Turismo, un 2021 in affanno. Ma a Brindisi segnali di ripresa

Turismo, un 2021 in affanno. Ma a Brindisi segnali di ripresa
di Francesco TRINCHERA
4 Minuti di Lettura
Lunedì 21 Febbraio 2022, 05:00

Confesercenti, ed in particolare la sua “diramazione” di Assoturismo, lancia a livello nazionale l’allarme per il settore, anche se i dati del territorio della provincia di Brindisi lasciano intravedere numeri meno preoccupanti rispetto alla media del panorama nazionale. Da un lato, infatti, l’associazione di categoria fa sapere che nel 2021 «hanno cessato l’attività 4.116 imprese della ricettività e dei servizi turistici, il dato peggiore degli ultimi cinque anni». Accelerazione nelle chiusure, ha rilevato sempre Assoturismo, «che non è stata compensata da nuove aperture» perché «in dodici mesi sono nate solo 1.916 nuove imprese turistiche, per un saldo negativo di 2.200 imprese». L’analisi, è specificato, è stata condotta sulla «natalità e mortalità della ricettività (alberghi, ostelli, rifugi alpini, affittacamere e case vacanze non occasionali, campeggi) e dei servizi turistici (agenzie di viaggio, tour operator, servizi di biglietteria, guide e accompagnatori turistici)». Per l’associazione delle imprese «l’analisi fotografa l’impatto della crisi sul turismo, immediatamente riscontrabile nel netto peggioramento dei saldi tra aperture e chiusure di imprese nel biennio del Covid».

I numeri nazionali

Più nello specifico, il report di Assoturimo spiega che «tra 2020 e 2021 si è registrata una perdita di oltre 4mila attività (-2.200 nel 2021 e -1.814 nel 2020), oltre sei volte il biennio precedente». Secondo quanto dice sempre l’associazione, «in termini assoluti, l’emorragia più consistente è quella della ricettività: nel 2021 il saldo tra aperture e chiusure per alberghi e simili è negativo per 1.356 imprese». Nell’altra “branchia” del settore, ovvero quello dei servizi turistici, c’è un ulteriore peggioramento, in considerazione del fatto questo settore «nel 2021 segna un saldo di -844 imprese», specificando che «nel 2019, l’anno prima della crisi, il bilancio tra aperture e chiusure era stato di -366». Un crollo imputato «anche all’assenza totale di sostegni per questi comparti nell’anno appena concluso, dopo un primo – e unico – intervento nel 2020».

Cosa succede a Brindisi

Se però i numeri a livello nazionale sembrano essere preoccupanti, nel Brindisino i dati sono in chiaroscuro. Andando a confrontare i numeri della Camera di Commercio relativi all’anno da poco concluso, si legge che per il settore relativo ad alloggi e ristorazione si sono avute 96 iscrizioni e 120 cessazioni (con un saldo, quindi, di -24 imprese, ed un tasso di crescita di -0,81 per cento) su un totale di poco più di 3mila imprese registrate e quasi 2.700 imprese attive. Paradossalmente, sono invece in crescita le imprese del settore relativo a “noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese turistiche”, che hanno visto 66 nuove imprese registrate e 45 cessazioni: complessivamente, si parla di un saldo positivo di 21 unità (2,08 per cento l’aumento registrato) con 1.059 imprese registrate e 920 attive sul territorio.
Resta, comunque, l’ombra lunga di un panorama nazionale che risente pesantemente delle restrizioni imposte dal Covid-19: se da un lato il dato brindisino è sull’onda lunga di quello per il sud, che si dimostra “resiliente” con una perdita di sole 114 e 64 imprese nei due settori presi in esame, fa segnare numeri preoccupanti in Nord Est e Nord Ovest italiano ed a Roma e dintorni. Secondo Vittorio Messina, presidente nazionale di Assoturismo la crisi «non dà segni di rallentamento», con il peggioramento dei dati del 2021 anche rispetto a quelli non esaltanti del 2020. Per Messina anche il 2022 «non si è aperto sotto i migliori auspici» perché «la quarta ondata ha cancellato gennaio e febbraio, e la primavera è partita piano: l’80 per cento delle camere disponibili per marzo è ancora senza prenotazione». Peserebbero «il blocco degli eventi e dei viaggi di lavoro» ed una domanda estera «sotto le attese». Le richieste sono quelle di «sostegni più incisivi» e lavorare alle modalità per il riavvio, in linea con il resto d’Europa. Infine, Assoturismo chiede «un investimento straordinario nel marketing: dobbiamo promuovere meglio e di più all’estero la destinazione Italia, tra le più desiderate e, in questo momento, sicure del mondo».

© RIPRODUZIONE RISERVATA