Boom di nuova imprenditoria: Brindisi è quinta in Italia

Lunedì 24 Gennaio 2022 di Francesco TRINCHERA
Economia in crescita nel Brindisino

Il tessuto imprenditoriale brindisino registra uno dei migliori saldi percentuali in Italia tra avviamento e cessazioni di imprese nel 2021. Lo dice il report di Movimprese, analisi statistica di Unioncamere ed Infocamere su dati del Registro delle imprese delle Camere di commercio, l’anagrafe ufficiale delle imprese italiane. Il Brindisino, in particolare, vede un tasso di crescita nell’ordine del 2.28 per cento complessivo, quinto dato nazionale dopo Sassari, Lecce, Napoli e Roma (e pari merito con il dato di Milano). Il dato, che preso singolarmente non è esaustivo dello stato di salute delle imprese del territorio, ha comunque numeri che parlano di un certo fermento. A fare da traino sono soprattutto le società di capitale, per le quali c’è un aumento nell’ordine del 4,79 per cento: nel registro ne risultano 9mila e 600 circa, con 606 iscrizioni e 166 cessazioni la differenza è di 440. Scendono, invece, i valori relativi alle società di persone, anche se solo dello 0,25 percento: il totale segna 3.138 aziende nel registro, il saldo negativo è di 8 in virtù di 79 iscrizioni e 87 cessazioni. Sono invece in positivo le ditte individuali (in aumento dell’1,72 per cento): con 24 mila imprese nel registro, ci sono state 1.418 iscrizioni e 1.012 cessazioni per un incremento di 406. Segno più anche per altre forme di società, che salgono dell’1,20 per cento, ovvero di 20 unità: in questo caso, sono state registrate 49 iscrizioni e 29 cessazioni. Complessivamente, quindi, si parla di 38mila imprese circa registrate, con 2mila 152 iscrizioni e 1.294 cessazioni (il saldo, perciò, e di +858).

Il dato pugliese

Come detto, oltre ad essere il quinto valore in Italia, quello del Brindisino è anche il secondo in Puglia: dopo Lecce e Brindisi, infatti, ci sono nell’ordine Taranto, che cresce dell’1,97 per cento; Foggia (1,86 per cento) e Bari (1,71 per cento). La media regionale è nell’ordine del 2.06 percento. Complessivamente, gli organismi camerali mettono in evidenza che “il 2021 si è chiuso con un ritrovato slancio delle attività imprenditoriali”, con quasi 333mila nuove iscrizioni (il 14 per cento in più rispetto all’anno precedente). “Dopo la frenata imposta nel 2020 dal lockdown - continua l’analisi - e dalla fase acuta dell’emergenza Covid, il rimbalzo della natalità non ha però coinciso con un pieno recupero del dato pre-pandemia, mantenendo un gap di circa 20mila aperture in meno rispetto al 2019 e di circa 50mila in meno rispetto alla media del decennio ante-Covid”.

Il commento

Per Andrea Prete, presidente di Unioncamere, «i risultati dell’analisi mostrano che l’andamento delle iscrizioni è certamente correlato alle prospettive dell’economia ma anche determinato da andamenti settoriali diversificati e dalle politiche di aiuti pubblici». Prete, inoltre, ritiene incoraggiante «il significativo contributo dato dalle regioni del Mezzogiorno alla crescita del tessuto produttivo». Restando ai numeri nazionali, altro aspetto evidenziato è quello che «alla ripresa delle iscrizioni non ha fatto eco il ritorno a un fisiologico flusso di cancellazioni dai registri camerali», in quanto come nel resto del periodo pandemico «anche nel 2021 le sospensioni o le restrizioni all’esercizio di diverse tipologie di attività economiche determinano un effetto “surplace” nelle chiusure di aziende». In particolare, si evidenzia che «la perdurante tendenza alla contrazione del flusso delle cancellazioni suggerisce molta cautela nella valutazione degli scenari di medio termine dell’evoluzione della struttura imprenditoriale del Paese».

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