Per 28 ore su una barella del pronto soccorso. Dopo due giorni muore

Per 28 ore su una barella del pronto soccorso. Dopo due giorni muore
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Venerdì 8 Luglio 2022, 18:48

Per 28 ore su una barella del pronto soccorso. Dopo due giorni muore. La denuncia arriva dai familiari di V.C., un 82enne di San Vito dei Normanni. L’uomo, affetto da Alzheimer, era stato trasportato d’urgenza all’ospedale “Antonio Perrino” nelle prime ore del mattino dello scorso 28 giugno. L’orologio segnava le 4 circa, quando sua moglie ha notato che qualcosa non andava come avrebbe dovuto: molto agitato, aggressivo, confuso, incontinente, non riusciva a riposare. Non aveva altri problemi di sorta, a parte quelli ricollegabili alla demenza senile.

La chiamata al 118


La signora, sua coetanea, ha chiamato il 118 e il marito è stato trasportato al Pronto soccorso del nosocomio brindisino. Qui - sempre stando al racconto dei parenti - l’anziano sarebbe stato adagiato su di una barella con indosso un camice di quelli leggeri tipici da sala operatoria, per giunta con il condizionatore praticamente puntato addosso. Come noto, specie in questo periodo, è sconsigliato e anzi proibito agli accompagnatori di restare per troppo tempo al fianco dei pazienti. In fondo, cosa c’è di teoricamente più sicuro che affidare un proprio caro alle cure di un ospedale? E quindi, una volta cristallizzata la situazione, i congiunti se ne sono andati, non prima di aver lasciato al personale i loro recapiti telefonici e di aver chiesto quelli dell’ospedale ai quali fare riferimento. Diverse telefonate nell’arco dell’intera giornata, ma nessuna risposta. Finalmente alle 20 ha risposto qualcuno e ha comunicato che l’82enne era stato ricoverato nel reparto di Geriatria. Nuove telefonate, stavolta al reparto dove il ricovero però non sarebbe risultato. Così, nella stessa giornata i parenti sono tornati in ospedale e l’hanno trovato esattamente dove lo avevano lasciato: su di una barella, sotto il condizionatore, con indosso lo stesso camice. Non vi era stato alcun ricovero e dunque, dopo aver ricevuto le rassicurazioni del caso, dopo 28 ore in Pronto soccorso, se lo sono riportato a casa: era piuttosto sedato e caricarlo in auto non è stato semplice.


Dopo appena 24 ore, però, l’uomo ha accusato dei problemi respiratori e si sono resi necessari un’altra chiamata al 118 e un altro trasporto d’urgenza in ospedale. Era il pomeriggio dell’indomani, 29 giugno. In questa seconda occasione, dopo un rapido passaggio dal Pronto soccorso, l’uomo è stato presto controllato per poi essere ricoverato in Geriatria. E per l’ennesima volta i parenti si sono tranquillizzati, anche se un po’ delusi per la precedente gestione del caso clinico. Dopo qualche ora, ecco la doccia fredda: un medico del reparto ha comunicato che il paziente era grave e, anzi, di affrettarsi per salutarlo avendo egli ancora poche ore di vita a causa di un’embolia polmonare e di un’insufficienza renale acute. Non si sa come, non si sa perché ma è trascorso un solo giorno e l’82enne ha perso la vita. Ora i suoi familiari intendono fare chiarezza sull’accaduto.

La famiglia ha già interessato della questione l’avvocato Domenico Attanasi del Foro di Brindisi per valutare l’ipotesi di adire eventualmente le vie legali. Una decisione che sarà presa nel momento in cui sarà acquisita la documentazione clinica. Nessuno, tuttavia, riporterà indietro l’anziano, morto in seguito a problemi respiratori e renali che in precedenza non sapeva di avere, non gli erano mai stati diagnosticati. L’amarezza di una così inattesa perdita e il lutto dei suoi cari passeranno ora da altre valutazioni di carattere sia medico che legale. Quell’anziano, quella notte, era avviato alla morte dalla natura o da un destino cinico, baro e pure tragico, oppure si sarebbe in qualche modo potuto salvare?

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