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Rischio infiltrazioni a palazzo di città: tra richiesta di verifica prefettizia e contrattacchi di Rossi

La Prefettura di Brindisi
La Prefettura di Brindisi
di Francesco RIBEZZO PICCININ
6 Minuti di Lettura
Lunedì 19 Settembre 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 07:49

Una verifica prefettizia sull’operato del Comune di Brindisi nell’ambito delle autorizzazioni concesse negli anni passati per la festa dell’Ave Maris Stella, al quartiere Casale. A chiederla è il consigliere regionale Fabiano Amati, che fa riferimento a quanto emerso nei giorni scorsi dopo l’arresto di Gennaro Di Lauro e Cosimo Carrisi con l’accusa di tentata estorsione aggravata al fine di agevolare l’attività delle associazioni di tipo mafioso. I due, infatti, avevano minacciato e chiesto denaro al nuovo organizzatore della festa, che negli anni passati era stata gestita proprio da Di Lauro. Ed i cui proventi servivano - questa l’ipotesi dell’inchiesta penale - almeno in parte, per sostenere i detenuti e le loro famiglie.

L'incrocio tra parco Maniglio e festa del Casale

Era stato lo stesso Di Lauro, qualche ora prima di essere arrestato, a chiedere il permesso di utilizzare parco Maniglio, al rione Bozzano, per un incontro politico al quale aveva preso parte proprio Amati. Il quale tuttavia, dopo che il deputato e commissario per i congressi del Pd in Puglia, Francesco Boccia, aveva chiesto lumi sulla vicenda dicendosi preoccupato di possibili vicinanze, ha spiegato come ad occuparsi dell’organizzazione fossero stati il consigliere comunale Antonio Elefante e l’ex consigliere comunale Salvatore Brigante. Quest’ultimo, a sua volta, ha spiegato che delle questioni legate alle autorizzazioni si era occupato il solo Elefante. La verifica su atti ed organi, messa in atto dalla Prefettura, dovrebbe sostanzialmente valutare eventuali fenomeni di infiltrazione e condizionamento mafioso. L’ipotesi, ventilata nelle scorse ore anche dall’ex sindaco di Carovigno Massimo Lanzilotti, è infatti quella che la criminalità possa in qualche modo albergare nel Comune di Brindisi, non solo riguardo alla questione feste e mercatini ma anche nell’ambito del lavoro nelle società partecipate.

L'attacco al Comune di Brindisi

«A questo punto - esordisce Amati - dobbiamo ringraziare Francesco Boccia e i personaggi locali che l’hanno imbeccato, perché hanno di fatto denunciato vicende meritevoli di approfondimento. L’impeto polemico di Boccia, infatti, a caccia purtroppo di sensazionalismo a buon mercato, ha però fatto emergere un potenziale inguacchio al Comune di Brindisi, su cui l’amministrazione Rossi ha evidentemente omesso i più opportuni doveri di controllo. Quando si governa una città non si può con atti amministrativi consapevoli, anche se dirigenziali, avallare un sistema che ora pare fosse noto a tutti, senza prendere le dovute distanze. Certo, non mi pare ci siano responsabilità penali addebitabili a Rossi, ma quelle politiche sono immense, in una città come Brindisi sempre permeabile a infiltrazioni criminali». Il riferimento è non solo all’autorizzazione ottenuta da Di Lauro nel 2019 e negli anni precedenti ma anche alla convenzione con la polizia locale che prevedeva - come accade in tutti gli eventi organizzati da terzi - il pagamento da parte dell’associazione Colonne Romane (presieduta da Di Lauro) per i servizi resi dagli agenti. Pagamento che, come ha sottolineato Rossi nelle scorse ore, è obbligatorio in questi casi, insieme all’occupazione di suolo pubblico.

