Trafficanti di esseri umani: condanna a 9 anni per il capo della banda

Martedì 20 Aprile 2021 di Erasmo MARINAZZO

Accusato di essere stato a capo dell'organizzazione che gestì gli sbarchi di immigrati a bordo di barche a vela e di imbarcazioni da diporto, il brindisino Tommaso Ferrero, 29 anni, è stato condannato a nove anni e quattro mesi di reclusione. La sentenza di ieri pomeriggio del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lecce, Cinzia Vergine, gli ha inoltre inflitto una multa di 917mila euro. Pene accessorie, l'interdizione dagli uffici pubblici, l'interdizione legale e la sospensione dell'esercizio della potestà genitoriale. Infine il dispositivo della sentenza ha disposto la confisca della barca a vela Mult 96 e dell'imbarcazione Rudy lunga 7,5 metri, con entrobordo diesel, fuoribordo Evinrude e tender.

 

Il processo

 


È l'esito del processo di primo grado con il rito abbreviato (prevede lo sconto di un terzo della pena in caso di condanna) scelto da Ferrero con gli avvocati Gianvito Lillo e Giuseppe Bonsegna, nato dall'inchiesta condotta dal pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia, Carmen Ruggiero e dalla collega della Direzione nazionale antimafia, Eugenia Pontassuglia (12 anni la richiesta di condanna) con i finanzieri del Gico di Lecce e dello Scico di Roma, nonché con la polizia e la Guardia costiera ellenica e con il personale dell'Europol (European Migrant Smuggling Centre. Il blitz il 12 dicembre di due anni fa che colpì 7 persone e che contestò l'accusa da cui Ferrero si è difeso nel processo: associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Ferrero con il ruolo di capo e di coordinatore. Sette gli sbarchi contestati per poco meno di 100 migranti. Gli sbarchi definiti fantasma perché con numeri ridotti e più traversate invece dei barconi traboccanti di esseri umani. Santa Maria di Leuca, Marina di Andrano ed Otranto gli approdi fra l'estate del 2018 e del 2017. Con Tommaso Ferrero indicato in stretto contatto con Walid Kour Mohammad, il boss siriano del gruppo straniero con sede operativa ad Atene. Ferrero fu seguito e controllato negli spostamenti in Italia ed in Grecia. Nei trasferimenti delle barche, nell'acquisto delle stesse, nei contatti con i meccanici, con le aziende specializzate nei trasporti di barche, nei soggiorni in Grecia e nei rientri puntualmente a bordo dei traghetti. Al timone dei natanti con rotta verso il Salento, solo e sempre scafisti ingaggiati al momento. «Ferrero percepiva dal referente greco, per ogni natante messo a disposizione e, dunque, per ogni singolo trasporto di migranti, una somma di denaro (50mila euro e, comunque, non inferiore a 30mila euro) di gran lunga superiore al prezzo di acquisto del natante di volta in volta impiegato nelle traversate», specificava l'ordinanza di custodia cautelare.

 

Un viaggio pagato a peso d'oro

 


«I sodali percepivano compensi per l'attività svolta, ricevendo somme tra 1.000 e 5.000 euro a seconda delle mansioni in concreto svolte. Tutti i migranti pagavano alla frangia operante in Grecia una cospicua somma di denaro variabile (tra i 2.500 euro e 6.000 euro), a seconda della provenienza e/o del periodo di permanenza in Grecia». Come nella traversata del 2 novembre del 2018 conclusasi nel canale d'Otranto, erano in 13, a bordo di una barca, motorizzata con due fuoribordo da 250 cavalli comprati da Ferrero a Vasto, e varata a Torre San Gennaro. In quella del 7 dicembre, erano in 30, su una barca a vela comprata da Ferrero nella sua città ed approdata poi a Leuca. E in altre ancora.

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