Bianco e Ottavianello: i vini doc Ostuni compiono 50 anni

Bianco e Ottavianello: i vini doc Ostuni compiono 50 anni
di Oronzo MARTUCCI
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Sabato 8 Gennaio 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 15:26

Cinquant’anni fa, il 13 gennaio 1972, Ostuni ottenne con un Decreto del presidente della Repubblica il riconoscimento di denominazione di origine controllata (doc), tra i primi in Puglia, per due tipologie di vini: Ostuni bianco; Ostuni Ottavianello o Ottavianello di Ostuni. Quel riconoscimento arrivò sulla scorta di un intenso e appassionato lavoro svolto dalla Cantina sociale, una cooperativa nata alla fine degli anni Cinquanta su iniziativa dell’agronomo Pietro De Laurentis, che ne fu il primo presidente, di Gino Andriola, anche lui agronomo e dirigente scolastico, e di altri pionieri impegnati nella valorizzazione del territorio. Il riconoscimento doc arrivò quando De Laurentis era già deceduto, ma il suo progetto aveva coinvolto centinaia di agricoltori a Ostuni e in altri comuni della provincia di Brindisi, tant’è che nel 1967 dalla Cantina sociale il progetto cooperativo si allargò sino a comprendere anche un frantoio oleario.
Il vino Doc “Ostuni bianco” deve essere prodotto dalle uve provenienti dai vigneti composti dai vitigni nella seguente percentuale: Impigno dal 50 all’85%, Francavilla dal 15 al 50%. Possono concorrere alla produzione del vino Ostuni Bianco le uve provenienti dai vitigni Bianco di Alessano e Verdeca fino ad un massimo complessivo del 10%. Il vino a Doc “Ostuni Ottavianello o Ottavianello di Ostuni” deve essere ottenuto dalle uve provenienti dai vigneti composti dal vitigno: Ottavianello minimo 85%, con l’aggiunta di uve provenienti dai vitigni: Negro amaro, Malvasia nera, Notar Domenico e Sussumariello fino ad un massimo del 15%. Le uve per i due doc devono essere prodotte nella zona che comprende tutto il territorio comunale di Ostuni, Carovigno, San Vito dei Normanni, San Michele Salentino e in parte del territorio dei comuni di Latiano, Ceglie e Brindisi.

Gli anni Settanta portarono il riconoscimento, ma di pari passo cominciarono le difficoltà nella valorizzazione della produzione vinicola. Tant’è che molti produttori della zona furono invogliati già dalla fine degli anni Settanta a praticare l’espianto di vigneti e a convertirsi alla produzione olivicola per ottenere i contributi della Commissione europea.

La storia

Ala fine del secolo scorso la Cantina sociale Coopir intitolata a Pietro De Laurentis smise la produzione vinicola e mantenne solo quella olearia, che continua tuttora. Di pari passo i vini a denominazione di origine controllata Ostuni Bianco e Ostuni Ottavianello scomparvero dalla circolazione anche per quanto riguarda le cantine dei privati. La produzione è ripresa da una decina di anni grazie all’impegno di piccolo produttori locali. Attualmente sono 5: Azienda agricola Greco; Agricola Vallone; Tenute Rubino; Azienda agricola Villa Agreste, Vallegna società agricola.
Vincenzo Iaia, titolare dell’Azienda agricola Villa Agreste, ricorda “l’impegno con il quale alcuni giovani produttori stanno lavorando per ridare lustro e forza alla produzione dei vini doc Ostuni e alla valorizzazione di vitigni autoctoni che rischiavano di sparire”. Il progetto di Villa Agreste nasce nel 2013, proprio con l’obiettivo di puntare sui vitigni autoctoni dell’areale di Ostuni che nel corso degli anni erano stati abbandonati. “Siamo ancora pochi a condividere questa scelta, ma l’importante è che i vitigni rinascano. Grazie ad aziende gestite da giovani che sono pronti a dare il massimo per la valorizzazione del territorio”.
Il recupero dei vitigni autoctoni è anche una straordinaria occasione per rendere omaggio a Pietro De Laurentis, il cui impegno negli anni Sessanta fu rivolto sia al settore vinicolo che al turismo, attraverso la realizzazione del campeggio del Pilone. E infatti il rilancio della denominazione dei vini doc di Ostuni oggi può procedere di pari passo con la valorizzazione turistica del territorio. Far crescere il valore dei vini doc e della destinazione turistica Ostuni è una straordinaria occasione da non perdere.

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