Il rischio infiltrazioni

«Io mi guardo sempre bene - sottolinea Amati - di evitare contatti con persone anche equivoche, nei limiti delle umane possibilità, e mi è capitato, com’è noto, di essere stato invitato a un evento politico senza ovviamente sapere chi e quando avesse predisposto gli atti burocratici per consentire lo svolgimento della manifestazione in uno spazio pubblico. La prossima volta, ovviamente, controllerò personalmente anche la proprietà delle sedie, una per una, così da stare tranquillo. Questa vicenda è ovviamente cosa molto diversa dall’adozione di atti amministrativi con cui si concedono autorizzazioni o abilitazioni, convenzionando con certi personaggi la pubblica amministrazione e con essa addirittura la polizia locale». Infine, il consigliare regionale Pd dice di confidare «nell’ottimo lavoro degli inquirenti, dell’ufficio del pubblico ministero e dei giudicanti» ma allo stesso tempo auspica «un intervento conoscitivo della Prefettura finalizzato a far emergere le eventuali incongruenze amministrative, che ben potrebbero essere importanti pur senza avere un rilievo penale».

Le contro accuse di Rossi

Ad Amati, ma anche a Lanzilotti, risponde a muso duro il sindaco Rossi. «Le loro - sostiene - sono allusioni assolutamente infondate e che non sono consentite nei miei confronti né nei confronti della mia amministrazione. Noi abbiamo fatto della legalità l’asse portante su cui fondare tutta l’azione amministrativa. In particolare, non è consentito rovesciare la realtà come fa Amati». Rossi, infatti, ricorda che il nuovo organizzatore del mercatino in occasione della festa dell’Ave Maris Stella ha denunciato un tentativo di estorsione rispetto al quale la Questura è prontamente intervenuta arrestando, per l’appunto, Di Lauro insieme a Cosimo Carrisi. «Alla stessa persona arrestata - sottolinea il sindaco - è stato chiesto, sulla base delle dichiarazioni del consigliere Elefante, di presentare la richiesta di autorizzazione per un evento politico nel parco di Bozzano da tenersi sabato scorso. Una iniziativa politica, alla quale ha partecipato Amati, che si è realizzata nel pomeriggio del giorno dell’arresto. E nessuno ha bloccato l’evento. Non so quali rapporti ci fossero tra le persone che hanno partecipato all’iniziativa, né se fossero consapevoli dell’accaduto, ma credo che almeno il consigliere Elefante avrebbe dovuto sapere quello che succedeva. E nonostante tutto nessuno ha sospeso l’iniziativa».

La differenza tra il caso di parco Maniglio e la festa del Casale

Mentre, ricorda il sindaco, «quanto segnala Amati è accaduto tre anni fa, ben prima dell’arresto. All’epoca, evidentemente, nessuno aveva il minimo sospetto su attività che solo le indagini successive hanno potuto portare a galla. Per questo dico che è grave confondere quello che è accaduto tre anni fa con quello che succede oggi». Infine, il sindaco ricorda che rispetto a quanto accaduto negli anni passati e negli ultimi giorni «è in corso un’inchiesta della Dda che farà, mi auguro, piena luce. Noi stiamo già collaborando, fornendo tutta la documentazione necessaria. E sono stato proprio io lunedì mattina, quando ho scoperto chi aveva fatto richiesta, a segnalare al questore ciò che era successo in merito a quella iniziativa».

La questione partecipate e la versione di Elefante

All’ex sindaco Lanzilotti, la cui amministrazione è stata sciolta per infiltrazioni della criminalità organizzata, Rossi ricorda che «la situazione di Carovigno è molto diversa da quella di Brindisi». In riferimento alle partecipate, il primo cittadino sottolinea come alla guida della Multiservizi sia rimasto Giovanni Palasciano, «selezionato dal commissario Santi Giuffrè. Una scelta basata sulla valutazione della persona ma anche per dare continuità a quello che si era voluto realizzare. Per non parlare del fatto che questa amministrazione, per prima, ha utilizzato le selezioni pubbliche per le assunzioni nella Bms ed ha varato le graduatorie in un altro settore complesso e difficile come quello degli alloggi popolari». Quindi, dice Rossi, «parlare di amici, incarichi, assunzioni, come fa Elefante, e non entrare nel merito, alludendo senza fare nomi, non è consentito ed è ai limiti della diffamazione. Questa è una strategia preordinata per confondere le acque e far pensare che ci sia qualcosa tra la mia storia personale e quelle di questi personaggi».

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