A Brindisi e provincia cresce il turismo a 5 stelle: ma il pil resta molto basso

A Brindisi e provincia cresce il turismo a 5 stelle: ma il pil resta molto basso
di Oronzo MARTUCCI
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Martedì 19 Ottobre 2021, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 20:28

La Puglia è la regione più bella del mondo, stando al riconoscimento che National Geographic ha tributato alla nostra regione nel 2020 e nel 2021, e all’interno della regione le aree turisticamente rilevanti del Nord Brindisino e del Sud Barese collegate alla Valle d’Itria (Locorotondo, Martina Franca e Cisternino) e le aree vicine sono quelle che dovrebbero garantire un prodotto interno lordo più alto grazie alla presenza di strutture turistiche di qualità. E invece il pil delle località turisticamente rilevanti continua a essere basso, a conferma del fatto che di solo turismo non si vive. Perché si tratta spesso di una economia in cui, come ha ben evidenziato in un intervento su “La Repubblica” il professore Michele Capriati, economista docente dell’Università di Bari, il turismo “ha una produttività che è un terzo più bassa di quella del manifatturiero e offre soprattutto lavoro precario, stagionale, di bassa qualità, con salari che sono la metà di quelli industriali”.

I dati paese per paese

Si potrebbe obiettare: se arrivano turisti poveri, è evidente che il pil del territorio che accoglie quei turisti resta basso. E invece il pil resta basso anche nelle località come Fasano, la quale ha la più alta percentuale di posti letto a 5 stelle della Puglia e nel 2019 ha fatto registrare nelle strutture lusso 150mila presenze (pernottamenti), su un totale di 670 presenze complessive in strutture alberghiere ed extra alberghiere (b&B, case vacanza, agriturismi) e un prodotto interno lordo pro capite dei cittadini residenti di appena 14.230 euro. Un pil medio pro capite più basso di quello di tanti comuni a vocazione agricola della provincia come Cellino San Marco (pil medio pro capite di 14.509 euro e appena 7.926 presenze turistiche), Latiano 14.467 euro di pil pro capite e 1126 presenze), Oria (14.498 euro di pil e 7.744 presenze), San Donaci (15.178 euro di pil), San Pancrazio Salentino (15.067 euro e 2.416 presenze) e San Pietro Vernotico (15.055 euro e 573 presenze). Per non parlare del capoluogo, il quale ha un numero molto limitato di presenze turistiche vere e proprie, legate al mare e alle attrazioni artistiche ed è meta di viaggiatori business, e tuttavia ha un prodotto interno lordo pro capite di 18.543 euro, il più alto della provincia, come conseguenza della consistente presenza di attività industriali e manifatturiere e di uffici pubblici.

Gli effetti indesiderati

Tali dati richiedono una valutazione complessiva sul peso del pil turismo sull’economia della Puglia e della provincia di Brindisi. Non per passare dal racconto di una storia di successi sui mercati nazionali e internazionali a quella di un fallimento e di un settore da abbandonare. Però essere la regione più bella del mondo e risultare contemporaneamente povera in quanto a produzione del reddito, non è una grande conquista. Il professore Capriati tra l’altro ha evidenziato che “una eccessiva pressione sul patrimonio paesaggistico, artistico e naturale della nostra regione ha due effetti: lo deteriora e fa aumentare i prezzi per ottenere il sempre più difficile accesso”. Per dire: a Fasano, Carovigno e Ostuni l’alto numero di turisti non fa aumentare il pil, ma fa crescere i prezzi delle abitazioni e dei beni di largo consumo. Oltre al costo del servizio di raccolta rifiuti, poiché i turisti producono rifiuti e molto spesso si tratta di turisti non registrati e che non pagano neppure la tassa di soggiorno.

Le previsioni disattese

Il basso pil di Fasano città turistica a 5 stelle non è una scoperta recente. Ma si sperava che quel tipo di turismo potesse far crescere il pil pro capite medio con il passare degli anni, e invece non ci sono stati grandi risultati negli ultimi 10 anni. Però se il pil pro capite medio non è cresciuto non può essere colpa dell’economia turistica, ma del sistema che non funziona. Infatti, il turistico pesava per il 3,4 per cento sull’economia della Puglia nel 2006 e nel 2019 è arrivato a incidere poco meno del 9 per cento. Senza il boom turistico, la Puglia avrebbe fatto registrare un crollo del pil medio pro capite e di quello della intera regione. Ecco perché porre eccessiva attenzione alle dinamiche dell’economia turistica, senza avere una immagine di sistema può fare della Puglia la regione più bella del mondo, ma anche a rischio povertà. É fondamentale costruire un sistema in cui il turismo si integri con le attività manifatturiere, la ricerca, l’innovazione, settori di nicchia come l’aerospazio, l’agroalimentare di qualità, la logistica integrata, la portualità. Un compito che spetta alla Regione e alle amministrazioni comunali le quali, in sintonia e in collaborazione con gli imprenditori privati, devono immaginare un nuovo modello di sviluppo che tenga conto del valore di ogni singolo settore e affronti le criticità collegate al boom di presenze turistiche. Quelle criticità che sono emerse chiaramente e prepotentemente nella stagione estiva appena passata.

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