Wifi libero e messaggi “schermati” per sfuggire

Wifi libero e messaggi “schermati” per sfuggire
di Roberta GRASSI
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Sabato 29 Aprile 2017, 11:09 - Ultimo aggiornamento: 11:10
Denaro a disposizione. E tanti telefoni cellulari, per cambiare continuamente “device” ed evitare quanto più possibile di essere tracciabili.
Tre i cellulari sequestrati a Lutumba. Nel corso della sua permanenza da uomo libero in Italia, durata un paio di giorni, ne ha usati due.
Per i contatti e per i collegamenti la preferenza ricade sulle reti wi-fi libere, quelle che non impongono alcuna identificazione.
E poi le chat, frammentate. Whatsapp, telegram, viber, facebook. Frenetico il trasferimento delle conversazioni dall’una all’altra app. Il senso logico delle stesse è stato ricostruito a posteriori dagli investigatori della Digos che sono partiti con gli accertamenti il 24 dicembre e sono andati a ritroso. Non parlano al telefono i presunti “sodali” dell’Isis. Gli adepti al Califfato. Preferiscono utilizzare i dati, i “giga” anche con messaggi vocali e chiamate web. Più difficile intercettare il traffico, ma non impossibile.
I poliziotti hanno localizzato tutti gli spostamenti. Hanno “interrogato” i dispositivi hotspot degli alberghi in cui Lutumba e Amri hanno soggiornato. Difficile individuare gli interlocutori. Per sviare le indagini vengono memorizzati con lo stesso nome diversi numeri telefonici. Le conversazioni risultano interrotte, poi riprese cambiando programmi di messaggeria. E su telegram, il supporto prediletto dei terroristi, giungono anche gli aggiornamenti della Amaq News Agency, l’organo informativo delle principali operazioni dello Stato islamico. Per ricostruire il puzzle gli uomini della Digos di Brindisi hanno lavorato giorno e notte. Con l’apporto di interpreti.
Ma non è soltanto con indagini di tipo tecnico che gli inquirenti sono giunti ad asserire che fosse inequivocabile la partecipazione all’Isis.
Indizio certo dell’adesione al Califfato, secondo i pm Alessio Coccioli e Guglielmo Cataldi, sarebbero tra l’altro i comportamenti tenuti prima della partenza per l’Italia dei due integralisti e che sono tipici di chi si prepara al ‘martiriò. In particolare, Lutumba Nkanga avrebbe cercato una sposa di stretta osservanza islamica. Avrebbe estinto i propri debiti. Si sarebbe preoccupato di acquisire i crediti per il paradiso raccogliendo fondi per pagare l’affitto di una moschea mettendo in vendita dei ventilatori su ebay.
Gli accertamenti condotti in quel di Brindisi sono stati determinanti per ricostruire la composizione della cellula berlinese. Indispensabili anche alle autorità tedesche per concludere importanti azioni di repressione. La chiusura della moschea Fussilet 33, già in “stop” per via del contratto di locazione scaduto. L’arresto di una serie di presunti terroristi, appartenenti a un gruppo salafita di stanza nella capitale tedesca.
Dai contatti telefonici è stato tra l’altro possibile appurare che Lutumba, arrestato a Brindisi, teneva comunicazioni con Abi Emra, un componente di rilievo della compagine. Colui il quale “secondo fonti investigative tedesche - sostengono i pm - risultava essere in contatto con Anis Amri, l’attentatore del mercatino di Berlino”. Così come anche Soufiane Amri, compagno di viaggio del congolese finito in carcere.
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