Turismo, una filiera sconosciuta al Fisco: ecco le capitali dell'evasione

Lunedì 30 Settembre 2019 di Danilo SANTORO
Un sistema collaudato di evasione: dalla prenotazione del soggiorno, a chi accoglie gli ospiti, fino agli addetti della pulizia ed alla manutenzione ordinaria e straordinaria. Una filiera, sconosciuta al fisco, che si basa sulla vocazione turistica delle città, ma che produce una ricchezza limitata, perché ovviamente, anche la tassa di soggiorno, diviene un tributo optional.

Valle d'Itria ed Alto Salento, almeno dal punto di vista dell'immagine, non traggono di certo vantaggi a livello di promozione da chi, aggirando le norma, toglie quote di mercato, agli operatori turistici onesti e che pagano regolarmente le tasse.
Tutti elementi questi di un sistema distorto, si ritrovano nell'ultima indagine commissionata da Federalberghi, in collaborazione con Incipit Consulting, e che vedono la città di Ostuni al primo posto in provincia di Brindisi, ed al secondo in regione, come numero di alloggi per turisti abusivi.

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Niente tasse versate al fisco, prenotazione accettata sul Web, senza filtri sulle relative autorizzazioni per esercitare l'attività, denaro contante che circola, perché spesso la moneta elettronica non è giustificabile per soggiorni completamente sconosciuti. Per la Città Bianca secondo i dati forniti- sono 2127 gli alloggi completamente abusivi: numeri maggiori rispetto anche ad altre località top del turismo pugliese come Gallipoli, Porto Cesareo e Monopoli.

Solo Lecce precede, in Puglia, Ostuni, non di molto considerando anche il fatto che si tratti di un capoluogo di Provincia: 2192. «In Provincia di Brindisi, come in tutta la Regione, bisogna smettere di pensare che chi paga le tasse è uno stupido e chi è ladro è intelligente. Bisogna combattere l'evasione che fa concorrenza sleale nei confronti delle imprese oneste ma produce anche grave perdite per l'economia italiana». E' questo il commento dei vertici di Federalberghi Brindisi dopo i dati diffusi. In soli due anni, da agosto 2017 ad agosto 2019 spiega l'inchiesta portata avanti dall'associazione di categoria- il numero degli alloggi offerti è aumentato dell'88,28%, da 21.500 a 40.481.
Questo sommerso turistico ha immesso nel mercato più di 160.000 camere producendo il fatturato maggioritario (50/60%) dell'intera economia turistica della Puglia. Un triste primato per la città di Ostuni, penalizzata su questo fronte anche da un territorio vasto che lambisce più comuni, con molte aree dell'agro della Città Bianca impossibili da monitorare per la distanza dal centro urbano, ma in cui si annidano case vacanze, anche di lusso, spesso pubblicizzati sui portali del settore, ma che riescono ad eludere ogni sistema di pagamento dei tributi.

Affitti fittizi, b&b solo sulla carta, o casa vacanze, fantasma al fisco, che riescono ad evadere ogni tassazione, non solo alla Stato centrale, ma anche alle casse comunali, non pagando la tassa di soggiorno. Una situazione reiterata di abusivismo che produce tra gli effetti, quello di creare dati sugli arrivi e partenze completamente distorti dalla realtà. L'assenza di censimento di migliaia di soggiorni, rende una moltitudine di ospiti, fantasmi per le statistiche ufficiali per i trend turistici dei singoli comuni. La presenza del comune di Ostuni, ai primi posti di questa classifica, non positiva, non può far dormire sogni tranquilli, comunque, alle altre realtà limitrofe della Città Bianca, anche loro chiamate a fronteggiare un abusivismo dilagante di appartamenti e residenze, tra centro storico e campagne, divenute fonte di reddito per molti, senza però nessuna traccia al fisco della loro esistenza. Ultimo aggiornamento: 12:29 © RIPRODUZIONE RISERVATA