi che avrebbero mosso denaro attraverso una novantina di società sull'asse Caserta-Napoli-Salerno. Una parte di loro, i “prelevatori”, è stata individuata nel corso dell'indagine della guardia di finanza che, coordinata dalla Procura di Napoli, stamani ha arrestato 63 persone in tutta Italia scoperchiando una truffa carosello che in quattro anni ha mosso introiti per oltre 80 milioni di euro. L'indagine è scattata in seguito a un accertamento di natura tecnica, una consulenza affidata a un funzionario della Banca d'Italia, che ha fatto emergere flussi
finanziari anomali.

Secondo la Dda di Napoli uno degli organizzatori della maxifrode era Giuseppe Guarino, ritenuto contiguo al clan dei Casalesi – fazione Zagaria – il quale, una volta acquisito il denaro, si occupava del mantenimento dei detenuti e delle loro famiglie. Un collante per l'organizzazione criminale che, a detta degli investigatori, è riuscita nei decenni a trasformarsi fino a infiltrarsi in settori strategici dell'economia, in particolare nel settore dei petroli e dei legnami oltre che nell'edilizia e negli appalti pubblici, settori questi ultimi di punta del clan dei Casalesi.

La Procura contesta agli indagati l'associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio a vantaggio del clan dei Casalesi: è il reato che viene contestato alle 63 persone, domiciliate tra le province di Napoli, Caserta e Salerno, ritenute coinvolte nel maxi riciclaggio di denaro, oltre 100 milioni di euro, compiuto attraverso sistematiche e ingenti frodi fiscali. I finanzieri del nucleo speciale di polizia valutaria, con i comandi provinciali della Guardia di Finanza di Napoli, Caserta e Salerno, hanno notificato 63 provvedimenti cautelari del gip di Napoli emessi su richiesta della Dda partenopea. Per 48 persone è stata disposta la custodia cautelare in carcere. 

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Il sistema si fondava sull’utilizzo di denaro frutto di frodi fiscali commesse sul territorio nazionale. I significativi flussi finanziari ricostruiti dai finanzieri hanno trovato la loro origine in fatture false emesse e utilizzate da ben 51 società di comodo, operanti in vari settori di attività (tra cui la commercializzazione di prodotti petroliferi, di imballaggi e di pezzi di ricambio per auto) sia italiane (con sedi nelle province di Napoli, Roma e Salerno) che di diritto ungherese. Le indagini hanno consentito di identificare 11 soggetti che gestivano le società, i conti correnti e coordinavano la rete degli “spicciatori” (52 soggetti di cui 37 destinatari delle misure degli arresti domiciliari e 15 dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria).

Le somme prelevate pari complessivamente a circa 80 milioni di euro nel periodo 2016-2020 (mediamente circa 55.000 euro al giorno) venivano retrocesse ad esponenti del clan dei Casalesi, al fine di provvedere al sostentamento di svariate famiglie di detenuti dello stesso clan.

Le operazioni di polizia giudiziaria sono state effettuate da circa 200 militari della Guardia di Finanza appartenenti al nucleo speciale polizia valutaria di Roma e ai comandi provinciali della Guardia di Finanza di Napoli, Caserta e Salerno.

Ultimo aggiornamento: 12 Ottobre, 08:56 © RIPRODUZIONE RISERVATA