Scontro in Confindustria: «Traditi i valori fondativi»

Sabato 5 Settembre 2020 di Oronzo MARTUCCI
È stato «il tradimento dei valori confederali» a costringere quattro importanti aziende del territorio, «dopo oltre trent'anni di adesione ad abbandonare l'antica casa di Confindustria Brindisi»: con una nota molto dura i rappresentanti della Prefabbricati Pugliesi di Oria (Massimo Ferrarese), della Soave (Mimmo Bianco, presidente anche del Consorzio dell'area di sviluppo industriale di Brindisi) e della Soavegel (Massimo Bianco) di Francavilla Fontana e della Pantaleo Spa di Fasano (Nicola Pantaleo) spiegano che la loro uscita «comporta non solo un depauperamento delle risorse economiche dell'associazione che ci auguriamo non abbia come conseguenza il licenziamento del personale della tecnostruttura, ma anche un totale impoverimento di rappresentatività delle maggiori aziende di proprietà del territorio». A fronte di questa situazione «Confindustria Brindisi subisce in silenzio, passivamente e con la più totale inerzia, ben sapendo che manca di rappresentatività nei confronti delle stesse e di quelle che a breve formalizzeranno anche la loro cancellazione».

La preannunciata comunicazione di altre cancellazioni riporta la situazione di conflitto a quattro mesi fa, all'inizio di maggio, quando il presidente Patrick Marcucci fu esautorato in tutta fretta dal collegio speciale dei probiviri, il quale avrebbe accertato a carico di Marcucci l'esistenza di «situazioni eccezionali che avrebbero resa non adeguata ogni diversa misura organizzativa a presidio di quanto prescritto dall'ordinamento istituzionale in tema di legittimo funzionamento degli organi».

La gravità delle parole utilizzate farebbero pensare a situazioni irrisolvibili in altro modo. Poi si è scoperto che Confindustria si è accorta del fatto che Marcucci non fosse a capo di una azienda rappresentativa e che addirittura la sua azienda non avesse dipendenti.
Una scoperta e una accusa però che i bene informati di Confindustria spiegano siano emerse proprio quando Marcucci ha cercato di mettere in sicurezza i conti dell'associazione, nel periodo di lockdown, presentando un piano per mettere in sicurezza i conti. Quel piano prevedeva la messa in cassa integrazione di alcuni dipendenti e la riduzione delle indennità corrisposte ai consulenti, a cominciare da quella dell'ex direttore di Confindustria Angelo Guarini. Prima della messa in atto del piano è arrivata la messa all'angolo di Marcucci. Il presidente fu sostituito da Gabriele Lippolis Menotti in veste di commissario, con l'incarico di svolgere le attività necessarie per riportare l'associazione a una condizione di normalità nel giro di sei mesi. Che l'abbandono sia collegato ai fatti di maggio è chiaro quando le 4 aziende fanno riferimento a «una territoriale che ha a cuore il mantenimento di posizioni di privilegio e che solo a questi fini negli ultimi mesi ha compiuto in totale solitudine scelte strategiche che hanno portato ad una totale paralisi degli organi decisionali e rappresentativi dell'associazione, peraltro nel più grave periodo di emergenza vissuta».

Le conclusioni: «Auspichiamo che Confindustria Nazionale possa e voglia intervenire per fare chiarezza e rimettere ordine in una situazione ormai insostenibile. Perché, solo allora sarà possibile ripensare e nuovamente valutare l'adesione ad un progetto comune di associazionismo finalizzato alla valorizzazione delle aziende del territorio». C'è però chi continua a rimanere in Confindustria, sottolineando la necessità di un rinnovamento profondo. È il caso di Nicola Melpignano, amministratore della New Wind di Ostuni, azienda leader impegnata in processi di innovazione e di internazionalizzazione per la produzione di materassi, cuscini e prodotti per il benessere della persona.

«Continuo a credere nel ruolo di Confindustria», spiega Melpignano. «Ma emerge la necessità di operare nel più breve tempo possibile una profonda trasformazione dell'associazione che in una fase nuova deve saper far emergere e rappresentare le esigenze di realtà imprenditoriali che si sono affermate in modo diffuso in molti Comuni della provincia, cogliendo le sfide che sono presenti nella nuova fase nella quale il ruolo dei grandi gruppi presenti nel capoluogo si sta affievolendo e che in ogni caso necessità di un nuovo protagonismo delle piccole e medie aziende radicate nel territorio».

Melpignano evidenzia «la necessità di affidare la guida della nuova fase a una figura che abbia già dimostrato per un lungo periodo, con risultati adeguati sul piano imprenditoriale , capacità di leadership. La sfida del cambiamento va colta, senza condizionamenti che non siano quelli legittimi di tutte le aziende associate e senza improvvisazioni e privilegi. Con queste premesse, penso che Confindustria possa guardare al futuro con rinnovato impegno». © RIPRODUZIONE RISERVATA