Stop ai tamponi in ospedale: «Non abbiamo i reagenti»

Martedì 12 Maggio 2020 di Maurizio DISTANTE
Quattro nuovi contagi da coronavirus sono emersi a seguito dello screening disposto dall'amministrazione sanitaria brindisina tra gli operatori del reparto di Pneumologia dell'ospedale Antonio Perrino: si tratta di un medico, due infermieri e un operatore sociosanitario. Il virus torna ad affacciarsi in ospedale, colpendo lì dove già aveva colpito: Pneumologia aveva già fatto registrare dei casi di positività nelle scorse settimane e i nuovi episodi hanno riacceso il dibattito sulla sicurezza del presidio.

Proprio a proposito di tamponi, nella giornata di ieri, una nota della direzione sanitaria del Perrino annunciava la temporanea sospensione del monitoraggio dei dipendenti a causa della carenza di reagenti: i vertici aziendali, poi, hanno chiarito che il servizio proseguirà senza interruzioni ma con un passaggio di consegne per l'elaborazione dei risultati. Tra i più contrariati per la gestione pugliese dell'emergenza sanitaria c'è Raffaele Fitto, copresidente del gruppo europeo Ecr Fratelli d'Italia. «Mentre il presidente della Regione Michele Emiliano va in Tv ad annunciare un cambio di strategia sui tamponi, scopriamo che il direttore sanitario del Perrino (Antonino La Spada, ndr) comunica ai dipendenti del presidio che domani (oggi per chi legge, ndr) non si faranno perché sono finiti i reagenti. Tutto questo avviene nel giorno in cui quattro operatori di Pneumologia del Perrino vengono contagiati». Fitto, nella sua denuncia, passa da Brindisi a Lecce, dove la situazione sarebbe anche peggiore.

«La Regione chiude quella che era stata definita da Emiliano la più importante e innovativa struttura, che da sola avrebbe dovuto reggere il peso del covid nel Salento. Ricordiamo le diverse false inaugurazioni dei mesi scorsi, così come le decisioni, sulla cui legittimità faranno luce gli organi preposti, che hanno costretto l'Asl a trasferire gli ammalati del Dea al Vito Fazzi». Tornando a Brindisi, a proposito di Pneumologia, i Cobas sono tornati a chiedere maggiore sicurezza. «Alcuni lavoratori di Pneumologia afferma Roberto Aprile, portavoce dei Cobas - chiedono uno stop alle attività, perché stremati dai turni di lavoro che con il virus sono diventati estremamente pesanti. Gli operatori chiedono l'attivazione dei container della Terapia intensiva per allentare la pressione. I nuovi casi positivi confermano quanto sia stata infelice l'idea di rendere il Perrino presidio covid a causa della promiscuità tra attività covid e non-covid».

Aprile torna a chiedere un incontro col direttore generale dell'Asl, Giuseppe Pasqualone, e con l'amministratore unico di Sanitaservice, Flavio Maria Roseto. «Ogni paziente, in urgenza o no, deve trovare personale protetto come se si trattasse di un caso positivo: solo così è possibile evitare nuove infezioni. Tutti i pazienti possono essere positivi fino a prova contraria e il contatto con medici, infermieri e altre figure deve avvenire con protezioni individuali e misure di sicurezza organizzative come per i positivi». Quello offerto dall'Asl è un punto di vista molto diverso. «Con l'aumento dei tamponi sul personale dice Pasqualone - riusciamo a trovare un maggior numero di soggetti positivi, quasi sempre asintomatici. Il numero di pazienti è in calo e i reparti covid verranno progressivamente dismessi.

Dopo la chiusura come reparto covid di Medicina interna, il prossimo dovrebbe essere proprio Pneumologia. Resteranno attivi Malattie infettive e Rianimazione». Nel corso della giornata di ieri, poi, una vera e propria bufera si è sollevata attorno ai tamponi dopo la nota che annunciava la sospensione dello screening sugli operatori: anche in questo caso, l'Asl ha corretto il tiro, annunciando la prosecuzione del monitoraggio. «Il servizio di Igiene e sanità pubblica rassicura il dg continuerà a gestire l'attività di screening degli operatori sanitari. La programmazione di tamponi resterà invariata e la direzione medica del Perrino, su richiesta della direzione generale, trasferirà da domani le esigenze dell'ospedale al direttore del Sisp. I campioni saranno processati in altri laboratori, come per esempio il centro studi medici Mardighian».

Sul problema della carenza di reagenti è intervenuto il direttore dell'unità operativa di Patologia clinica, Angelo Santoro. «La scarsità dei reagenti è un problema mondiale: il commissario straordinario Domenico Arcuri ha annunciato una richiesta di offerta alle aziende nazionali e internazionali per acquistarli. Il problema dei ritardi nell'approvvigionamento può comportare una sensibile riduzione della capacità produttiva dei laboratori e l'allungamento dei tempi di refertazione, D'altra parte, con il potenziamento dell'attività di screening, le richieste sono aumentate e abbiamo cercato di elevare al massimo lo standard dei laboratori, con un numero di test che è arrivato a 243 campioni esaminati in un giorno. Dal primo al 9 maggio abbiamo effettuato 1676 test». © RIPRODUZIONE RISERVATA