«Zes, nel quadrilatero anche le aree del porto di Brindisi». Il futuro e lo sviluppo: parla il presidente di Svimez Giannola

Venerdì 4 Dicembre 2020 di Oronzo MARTUCCI

«Nessuna esclusione di Brindisi dal Quadrilatero delle Zes. Il Quadrilatero che abbiamo immaginato come occasione di sviluppo per le aree del Mezzogiorno in una dimensione euromediterranea è solo un contributo di studio che proponiamo al governo nazionale e agli altri decisori politici. In quel contributo si fa riferimento a Bari per quanto riguarda la Zes interregionale adriatica collegata all'Autorità di sistema portuale dell'Adriatico meridionale, così come si fa riferimento a Napoli per la Zes della Campania, nella quale ovviamente entra a pieno titolo Salerno»: il professore Adriano Giannola, presidente dell'associazione per lo sviluppo del Mezzogiorno (Svimez) interviene sull'argomento anche a seguito delle prese di posizione di alcuni parlamentari che hanno paventato l'esclusione del porto di Brindisi dal Quadrilatero disegnato nel Rapporto Svimez 2020, presentato la settimana scorsa con riferimento alle Zes di Bari, Napoli, Taranto e Gioia Tauro.


Professore Giannola, è comprensibile che i rappresentanti istituzionali si preoccupino di evitare esclusioni, da piani o programmi di sviluppo, del territorio che li ha espressi. Tra l'altro Brindisi ha già scontato in sede europea l'accorpamento a Taranto come area nella quale intervenire con il Just Transition Fund, come se fossero un tutt'uno.
«Il ruolo che i porti, le aree retroportuali e quelle funzionalmente collegate di ogni Zes avranno non dipendono da noi, ma dalla qualità dei servizi che sapranno offrire e dalla dotazione infrastrutturale di cui dispongono e che sapranno rafforzare. Il Quadrilatero delle Zes al quale facciamo riferimento comprende tutti i porti e tutte le aree perimetrate nelle Zes dell'Adriatico meridionale, della Campania, dello Jonio con riferimento al porto di Taranto e della Zes della Calabria con riferimento a Gioia Tauro».


Lei ha illustrato il Progetto di Quadrilatero già nel luglio scorso sulla Rivista economica del Mezzogiorno edita dal Mulino. In quella occasione ha evidenziato che le Zes stanno accumulando ritardi...
«Effettivamente a tre anni dalla istituzione siamo ancora ai preliminari, alla individuazione delle pre-condizioni essenziali di carattere normativo, operativo e finanziario. Ciò che è urgente risolvere, finisce nel dimenticatoio. Nel frattempo vi è stato un intervento normativo che ha permesso e impegnato i Comitati di indirizzo delle Zes a definire e istituire le Zone franche doganali per far crescere i vantaggi competitivi. Ma emerge chiaramente l'esigenza di un intervento organico se davvero si crede nelle Zes».


A cosa si riferisce?
«Il governo avrebbe fatto meglio a inizio legislatura a definire un provvedimento legislativo unico per regolamentare le Zes dal punto di vista delle dotazioni finanziarie, delle semplificazioni e di ogni altro aspetto collegato. Invece ogni volta si fa un passo con un provvedimento legislativo e poi ci si rende conto che ne manca un altro e bisogna aspettare. Chi vuole investire nelle Zes deve poter fare riferimento a una Autorizzazione unica da ottenere in tempi certi e attraverso l'impegno concreto e la disponibilità di tutte le amministrazioni interessate».


Le Zes avrebbero dovuto garantire un vantaggio competitivo ai porti del Mezzogiorno e alle aree produttive funzionalmente collegate. Poi il governo ha deciso di concedere sostanzialmente gli stessi vantaggi ai porti del Centro e del Nord istituendo le Zone logistiche semplificate. Ora in che cosa consistente il vantaggio?
«Nel governo e nella maggioranza sono presenti interessi diversi. C'è chi spinge per le Zes e chi ritiene che sia più importante lavorare per l'autonomia rafforzata. Si tratta di segnali contraddittori che hanno impedito la piena attuazione di uno strumento fondamentale. In Polonia, grazie alle Zes istituite nel 1994, il reddito pro capite ora è superiore a quello del Mezzogiorno d'Italia».


Si potrebbe pensare che lei consideri un fallimento le Zes o comunque che il loro ruolo come volano del Rinascimento industriale del Mezzogiorno sia ormai limitato.
«No. Non è così. La proposta di Quadrilatero è una straordinaria occasione per utilizzare al meglio il Recovery Fund. Non si entra molto nel merito da parte del governo su come utilizzare i fondi messi a disposizione dall'Unione europea per affrontare il post Covid. Ma è evidente che l'Europa ha fornito indicazioni chiare: promuovere l'energia pulita; sviluppare nuove tecnologie nei trasporti; accorciare la catena del valore; rafforzare la rete di banda larga; digitalizzare la pubblica amministrazione; rafforzare il sistema educativo adattandolo alle nuove esigenze. Si tratta di linee guida che vanno in direzione del Mezzogiorno che a sua volta deve assumere per conto dell'Europa un ruolo di primo piano nell'area del Mediterraneo. Per evitare che nel giro di pochi anni possano essere la Turchia e la Libia a diventare punto di riferimento anche politico nell'area».

Ultimo aggiornamento: 10:17 © RIPRODUZIONE RISERVATA