Prestiti usurari al candidato: 16 persone condannate a 90 anni di carcere

Prestiti usurari al candidato: 16 persone condannate a 90 anni di carcere
di Roberta GRASSI
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Venerdì 23 Luglio 2021, 20:32 - Ultimo aggiornamento: 22:48

L’inchiesta nacque dalla denuncia per usura di un ex consigliere regionale, Danilo Crastolla, che raccontò di essere finito nella morsa degli strozzini dopo due campagne elettorali fallite, nel 2005 e 2010. Era candidato per Forza Italia. Il processo è durato a lungo, gli arresti risalgono al 2014. Ieri in primo grado sono state emesse 16 condanne, per un complessivo di 90 anni di carcere. Il pm della Dda di Lecce, Alberto Santacatterina, aveva chiesto nel 2019 l’assoluzione di tutti. Di tutt’altro avviso il collegio giudicante, presieduto dal giudice Simone Orazio. Tra gli imputati anche nomi eccellenti, come quello del boss Scu, Francesco Campana. 

Il verdetto


Ecco il verdetto di primo grado. Roberto Antoniolli, 4 anni, 6 mesi e 8.100 euro di multa; Rossella Antoniolli, 2 anni, 8 mesi e 2.667 euro di multa; Angelo Bellanova, 4 anni, 4 mesi e 8.400 euro di multa; Sandro Bruno, 5 anni, 8 mesi, 15 giorni e 11.117 euro di multa; Francesco Campana, 8 anni e 4mila euro di multa; Luigi Oreste Secondo Devicienti, 5 anni, 10 mesi, 15 giorni e 11.317 euro di multa; Domenico Fioravante, 4 anni e 8mila euro di multa; Francesco Lavino, 4 anni, 1 mese e 8.100 euro di multa; Antonio Maizza, 2 anni, 8 mesi e 6.667 euro di multa; Antonio Occhineri, 6 anni, 4 mesi, 15 giorni e 11.417 euro di multa; Carmine Palermo, 4 anni, 1 mese, 15 giorni e 8.150 di multa; Pierpaolo Palermo, 6 anni, 8 mesi, 15 giorni e 12.317 euro di multa; Francesco Luigi Poci, 10 anni, 3 mesi e 16.567 euro di multa; Vincenzo Primiceri, 6 anni, 5 mesi e 6mila euro di multa; Pietro Soleti, 8 anni e 4mila euro di multa; Teodoro Tagliente, 6 anni, 1 mese e 11.567 euro di multa. Quattordici imputati sono stati interdetti dai pubblici uffici per sei anni.

L’accusa era inizialmente sostenuta dal pm della Dda di Lecce Alessio Coccioli, che aveva coordinato l’inchiesta che portò nel settembre 2014 all’esecuzione di 16 ordinanze di custodia cautelare (13 in carcere e 3 ai domiciliari) eseguite dalla Dia. 

I fatti


Questa la ricostruzione degli inquirenti: eletto tra i banchi del Consiglio regionale nel 2000, Crastolla, ricandidatosi per due volte e con scarsi risultati alle successive consultazioni regionali (2005 e 2010), avrebbe speso, per la sue sfortunate campagne elettorali, circa 430mila euro. Non essendo nelle condizioni di onorare i prestiti concessigli da banche e finanziarie, il professionista mesagnese a quel punto si sarebbe rivolto a Francesco Poci, definito dagli inquirenti il “fil rouge” dell’indagine: incaricato di curare la contabilità dei pagamenti e presente in ogni operazione, come intermediatore tra la vittima ed i finanziatori. La polizia giudiziaria verificò inoltre che l’ex consigliere regionale mesagnese tra il 2009 e il 2010 aveva staccato 38 assegni, per importi da un minimo di mille euro ad un massimo di 7mila euro. 
Crastolla è stato assistito dall’avvocato Felice Grassi. Gli è stato riconosciuto un risarcimento del danno da computare in separata sede. Il Tribunale ha anche disposto la confisca di denaro, beni e altra utilità nella disponibilità di Devicienti, Lavino, Occhineri, Palermo, Primiceri e Tagliente e la confisca di beni e conti correnti per Bruno.

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