Revisione Aia per Enel. Ambientalisti in trincea: «Stretta sugli orari di emissione»

Cerano
Si entra nel vivo della revisione dell'Autorizzazione integrata ambientale per la centrale Enel Federico II di Cerano. Dopo l'apertura del procedimento, per volere del governo, ed il contenzioso tra società e ministero dell'Ambiente sull'obbligo di inserire tra i documenti un preciso cronoprogramma del phase out, ovvero dell'uscita dal carbone, arriva la fase che prevede la partecipazione dei cittadini. I quali, sia come singoli che in forma associata, hanno il diritto di presentare osservazioni nell'ambito del procedimento. Osservazioni che i decisori politici possono scegliere o meno di tenere in considerazione ma che restano, comunque, ufficialmente agli atti.
Ad aprire le danze sono stati i No al Carbone, che ormai da molti anni sono particolarmente attenti proprio all'attività della centrale Federico II. E così, il gruppo ha presentato, lo scorso 12 aprile, le osservazioni alla procedura di riesame dell'Aia, elaborate in collaborazione con l'associazione Salute Pubblica.
Il documento, spiegano i No al Carbone, porta a conoscenza delle autorità coinvolte nella istruttoria gli studi di epidemiologia ambientale che hanno rilevato gli effetti sulla salute (malattie, decessi, monetizzazione della salute persa) della emissione della Centrale. Proprio basandosi su questi dati, gli ambientalisti chiedono che si tenga conto degli effetti sanitari attribuibili alle emissioni della centrale per ridurli quanto più possibile in base alle tecnologie disponibili. La considerazione degli effetti sanitari avversi - spiegano infatti i No al Carbone - non sembra considerata nelle Aia fino ad oggi rilasciate.
In particolare riguardo alle prescrizioni riguardanti i limiti di emissioni in termini di concentrazioni nei fumi, gli ambientalisti osservano che questi limiti dovrebbero controllare maggiormente le situazioni di inquinamento acuto, evitando picchi di emissione e concomitanze sfavorevoli (meteorologia, polveri sahariane, eccetera) e tutelando la popolazione anche dagli effetti a più breve termine. Una corretta valutazione degli impatti integrati ambientale e sanitaria deve stabilire il danno residuo che si potrebbe raggiungere imponendo emissioni orarie minime raggiungibili applicando le migliori tecnologie disponibili. Invece, con una singolarità di cui non si conoscono precedenti, le prescrizioni sono espresse in termini di medie mensili (approssimativamente 720 ore di funzionamento), con un richiamo a medie su due giorni. La media mensile deve essere rispettata integrando tutte e sole le misure di inquinanti emessi al camino effettuate quando le caldaie lavorano al di sopra di una soglia di potenza: le fasi di accensione e spegnimento, critiche per l'emissione di inquinanti, sono trattate a parte senza controllo della concentrazione nei fumi.
In questo modo, denunciano i No al Carbone, sarà possibile continuare ad emettere circa 10 milioni di metri cubi di fumi ogni ora, con concentrazioni superiori a quanto si potrebbe fare applicando le migliori tecnologie disponibili: 7 volte in più per So2, 1 volta e mezzo in più per Nox, 2 volte in più per le polveri. I limiti annui, espressi in tonnellate per questi tre inquinanti, impediscono che tale potenziale inquinamento possa avvenire ininterrottamente per tutto l'anno, ma senza impedire che si possa verificare ogni ora.
Il rispetto dei limiti annui, sostengono, sarà possibile solo se la centrale resterà improduttiva (in tutto, o in alcuni gruppi su quattro) per un determinato lasso di tempo durante l'anno. Invece, questo quadro autorizzativo è più consono alle strategie commerciali e ai profitti privati piuttosto che a considerazioni di prevenzione primaria e di tutela della salute.
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Mercoledì 17 Aprile 2019 - Ultimo aggiornamento: 08:24